Mamma a carico - Teatro Linguaggicreativi (Milano)

Scritto da  Sabato, 09 Dicembre 2017 

La mamma è sacra, come ben sappiamo tutti noi che abbiamo avuto in sorte d'esser figli, ma non sacra al punto da dedicarle cinque libri stile Pentateuco. Meglio una trilogia. Ancor meglio se la trilogia viene messa in piedi da un'attrice dello stampo di Gianna Coletti, capace di far sorridere e riflettere nel contempo, in virtù di una lunga esperienza collaudata su entrambi i palcoscenici: quello teatrale e quello della vita. Entrambi effimeri, certo, ma entrambi così indispensabili. Dunque la Coletti ha fatto un «trittico» - prima un film, poi un libro, infine uno spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Linguaggicreativi in due tranche, dal 10 al 12 e dal 17 al 19 novembre - per raccontare il rapporto, specialissimo, che l'ha legata e la lega ancora indissolubilmente a sua madre Anna.

 

MAMMA A CARICO
Mia figlia ha novant’anni
di e con Gianna Coletti
drammaturgia Gianna Coletti e Gabriele Scotti
regia Gabriele Scotti
con estratti del film “Tra cinque minuti in scena” regia Laura Chiossone, produzione Rossofilm e MareMosso

 

Tutto è scaturito dall'esigenza fortissima, avvertita da Gianna, di spiegare alla gente quanto sia scioccante assistere al progressivo declino della persona che ci ha messo al mondo. Tanto più nel caso specifico perché la genitrice in questione, l'ormai «mitica» signora Anna, era una donna particolarmente energica e volitiva, così energica e volitiva da poter affermare, senza paura di smentita da parte della diretta interessata, che ha condizionato in maniera finanche eccessiva l'esistenza della figlia. Se ciò sia stato un bene o meno, lasciamo manzonianamente ai posteri la sentenza ardua, ma questo in fin dei conti riguarda soltanto la sfera intima di Gianna. Quel che invece interessa a noi spettatori è la sua abilità, enorme, nel tradurre in arte il momento, difficilissimo, nel quale una figlia si ritrova volente o nolente a diventare madre della propria madre. Quel che conta è che tutte e tre le parti del «trittico» sono bellissime. Senza timore di scivolare nell'eccesso enfatico, bellissimo è l'aggettivo che più si attaglia al film Tra cinque minuti in scena diretto da Laura Chiossone, al libro Mamma a carico. Mia figlia ha novant'anni edito da Einaudi e allo spettacolo teatrale omonimo, presentato a Milano nelle scorse settimane.

La pièce, anello mancante di un progetto artistico uno e trino, ora ha visto la luce. E con la luce della ribalta, ancora una volta abbiamo scorto il talento «disperatamente comico» di Gianna Coletti. Per un'ora e mezza all'incirca, il monologo ha strappato risate e lucciconi in egual dose a una platea che, attenta e ricettiva, ha ascoltato dalla viva voce della protagonista una storia più vera del vero, nella quale ognuno di noi può facilmente identificarsi. La storia parte dalle origini, dalla «bambina prodigio» Gianna che, sotto lo sguardo fin troppo vigile di mammà, si dava parecchio da fare in svariati settori dell'arte. C'era il già allora ineffabile Pippo Baudo che la presentava come una piccola stella: la signora Anna, in quei giorni e anche per svariati giorni a venire, era fermamente convinta che quella stellina sarebbe esplosa, presto o tardi, come una supernova. Quel tipo di deflagrazione Gianna poi non l'ha mai vissuta, ma è lei stessa che durante la rappresentazione ci ride sopra, sottolineando quante aspettative riversasse su di lei quella madre così adorata, ma altresì così ingombrante.

Ingombrante, per davvero, lo divenne quando molto anziana le forze, sia fisiche sia psichiche, cominciarono a venir meno. Gianna lo racconta nello spettacolo, fra aneddoti spiritosi - come gli esercizi per sollecitare la memoria della vecchia, mettendola alla prova con filastrocche buffe e coi versi dello smaliziato Tango delle capinere - e momenti più seri, se pur filtrati dall'ironia, come la preghiera a Nostro Signore, al quale l'attrice si rivolge a tu per tu, chiedendogli una mano d'aiuto per superare quei frangenti così impegnativi.

Le parole dell'artista si alternano a spezzoni del film Tra cinque minuti in scena. In quegli spezzoni, riproposizioni fedeli della vita quotidiana fra le due donne, c'è dentro una gozzaniana attenzione alla piccole cose, che proprio sulla falsariga di Gozzano divengono poesia. La vegliarda che snocciola tutti i termini scurrili coi quali si definisce l'organo genitale femminile è un'immagine di una tenerezza infinita, così come intenerisce vederla redarguire la figlia «dispettosa», rea (ovviamente secondo il suo punto di vista, molto offuscato dall'età) di non portarla mai a fare i bisognini.

Con la complicità di Gabriele Scotti alla regia, Gianna ha messo su uno spettacolo importante. Il modesto cronista, da par suo, si inserisce convintamente nel novero dei lusinganti, permettendosi inoltre di aggiungere in conclusione una strofa di Ma l'amore no, brano amatissimo dalla nonagenaria:

Ma l'amore no
L'amore mio non può
Disperdersi nel vento con le rose
Tanto è forte che non cederà
Non sfiorirà

L'amore di Gianna per la sua «mameta», disperso tra i cuori del pubblico che ha garantito il tutto esaurito ogni sera, non si dissolverà con l'oro dei capelli.

 

Teatro Linguaggicreativi - Via Eugenio Villoresi 26, 20143 Milano (MM2 Romolo)
Per informazioni e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 0239543699 - 3274325900
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 20.30, domenica ore 19
Biglietti: intero 14 euro, studenti e under 26 8 euro, over 65 10 euro, convenzionati 10 euro (elenco convenzioni disponibile sul sito www.linguaggicreativi.it)
Durata spettacolo: 80 minuti

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.linguaggicreativi.it

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