Mar del Plata - Teatro Piccolo Eliseo (Roma)

Scritto da  Sabato, 21 Novembre 2015 

"Mar del Plata", l'ultima opera di Claudio Fava, con il suo lucidissimo impegno giornalistico a tutela dei diritti civili ed una intensità narrativa foriera di autentico, vibrante trasporto emotivo, approda sulle tavole del palcoscenico grazie alla regia onesta, vigorosa e coinvolgente di Giuseppe Marini. Una storia vera, testimonianza di incoercibile dignità ed eroico coraggio nutrito dai valori sportivi più sinceri ed incontaminati, accende una luce inquietante sulle atroci nefandezze che insanguinarono l'Argentina della fine degli anni Settanta, quella della feroce dittatura dei colonnelli di Jorge Rafael Videla, dell'efferata repressione di ogni opinione non allineata ai dictat del regime, delle migliaia di innocenti desaparecidos destinati al perpetuo oblio di una morte violenta, deprivata finanche delle lacrime degli affetti più cari. In scena al Piccolo Eliseo fino a domenica 22 novembre, con l'interpretazione di Fabio Bussotti, Claudio Casadio e di una squadra possente e incisiva di giovani protagonisti, magistralmente capitanata dal carismatico Giovanni Anzaldo.

 

Produzione Società per Attori e Accademia Perduta Romagna Teatri presentano
con il Patrocinio di Ambasciata Argentina in Italia e Federzione Italiana Rugby
MAR DEL PLATA
di Claudio Fava
con Claudio Casadio, Giovanni Anzaldo, Fabio Bussotti, Andrea Paolotti, Tito Vittori
e con (in ordine alfabetico) Edoardo Frullini, Fiorenzo Lo Presti, Giorgia Palmucci, Alessandro Patregnani, Guglielmo Poggi
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Sabrina Chiocchio
disegno luci Umile Vainieri

 

Al tramonto degli anni Settanta, celata dietro la brillantezza della vittoria ai mondiali di calcio del 1978, si nasconde un'Argentina dal volto decisamente meno cristallino della maschera con cui intenderebbe presentarsi alla comunità internazionale. Divampa infatti inarrestabile la "Guerra Sucia", programma di sistematica repressione violenta del dissenso politico, culturale e sociale, concepito dal dittatore Videla e dai suoi colonnelli ed attuato in totale segretezza, senza alcun rispetto delle regole della legalità o dei più basilari diritti umani. Delazione, calunnia e scientifico controllo del tessuto sociale rappresentano gli strumenti per intercettare ogni ideale o posizione minimamente dissonante; intimidazione, sadismo, tortura e massacri "legalizzati" costituiscono invece le efficaci armi per estirpare alla radice ogni inopportuno barlume di libertà di pensiero.

In questa cornice tutt'altro che rassicurante un manipolo di spavaldi ed energici ragazzi (diciassette nella storia reale, ridotti a sei in questa trasposizione drammaturgica), accomunati da una totalizzante passione per il rugby e legati da un'amicizia incondizionata, combattono strenuamente affinché la squadra in cui giocano, La Plata, si aggiudichi il campionato di rugby argentino. Le spacconerie da spogliatoio, tra allenamenti per forgiare i muscoli ed il dettagliato resoconto delle più recenti conquiste amorose, cedono però ben presto il passo alla tragedia: uno dei loro compagni è infatti misteriosamente sparito, si scoprirà di lì a poco che è stato catturato dal governo e giustiziato in modo sommario per il suo presunto illegale attivismo politico. Dopo un attimo di doloroso sgomento i suoi amici e compagni non si lasciano però sopraffare dal pericolo incombente ed anzi decidono - contro l'opinione dell'allenatore (interpretato da Fabio Bussotti) che, maggiormente cauto e maturo, consiglierebbe loro di evitare qualunque gesto plateale - di dedicare prima del match dieci minuti di interminabile silenzio e dignitoso cordoglio alla memoria dell'innocente assassinato. Sarà sufficiente questo gesto limpido e profondamente sentito per concentrare sui giocatori del Plata la feroce attenzione dei militari: uno dopo l'altro, alla spicciolata, saranno sequestrati, incarcerati, seviziati per estorcere loro confessioni riguardo a chissà quali attività sediziose, fino all'estremo sacrificio della vita. Rifiuteranno recisamente lo spiraglio di speranza costituito dall'offerta di essere accolti in una squadra di rugby francese, decidendo di andare incontro ad un ineluttabile martirio pur di giocarsi fino all'ultima partita il loro campionato e di non abbandonare la patria martoriata tradendo i loro ideali di libertà, lealtà ed altruismo. Sfuggirà all'atroce mattanza certosinamente imbastita dal potere militare (incarnato dal mefistofelico colonnello portato in scena da Claudio Casadio) solamente il protagonista Raul Barandiaran (di cui veste i panni Giovanni Anzaldo), unico sopravvissuto e testimone vivente della squadra che temerariamente decise di correre unita fino alla meta, contro la violenza e l'oppressione.

