Marie Antoinette: Donna, Regina e Mito - Palazzo Altemps (Roma)

Scritto da  Domenica, 02 Febbraio 2020 

Lo spettatore è accolto nel teatro di Palazzo Altemps dal profumo creato dal maître parfumeur Francis Kurkdjian in onore di Marie Antoinette: siamo a Versailles. Risuonano le musiche tanto in voga nella corte. Presto però ci si rende conto che la regina non è più̀ la moglie del grande sovrano assoluto di Francia: ora è prigioniera e deve difendersi dalle infamanti accuse dei rivoluzionari. Attraverso la ricostruzione storica di Filippo Danovi, che torna a scrivere sui grandi processi della storia con un testo appositamente concepito per Ō Tempo di Festival al Museo Nazionale Romano, Marie Antoinette è presentata al pubblico in una veste inedita.

 

Ō TEMPO DI TEATRO
Marie Antoinette: Donna, Regina e Mito
testo Filippo Danovi
regia e drammaturgia Cristiano Leone
con Isabella Carloni
illustrazione olfattiva Francis Kurkdjian
musiche Edoardo Pietrogrande
aiuto regia Silvia Segnalini e Céline Rémont Ospina

 

La trama storica del monologo felicemente e intensamente interpretato da Isabella Carloni, in perfetta sintonia con la regia di Cristiano Leone - regia asciutta, incalzante carica di atmosfere anche dark in cui Maria Antonietta si trasforma in un fantasma alla ricerca di una verità liberatrice dalle accuse infamanti che l'hanno perseguitata - non deve trarre in inganno il lettore di queste note. In realtà, come sempre accade quando si mette in moto il mulino della storia, la testimonianza-sfogo della povera Maria Antonietta tra tribunale giacobino e ghigliottina rivela una forte attualità. Al centro di discorso vi è infatti il tema della giustizia rivoluzionaria che conduce sempre a mostri giuridici e a costruzioni di colpevolezze solo per il tornaconto politico. Traggo dal nutrito programma di sala lo spunto drammatico.

Dai felici giorni viennesi all'arrivo a Versailles, fino alla triste prigionia, Marie Antoinette è una ragazza sognatrice in una Vienna al culmine del suo potere. È poi, dopo molte difficoltà, madre e sovrana in una Versailles piena di intrighi. Conosce il dramma della perdita dei figli. Vive e ama in una corte ostile. Fino alle sommosse, all'ira del popolo, ai tentativi di fuga, all’arresto. Sarà separata dai suoi familiari, suo marito il Re sarà giustiziato. Dovrà quindi lei stessa difendere la sua vita e la sua verità, in un processo farsa che durerà solo due giorni e che la umilierà al punto di accusarla di incesto nei confronti del suo piccolo Louis Charles. La sua esecuzione la strapperà alla storia e la consegnerà al mito. Mito di una donna che salì ai massimi livelli del potere, che influenzò la moda di tutte le corti europee, e che crollò rovinosamente nella disgrazia.

Va però detto che, partendo da questi presupposti biografici, il bel testo di Filippo Danovi, avvocato e uomo di legge che ben conosce il problema dell'uso politico della giustizia, si apre ad una dimensione nuova, si rivolge insomma alla nostra attualità centrando il tema della colpa e della pena, dell'accusa e dell'ingiuria finalizzata alla denigrazione dell'accusato e alla sua eliminazione fisica e morale.

Mi sembra così che si delinei un terzo piano di lettura del monologo: il primo storico-biografico, il secondo sviluppato in chiave metafisica come se la voce di Maria Antonietta fosse la reminiscenza di un'anima in pena che non riesce a lasciare il mondo e la società che l'ha infangata addirittura con l'infamia dell'incesto col figlioletto Delfino di Francia. Ma da qui la seconda parte dello spettacolo cambia il registro passando ai verbi al futuro, proprio come se la tragica vicenda della decapitazione della regina dovesse ancora avvenire. Così il resoconto del processo diventa una sorta di atto di accusa verso il sistema della sommaria giustizia giacobina, evidentemente rivolto anche ad elementi politici del nostro tempo.

Come dicevo la regia lucida di Cristiano Leone guida Isabella Carloni attraverso questi spazi e passaggi temporali grazia all'oculata scelta di contributi musicali di Gluck, Rousseau, Lully, fino a contaminazioni elettroniche e brani pop di Billie Eilish, che delineano i punti di svolta drammaturgici coinvolgendo così noi spettatori in un dibattito tutt’altro che scontato e che lascia spazio a più di una domanda. Quanta effettiva colpevolezza o consapevolezza di una qualche responsabilità si porta sulle spalle la vittima sacrificale che sale sul patibolo?

 

Museo Nazionale Romano (Palazzo Altemps) - Piazza di S. Apollinare 46, 00186 Roma
Orario spettacolo: mercoledì 29 gennaio, ore 19.30
Biglietti: Card annuale “Tempo di” valida da gennaio a dicembre 2020: intero 25€ - ridotto 15€ (dai 18 ai 25 anni compresi) - prenotazione consigliata 2€ (tutti gli spettacoli sono fino a esaurimento posti)

Articolo di: Enrico Bernard
Sul web: www.museonazionaleromano.beniculturali.it

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