Malìa napoletana - Teatro Quirino Vittorio Gassman (Roma)

Scritto da  Giovedì, 21 Dicembre 2017 

Il termine Malìa significa magia, incantesimo, fascino, seduzione. Massimo Ranieri ha coinvolto nel progetto "Malìa Napoletana", che ha inaugurato nel luglio scorso la kermesse di Umbria Jazz, cinque grandi musicisti: Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax alto e sax soprano), Rita Marcotulli (pianoforte), Riccardo Fioravanti (contrabbasso) e Stefano Bagnoli (batteria). Il progetto è una sorprendente avventura musicale in un tempo magico delle canzoni napoletane, quando, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, quelle melodie già universali si riempirono improvvisamente di estate e di erotismo, di notti e di lune. Si vestirono di un fascino elegante e internazionale per merito dei tanti interpreti di quelle melodie. È l’inconfondibile Napoli “caprese” che diventò in un baleno attraente, seducente, prestigiosa e sexy come una stella del cinema. Una Napoli che cantava e incantava, che è diventata una immortale Malìa.

 

Rama 2000 International presenta
Massimo Ranieri in
MALÌA NAPOLETANA
Napoli 1950-1960
ideato e scritto da Gualtiero Peirce e Massimo Ranieri
Enrico Rava tromba e flicorno
Stefano Di Battista sax alto e sax soprano
Rita Marcotulli pianoforte
Riccardo Fioravanti contrabbasso
Stefano Bagnoli batteria
light designer Maurizio Fabretti
organizzazione generale Marco De Antoniis

 

Bis a parte, in cui il raffinato e ricco recital prende spunto dall'intramontabile playlist di Massimo Ranieri che concede al pubblico i brani più popolari che lo hanno consacrato al grande pubblico, la serata offre notevoli spunti di interesse musicale e musicologico che vanno ben oltre la semplice per quanto affascinante proposizione di un particolare repertorio della canzone napoletana.

Anche se il titolo della serata “Malìa napoletana” sembra voler ammiccare alla riproposizione di un periodo difficile ma relativamente "scanzonato", quello della Napoli del boom economico dal 1950 al 1960 che coincise con un momento di apertura alla gioia e alla speranza dopo gli anni bui della guerra e della successiva ricostruzione, c'è da dire che fin dal primo brano proposto da un entusiasmante Massimo Ranieri si capisce subito che se di malìa si vuole parlare, ebbene poco essa ha a che fare con i clichè della Napoli folcloristica e da cartolina; quella Napoli che canzonettieri piccoli e grandi della tradizione musicale partenopea proseguivano a raccontare sulla scia della tradizione lirico-melodica, fitta e trafitta di cuori in folli amori palpitanti, lune rosse che si specchiano sulla superficie del mare tra golfo, cielo e la meravigliosa isola di Capri.

In effetti il primo brano interpretato da Ranieri - lo spiega lui stesso conclusa la prima strepitosa esecuzione - rende omaggio a Pino Daniele che aveva, per la verità, ben poco a che spartire, da un punto di vista musicale, con la tradizione dei Carosone, Fierro, Bruni. Tuttavia è proprio dall'aggancio a Pino Daniele e al suo recupero di ritmi antichi mediterranei, quando non mediorientali, ma rielaborati in chiave blues e jazz, che si comprende che cosa Ranieri e il coautore Peirce intendano col termine malìa: non tanto o non solo l'affabulazione e il fascino di un paesaggio e di una sonorità storicamente datata e fissata nel decennio del boom - cui si ripensa con qualche rimpianto e molta nostalgia - bensì un vero e proprio incantesimo. E che cosa fanno gli incantesimi? A che cosa servono le magie? Qual è lo scopo dell'abracadabra se non quello di cambiare le carte in tavola, trasformare la percezione, alterare la memoria, mischiare le sensazioni e rimescolare i sentimenti?

