Martha, La memoria del sangue - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Domenica, 05 Ottobre 2014 

Quando si parla di teatro-danza è necessario che la critica si accosti al tema con un sentimento di pudore: sono esperienze visive che coinvolgono i sensi più della mente, perciò la cosa più importante in assoluto è vivere, insieme agli altri spettatori, l'emozione che regalano quelle coreografie. Non dimentichiamoci mai che l'uomo, prima di apprendere i rudimenti del linguaggio, comunicava i propri sentimenti attraverso il corpo. Ecco perché il ballo, in tutte le sue varianti, esisterà sempre: perché è il nostro inconscio che lo reclama; è una parte di noi che ci completa, ci rende esseri viventi a tutti gli effetti.

 

MARTHA - La memoria del sangue
con Valentina Pescetto e Sara Gaia Chiara Tagliagambe
regia Riccardo Italiano

Grazie di cuore al Tertulliano che non dimentica mai di inserire momenti di teatro-danza nel proprio cartellone. Questa volta, poi, un grazie particolare perché lo spettacolo era incentrato sulla figura, talmente mitica che è difficile immaginarla terrena, di Martha Graham. In un'epoca di smarrimento come quella in cui viviamo abbiamo bisogno di fari che ci illuminino, di guide con una tempra morale forte che ci indichino la strada. Martha era una donna eccezionale, punto di riferimento etico prima ancora che artistico. Ha scritto una lunga autobiografia in cui raccontava la scoperta di sé, delle proprie infinite potenzialità. In cinquanta minuti di rappresentazione, Martha – la memoria del sangue restituisce la fatica, le titubanze, l'impeto guerriero e la sensibilità immensa della coreografa che lasciò un marchio indelebile nel teatro del Novecento. Aveva sì un ego ipertrofico, però nel contempo coltivava l'etica del dubbio; dialogava costantemente - e proficuamente - con la propria coscienza. Maestra ma anche allieva, perché fino all'ultimo dei suoi giorni (e arrivò alla veneranda età di 96 anni) non smise mai di osservare con attenzione i moti del proprio animo, traendone costantemente nuovi spunti e nuove riflessioni.

L'idea dunque di mettere in scena Martha e il suo doppio, il suo alter ego, è risultata più che appropriata: una scelta che rispetta la sua biografia, perché realmente la danzatrice combatté coi fantasmi che si agitavano nel suo Io. Battaglie da cui usciva regolarmente vittoriosa, perché il risultato della “singolar tenzone” coi suoi spettri alla fine era arte allo stato puro. Arte con la A maiuscola.

Ora, Martha ha lasciato il soggiorno terreno più di venti anni fa, quindi purtroppo non avremo più occasione di gustare i frutti del suo ingegno. Ma per fortuna c'è chi, come il regista Riccardo Italiano, desidera ardentemente raccontare il percorso artistico di una donna unica e inimitabile. Riccardo è alla sua prima regia ma non si nota: debutto coi fiocchi di un ragazzo che possiede un universo interiore ricco e sfaccettato, e ha tanta voglia di condividere con la gente questa sua creatività furente. Anzi, “sanguigna”, per usare un termine più vicino al mood della Graham.

Buona la prima, come si usa dire nel cinema: possiamo star certi, avendo imparato a conoscerlo, che le successive saranno ancor più brillanti.

Le due protagoniste - Valentina Pescetto e Sara Gaia Chiara Tagliagambe (tra l'altro complimenti per i tre nomi, che sono l'uno più bello dell'altro) hanno fatto esattamente quel che devono fare due brave interpreti: unire professionalità e emotività; mestiere e cuore. Che bello vederle commuoversi al termine della recita, tra gli applausi convinti di un pubblico appagato (non pagato eh, appagato!). È la dimostrazione che il sangue non scorreva solo nel titolo della pièce, ma anche durante le prove e durante la performance. Per carità facciamo una precisazione, a scanso di equivoci: parliamo di sangue nel senso di sudore, fatica, forte impatto emotivo e immedesimazione in ruoli impegnativi. Una situazione, dunque, indubbiamente stressante, perciò è normale che durante la passerella finale entrambe siano esplose in un pianto liberatorio. Le risate di gioia fanno bene allo spirito, ma anche le lacrime di commozione sono un mattone indispensabile affinché l'edificio della recitazione regga bene. Guai se un attore smette di piangere: significherebbe che ha smarrito una parte di sé essenziale, irrinunciabile. In tal caso il consiglio - critico, ma anche terapeutico - è di impegnarsi a recuperare rapidamente quella parte. È per il suo bene.

ps. Ho scoperto che tra gli allievi di Martha Graham c'è stato anche Woody Allen. Se mai nella vita mi capitasse di incontrarlo, tra le altre cose gli domanderei cosa lo abbia spinto a frequentare i suoi corsi e quale fosse il punto di incontro tra due personalità così all'apparenza distanti. Spiazzante com'è, chissà come risponderebbe...

 

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 68, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica ore 16.30
Biglietti: 16 € intero; 10 € over 60, under 26 e convenzioni; 7 € scuole di teatro


Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Ufficio stampa Spazio Tertulliano
Sul web: www.spaziotertulliano.it

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