Matteo Diciannove Quattordici - Teatro Cometa Off (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 25 Dicembre 2013 

La scrittura drammaturgica affilata e sensibile di Giovanni Franci disegna il ritratto esistenziale intimo e atrocemente sofferto di un'infanzia ingannata e vilipesa, sfruttata e oltraggiata da adulti senza scrupoli, abilissimi nel servirsi dell'arma insinuante della calunnia e della manipolazione. Il candore dell'innocenza, funestato da questo volgare assedio e annientato dal destino, sarà comunque tenacemente preservato nell'universo lenitivo del ricordo che non abbandonerà mai i protagonisti, nonostante tutto. La regia puntuale e rigorosa di Marianna Galloni, costantemente in bilico tra l'asfittica realtà di sopruso delle vicende narrate e la morbidezza di una dimensione onirica in cui cercare rifugio, accarezza le emozionanti interpretazioni di Gabriele Granito e Gianmarco Bellumori, totalmente pervasi dallo spirito inquieto e romantico dei rispettivi personaggi.

  

 

MATTEO DICIANNOVE QUATTORDICI
Lasciate che i bambini vengano a me
di Giovanni Franci
con Gabriele Granito e Gianmarco Bellumori
regia Marianna Galloni

 

 

Rifuggendo dall'intento di scagliare uno sferzante j'accuse contro le gerarchie ecclesiastiche che, come amaramente ed ampiamente testimoniato dalla cronaca, si sono macchiate dell'orrendo reato di pedofilia sfruttando tutta la propria soverchiante influenza sulle giovani anime loro inconsapevolmente affidate, il giovane ed icastico drammaturgo romano Giovanni Franci (premiato l'anno scorso da Franca Valeri e Giorgio Ferrara con il Premio Siae come miglior autore emergente al 55esimo Festival dei Due Mondi Di Spoleto) si prefigge piuttosto di affondare il proprio sguardo, disincantato ma al contempo non scevro da sincero turbamento, tra le pieghe di un semplice racconto di vita. Narrare una storia dunque, rivolgendo un commosso omaggio a quella purezza che, pur sommersa dal fango della più abietta corruzione, resiste pervicacemente tra le macerie emotive, non assimilando l'alfabeto d'orrore nè la grammatica della paura con cui si vorrebbe sopraffarla.


Sono ormai trascorsi degli anni dagli avvenimenti che costituiranno il nucleo di questo atto unico: Luca (Gianmarco Bellumori) è ormai divenuto un uomo e, nella più comune e quotidiana normalità, attende che la sua fidanzata finisca di agghindarsi per partecipare ad una festa tra amici; del tutto inaspettatamente ecco però sopraggiungere l'imponente onda della memoria, la reminescenza di un amore "diverso" e potentissimo finora relegato in un cantone segreto del proprio spirito. Entrando in sala lo vediamo lacerato dalla commozione accarezzare e baciare l'aria dinanzi a lui, quasi che il vuoto nascondesse l'evanescente oggetto del suo sentimento. Il suo prorompere in un urlo dirompente, allorchè la ragazza cercherà di ricondurlo alla realtà incapace di comprendere il suo apparente stato di trance, scatenerà un repentino flashback innescando così l'intreccio drammaturgico.


Il focus si sposta allora immediatamente sul reale protagonista, Matteo (Gabriele Granito), figlio non voluto e ben presto ripudiato da una madre insensibile, affidato dapprima a una zia bigotta che lo alleva all'insegna di un'educazione cattolica retriva e soffocante ed infine definitivamente abbandonato tra le invalicabili mura di un collegio. Qui il suo destino viene segnato dall'incontro con Padre Vincenzo, un sacerdote che millantando finalità educative ed uno sconfinato affetto nei confronti del ragazzo, fa astutamente perno sulle sue più viscerali mancanze (la gioia dell'affettuosa carezza di un genitore, l'ebbrezza di possedere qualcosa di esclusivamente proprio, il custodire gelosamente un segreto dall'indiscreta curiosità altrui), per conquistare la sua fiducia incondizionata ed abusare della sua candida ingenuità. Tutto procederà secondo l'infame disegno del depravato "pastore di anime", fintanto che il sopraggiungere della pubertà in Matteo e l'arrivo nell'istituto scolastico di un nuovo allievo di qualche anno più grande, Luca, non spariglieranno improvvisamente le carte di questo sordido gioco. Tra i due ragazzi sorgeranno spontaneamente una confidenza, un reciproco sostenersi lungo le asperità della rigida vita in istituto ed infine un'attrazione sessuale, un sentimento clandestino, travolgente e pulito, che non potranno non innervosire il carceriere Padre Vincenzo, dando origine ad un vero e proprio calvario di ritorsioni, violenze e persecuzioni, sino ad estreme, tragiche conseguenze.


La narrazione si conclude riavvolgendosi su se stessa e ritornando alla scena di apertura: comprendiamo però ora che le carezze appassionate, i teneri baci e le dolorose lacrime di Luca non sono rivolte al vuoto; sfiorano invece il ricordo ancora vividamente, concretamente presente, di Matteo, un amore che non lo abbandonerà mai, troppo intenso per essere avvolto dalle nebbie della dimenticanza.


La drammaturgia di Giovanni Franci si mantiene sempre vibrante ed assolutamente originale nel declinare tematiche così difficoltose e di stringente attualità, svelando al contempo una vena di sentimento e struggente emozione che nei suoi precedenti lavori era rimasta per lo più sottaciuta e che invece in diversi passaggi di questo atto unico riesce a commuovere con autenticità e profondità. La direzione registica di Marianna Galloni ben si sposa con il testo asciutto e poetico, rifuggendo da banalizzanti sentimentalismi ed orpelli scenografici per puntare dritto all'essenza delle torbide vicende narrate e all'evoluzione psicologica dei due giovani protagonisti. Funzionali a questa direzione stilistica una scena costruita all'insegna della semplicità - un giardino e pochi elementi scenografici densi di evidente valenza simbolica - e un accorto utilizzo di inserti musicali volti a sottolineare gli attraversamenti emotivi in cui la realtà trascolora in dimensione onirica.


Davvero pregevoli infine le interpretazioni di Gabriele Granito e Gianmarco Bellumori: rispettivamente nei panni di Matteo e Luca, dimostrano solidità, non comune capacità di compenetrazione nel personaggio, una ben calibrata sintesi tra padronanza tecnica, istintività attoriale e potenza espressiva.


"Matteo diciannove quattordici" è un progetto che merita indiscutibilmente ulteriore visibilità e diffusione: per la pregnanza sociale dell'argomento affrontato, per la valenza artistica del linguaggio teatrale adottato, per l'emozione immediata e irruente che investe con generosità lo spettatore che si accosti a quest'opera con animo ricettivo.

 

 

 

Teatro Cometa Off - via Luca della Robbia 47, Roma (Zona Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/57284637
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18.30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 10 euro

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Marzia Spanu
Sul web: www.teatrodellacometa.it/off

 

 

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