Claudio Fava raccoglie con sensibilità e maestria questo racconto straziante, sino ad allora taciuto dallo stesso Barandiaran per una sorta di vergogna e senso di colpa per il fatto di essere l'unico rimasto in vita - stato d'animo apparentemente incomprensibile ma comune ad esempio a numerosi supersiti dei campi di sterminio nazifascisti. L'autore individua e fa proprio un ricercato equilibrio tra esigenza documentaristica, abilità narrativa, ed autentico desiderio di comprendere le motivazioni profonde che indussero questi giovanissimi, temerari ragazzi ad anteporre con coraggio alla propria stessa esistenza valori come spirito di squadra, solidarietà, libertà di pensiero, giustizia sociale e ribellione alle coercizioni violente esercitate sui deboli. Il risultato è un testo che, pur affondando tra pieghe della storia troppo spesso tenute colpevolmente nell'ombra, lo fa con una sconcertante modernità, inducendo a riflettere su come dinamiche intimidatorie e vessatorie del tutto paragonabili a quelle consumate dal regime argentino continuino ad essere perpetrate anche a distanza di decenni in innumerevoli regioni del nostro pianeta. Il tutto viene declinato senza sconfinare eccessivamente nello scrupolo cronachistico o nel melodrammatico, ma tratteggiando le vicende con una commovente carica di umanità, in un crescendo emotivo dalla levità dei primi istanti al precipitare progressivo in un abisso di sofferenza senza speranza, crudo e arroventato nella sua drammaticità.

La regia di Giuseppe Marini - già calorosamente apprezzata in numerosi lavori precedenti come "La Locandiera" con protagonista Nancy Brilli, "Il grande mago" interpretato da Luca De Bei, "Il caso Braibanti" con Mauro Conte e Fabio Bussotti ed il più recente "Il cambio dei cavalli" con gli straordinari Franca Valeri e Urbano Barberini - anche in questa circostanza impreziosisce la drammaturgia con la sua inconfondibile cifra stilistica di eleganza, pathos, avvincente dinamismo - che si sospende, mozzando il fiato allo spettatore, nei passaggi di più intensa carica emozionale -, calibrata orchestrazione delle interpretazioni degli attori, ed attento utilizzo dello spazio scenico. Quest'ultimo viene efficacemente strutturato da Alessandro Chiti in modo da trasformarsi, con estrema rapidità a seconda delle esigenze del racconto, dallo spogliatoio in cui una squadra di rugby si prepara ad un imminente match alla terribile sala delle torture in cui inutilmente i militari cercano di fiaccare la resistenza dei nostri sei indomiti protagonisti. Una scenografia accuratamente sottolineata dal sempre sofisticato disegno luci di Umile Vainieri ed arricchita dai pertinenti costumi di Sabrina Chiocchio.

Accompagnati dalla solida esperienza di Fabio Bussotti e Claudio Casadio, si stagliano in scena con caparbietà, talento ed emozionante forza espressiva le interpretazioni degli attori più giovani, tutti meritevoli di menzione, nonché di copiosi, vigorosi applausi: Giovanni Anzaldo, Andrea Paolotti, Edoardo Frullini, Fiorenzo Lo Presti, Alessandro Patregnani, Guglielmo Poggi e Giorgia Palmucci (la volitiva e romantica fidanzata del protagonista Raul). In particolare Anzaldo si dimostra artista estremamente maturo e versatile per la sua età, riuscendo a percorrere con abilità e trasporto tutte le molteplici dimensioni emotive attraversate dal suo personaggio, sino allo stentoreo, epico, appassionato monologo finale che sferra un ultimo memorabile colpo alla sensibilità dello spettatore, incitandolo ad una necessaria riflessione e congedandolo con l'arricchente consapevolezza di aver assistito ad un atto unico di rara potenza ed incisività.

 

Teatro Piccolo Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20; mercoledì 4 novembre ore 20; mercoledì e domenica, ore 16
Biglietti: intero 20 €, under 26/over 65/convenzioni 18 €, possessori Eliseo Card 16 €

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Maria Letizia Maffei, Ufficio Stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

TOP