Prende così vita un'appassionante galoppata, o escursione, che travalica il repertorio classico della cosiddetta canzonetta napoletana, per meglio dire lo "ibrida" ripresentandolo rielaborato e ruminato da un gruppo di grandi artisti e musicisti jazz e blues come Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax alto e sax soprano), Rita Marcotulli (pianoforte), Riccardo Fioravanti (contrabbasso) e Stefano Bagnoli (batteria).

Con questi contributi e partendo dall'intento di costruire qualcosa di nuovo da un punto di vista musicale, Ranieri si cala teatralmente nel personaggio del cantante tipico napoletano che intona da par suo Te voio bene assaie, Tu voi fà l'americano, Luna caprese o ancora O Sarracino, ma - qui sta il punto di novità - diventa al contempo il direttore e l'organizzatore di un'inusuale e sorprendente trasformazione di forme melodiche che si staccano dal contesto del solito paesaggio partenopeo per avventurarsi in un'avvincente sperimentazione che unisce il Golfo di Napoli ai marciapiedi di Harlem. Cioè ai luoghi dove si fa musica con batterie improvvisate e sonorità inaspettate, ai club del jazz di New Orleans, ai locali sacri della musica afroamericana e sudamericana del quartiere Filmore a San Francisco. Tutto ciò nel segno di una napoletanità che diventa paradigmatica di una possibilità di esportare la "canzonetta" così da farla diventare una radice comune di più culture ed esperienze musicali.

Recensendo per Saltinaria un precedente recital di Ranieri sulla canzone e poesia di Raffaele Viviani scrivevo tra l'altro:
La poliedrica e versatile, ironica e geniale, umana e ispirata vena artistica del grande autore e attore napoletano Raffaele Viviani trova in un mostro del palcoscenico come Massimo Ranieri la perfetta incarnazione che entusiasma per la capacità di trasmettere le emozioni, i sentimenti, le ispirazioni di un genio a lungo misconosciuto o ignorato del teatro italiano della prima metà del Novecento.

Mi riallaccio ora a questo mio precedente giudizio per sottolineare che anche questo spettacolo va ben oltre il "recital" ma si trasforma in una performance teatrale in cui non si può non apprezzare e sottolineare la natura drammatico-teatrale di Ranieri. La sua vis comica, che ha le sue fondamenta nella formazione vivianesca del cantante-attore napoletano. Una gran bella serata di musica e teatro, dunque: non lasciatevela sfuggire.

Al critico, oltre a sottolineare il disegno luci di Maurizio Fabretti, non resta che scoprire se il co-autore Gualtiero Peirce non sia per caso un discendente del Guglielmo Peirce, pittore e filosofo-scrittore, che a Napoli nel 1929 con Carlo Bernari e Paolo Ricci firmò il manifesto dell'UDA, l'Unione Distruttivisti Attivisti, una sorta di futurismo antifascista e "di sinistra" che in pieno fascismo proponeva la rottura con la rappresentazione della Napoli "da cartolina" e il rinnovamento dell'arte come sbocco della crisi futurista. Più che un caso, sarebbe una conferma di questa interpretazione.

 

Teatro Quirino Vittorio Gassman - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari spettacoli: lunedì 18, martedì 19, venerdì 22, sabato 23, lunedì 25, mercoledì 27, venerdì 29 dicembre ore 21; giovedì 21, martedì 26, giovedì 28, sabato 30 dicembre ore 17; mercoledì 20 dicembre ore 19; domenica 31 dicembre ore 21
Biglietti: platea € 60 (ridotto € 54), prima balconata € 55 (ridotto € 50), seconda balconata € 48 (ridotto € 43), galleria € 42 (ridotto € 38)

SPECIALE CAPODANNO: ore 21 spettacolo
Light Buffet con brindisi di mezzanotte
La platea si trasforma in pista da ballo con i travolgenti anni ’70 dei TREE GEES
Si va avanti fino all’alba con la musica di DJ TAFTA
Biglietti: platea €140, prima balconata € 130, seconda balconata € 120, galleria € 99

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Paola Rotunno, ufficio stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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