Mare Amaro - Teatro di Documenti (Roma)

Scritto da  Sabato, 06 Febbraio 2016 

Sotto il monte dei Cocci di Testaccio, nel suggestivo spazio del Teatro di Documenti tra volte bianche e corridoi sotterranei, Silvana Bosi ha capitanato la sua compagnia in un intenso viaggio per mare, salpato dall’antica Grecia e approdato alla tragica Lampedusa di oggi. Un excursus storico e letterario in cui, tra uomini e divinità, il vero protagonista è sempre il "Mare Amaro", affascinante e insidioso, misterioso, vorace e mortale.

 

Compagnia Arte e Tradizione Teatrale presenta
MARE AMARO
ideato e diretto da Silvana Bosi
con Silvana Bosi, Roberto Bonomo, Arianna Cigni, Laura Egidi, Anna Maria Giglio, Mary Manna, Brunello Mazzeranghi, Maria Carla Rodomonte, Maria Adele Russo, Mauro Sudano, Franco Tota
direzione artistica Silvana Bosi
direzione organizzativa Maria Carla Rodomonte
scenografia Simone Del Vecchio
audio director BeSound
sound engineers Jimmy Laury & Davide Quarto

 

Il mare che influenza vicende e destini. L’ostacolo da superare per compiere imprese. Lo strumento di collera divina per punire o purificare. Il mare violento, furioso, tempestoso, il simbolo dell’ignoto. Il mare che stimola sogni di una vita migliore e che poi travolge e distrugge. Il mare che separa amanti, spezza famiglie, allontana figli. Il mare che inghiotte il naufrago impotente. Il mare che è fatica, dolore, abisso profondo. Il mare che fa male.

E’ questo mare, il “Mare Amaro”, che Silvana Bosi ha scelto di portare in scena, accompagnata dagli attori più o meno amatoriali della Compagnia Arte e Tradizione Teatrale. Un’ora e quarantacinque minuti di spettacolo in cui il mare è il filo conduttore che lega drammi umani, raccontati per voce di poeti e scrittori famosi.

Lo spettacolo è un viaggio attraverso i secoli che parte da lontano, con l’esodo da “Le Troiane” di Euripide. Un grosso scoglio grigio è al centro della scena vuota e vi resterà, unico elemento scenografico, per tutto lo spettacolo. Le donne entrano, in catene e lunghe vesti nere. Sono le prigioniere troiane, strette intorno ad Ecuba piangente mentre gli Achei se le spartiscono come bottino di guerra e in attesa di lasciare case e patria e solcare il mare per seguire il proprio destino. Si resta nella mitologia classica con le storie di Calipso ed Odisseo prima e di Circe e Leucò dopo, raccontate attraverso le parole di Cesare Pavese dalla raccolta di 27 dialoghi eleganti e poetici sul rapporto tra umano e divino. Poi Dante, con il celeberrimo XXVI canto dell’Inferno dedicato ad Ulisse e alla sua colpevole ambizione di voler superare i limiti della conoscenza imposti dagli Dei. E ancora un mito nelle parole di Christopher Marlowe, quello dell’amore infelice tra Didone, suicida per amore, ed Enea, eroe costretto a lasciare l’amata ed affrontare il mare. Una scena tratta da un caposaldo della letteratura italiana del ‘900, “I Malavoglia” di Giovanni Verga, racconta poi di un naufragio carico di morte e della distruzione della famiglia di pescatori e lo fa attraverso un bell’adattamento teatrale che la Bosi ha creato selezionando e combinando solo frasi realmente usate dallo scrittore. Seguono un estratto da “La Cavalcata a mare”, opera del drammaturgo irlandese John Synge ambientata nella crudele realtà della vita e del mare nelle isole irlandesi, e un breve testo della stessa regista, “Marinai in guerra”. Ne “Il mio esilio”, intenso monologo tratto da “Prima che sia notte”, Reinaldo Arenas racconta la solitudine, la dittatura, l’omosessualità, la sofferenza dell'esilio e tutto il dolore che passa tra il mare caldo e gioioso visto per la prima volta e il mare doloroso che tiene lontani dalla propria casa. Chiude un lavoro di drammaturgia di laboratorio dedicato al dramma degli sbarchi a Lampedusa, una narrazione corale in cui le voci dei profughi si alternano per raccontare storie, speranze affidate al mare e dolori.

L’accurata selezione di brani diventa un’indagine interessante sulla forza distruttrice del mare, nell’antichità come nell’attualità. Gli attori amatoriali si susseguono nelle dieci scene con risultati alterni. Tra tutti risaltano Brunello Mazzeranghi che raccoglie un meritato applauso dopo la difficile interpretazione del canto dantesco e Roberto Bonomo che, dal monologo di Reinas fino all’interpretazione di Odisseo, coinvolge con le interpretazioni più spontanee e sentite. Silvana Bosi guida il gruppo con esperienza e delicatezza infondendo la giusta dose drammatica e pathos. Le altre interpretazioni sembrano invece forzatamente impostate e mancano quindi di naturalezza e fascino.

La forza dello spettacolo è nei testi. Tutto il resto è giustamente essenziale. Minima la scenografia, neutri e lineari i costumi (lunghi abiti neri per le donne, maglie bianche e pantaloni neri per gli uomini). La musica e lo sciabordio dell’acqua accompagnano le scene senza sovrastarle. Quel che conta sono le parole e gli stili dei poeti e narratori che hanno voluto omaggiare la potenza del mare.

 

Teatro di Documenti - via Nicola Zabaglia 42, Roma
Per informazioni e prenotazioni: tel. 06 5744034 – 328 8475891 mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, domenica ore 17:30

Articolo di: Michela Staderini
Sul web: www.teatrodidocumenti

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