Maratona Midia - Teatro della Cooperativa (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Martedì, 10 Dicembre 2013 

In principio era il…servo. Il buon Dio - che all’apparenza se la prese e pure parecchio per la disobbedienza di Eva - in realtà concesse all’umanità il più prezioso dei doni: il libero arbitrio. Il punto è come questo dono sì pregiato sia stato poi utilizzato dai destinatari. La compagnia Giovio 15 è convinta - e ha delle ottime ragioni per corroborare questa convinzione - che l’umanità, alla fine dei conti, si sia sempre comportata come un branco di scimmie fin troppo ammaestrate. Esperimento davvero riuscito questa Maratona Midia, andata in scena al Teatro della Cooperativa il giorno dell’Immacolata Concezione: lo sguardo laico dei tre spettacoli ha molto da insegnare anche a chi, in maniera sana, vive la propria fede religiosa.

 

  

Produzione Giovio 15 presenta
PRiMIDIA - lagenesi, MiDIA - l'uomo medio attraverso i media, RiMIDIA - lapocalisse
di Francesca Sangalli
con Alex Cendron, Alice Francesca Redini, Eliseo Cannone, Serena Di Gregori e Laura Pozone
voce dall'alto Cinzia Massironi
remix musiche Carlo Compare
regia Alex Cendron
assistente alla regia Camillo Rossi Barattini

 

 

Innanzitutto complimenti sinceri al “maratoneta” Alex Cendron: tre spettacoli di fila è roba che avrebbe stremato anche Dorando Pietri. Con una differenza fondamentale: Alex il traguardo lo ha tagliato senza l’aiuto di nessun giudice di gara, perciò la medaglia d’oro se la merita tutta. Niente aiutini irregolari: solo la collaborazione - preziosissima - di attori davvero in gamba come Alice Francesca Redini, Eliseo Cannone, Serena Di Gregori e Laura Pozone.


Dunque l’umanità al centro di questo trittico affascinante. Si comincia con Primidia, la favola di Adamo ed Eva riveduta e corretta. La mela c’è, bella irradiata dalla luce stroboscopica. Questo riflettore stordisce e ammalia i due primitivi, addirittura è ad esso che chiedono di risolvere le questioni esistenziali più controverse (chi siamo? dove andiamo? perché ci siamo?). Tuttavia, questo “Dio a intermittenza” è ben lungi dal fornire soluzioni accettabili a questi bipedi inermi, nudi di fronte alle avversità del mondo (sono nudi per davvero gli attori, solo le pudenda rimangono coperte perché il teatro alternativo è una cosa bella solo se non calca troppo la mano): una voce da segreteria telefonica li introduce a quadretti di “ordinaria follia” quotidiana, con personaggi talmente grotteschi da risultare…realisti. Eh sì, alzi la mano chi tra gli spettatori ha scorto qualcosa di strano, di veramente inusuale in ciò che ha visto. La verità è che - a parte gli eccessi grotteschi, perché si tratta pur sempre di una pièce - dentro il marasma della contemporaneità ci muoviamo tutti quanti, nessuno escluso. C’è chi ne è più consapevole (come ad esempio gli attori e il pubblico più accorto) e chi meno, ma questa nevrosi che ci portiamo dietro dall’alba al tramonto è un problema universale. Problema che, per fortuna, ha anche dei risvolti comici.


Già, la comicità. Protagonisti di Primidia sono Alice e Alex. C’è un punto inerente la recitazione di Alice che è interessante sottolineare: l’impressione - personalissima, dunque discutibilissima - è che l’ enfant prodige di Novi Ligure non riesca a trasmettere al meglio le corde comiche della propria personalità. Se ne discuteva proprio con la diretta interessata dietro le quinte: ha ammesso di aver gigioneggiato un po’ troppo, condivide col sottoscritto che la comicità è l’arte della sottrazione. Ma forse la questione è un’altra, più generale: Alice, che in assoluto è tra le attrici più brave che si muovano nel panorama milanese, forse non possiede a livello di DNA quella chiave lì. Questo ovviamente non è un difetto: davvero si potrebbe riempire un articolo elencando le sue doti interpretative. Però, proprio perché è molto brava, il gioco del giornalista consiste nello scovare il piccolo neo. Peraltro correggibile, ci sono dei precedenti illustri: Monica Vitti, “diva dell’alienazione” ai tempi di Antonioni, mai avrebbe immaginato che sarebbe diventata la “colonnella” della commedia all’italiana.


Tornando alla Maratona, a un certo momento alla fine del primo “atto” squilla un cellulare. Routine? Questo lo pensate voi! Andate a vedere Primidia nelle prossime tappe, vi accorgerete che da un cellulare può scaturire una situazione meta-teatrale che lascia col fiato sospeso.


Secondo atto, Midia. Adamo ed Eva sono cresciuti. Si sono allineati alla melma ristagnante, un po’ per pigrizia un po’ perché purtroppo non hanno gli strumenti per combatterla: decisamente, non basta una pompa idrovora. Ancora una volta Alex mattatore (egocentrico come tutti i mattatori, glielo rinfaccia per scherzo la partner di scena nelle ultime battute), con due coprotagonisti - Eliseo Cannone e Serena Di Gregori - che sanno affilare bene l’ironia feroce. Siamo nel 2013, in Midia: la prostituzione diventata routine; le freddure da seconda media, spacciate nei salotti come il massimo dell’ironia; l’incapacità di andare al di là di rapporti interpersonali puramente epidermici; lo sconquasso dei valori etici che, come sempre capita, si riconosce dal particolare: urlano tanto, e per ragioni banalissime.


Ma poiché non c’è mai limite al peggio, ecco che nel terzo atto, Rimidia – Lapocalisse, veniamo proiettati in un futuro che è solo la continuazione del presente, con tutto il suo bagaglio di brutture morali. Si aggiunge al cast Laura Pozone - che specialmente nel ruolo della cinica dirigente romanesca risulta convincente. È un avvenire imprecisato, in cui il genere umano si appropinqua alla fine del mondo senza averne coscienza, perché il cervello ormai è lobotomizzato. Giusto verso la conclusione capiscono che stanno per rimetterci la pelle, e allora ricorrono al più universale dei trucchi: pregano, nella speranza che l’Altissimo sia clemente. Un livello mentale così terra-terra che, probabilmente, la vasca piena di palline dentro cui galleggiano è più intelligente di loro.


Insomma, davvero onore al merito della compagnia Giovio 15. Onore a Francesca Sangalli, che ha ideato questo fracassoso baraccone. Hanno letto Orwell questi ragazzi. E se putacaso non lo avessero letto, ne hanno comunque assorbito pienamente lo spirito.
Alla fine della Maratona, un “bilancio consuntivo” in musica. Sulle note di Dominique di Orietta Berti, scopriamo che gli affari dell’azienda di cui si parlava nello spettacolo vanno alla grande. Ma quel che più conta, è il bilancio artistico di tutta questa operazione che è nettamente in attivo.

 

 

Teatro della Cooperativa - via Hermada 8, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/64749997
Orario spettacoli: feriali ore 20.45 e festivi ore 16
Biglietti: intero 18 €, ridotti 13/8 €


Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Ufficio stampa Maurizia Leonelli
Sul web: www.teatrodellacooperativa.it

 

 

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