Madame Bovary - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Domenica, 22 Gennaio 2017 

Torna in scena a Milano lo spettacolo “Madame Bovary” per la regia di Andrea Baracco. La celebre eroina di Gustave Flaubert rivisitata dalla drammaturga contemporanea Letizia Russo e interpretata da un giovane e potente cast.

 

MADAME BOVARY
di Gustave Flaubert
riscrittura di Letizia Russo
con Lucia Lavia
e con Woody Neri, Gabriele Portoghese, Mauro Conte, Laurence Mazzoni, Roberta Zanardo, Elisa Di Eusanio, Xhuljo Petushi
regia Andrea Baracco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
produzione Khora Teatro

 

La scena è fatta di grate e impalcature, ferro, luci e i corpi degli attori. Si staglia in controluce il corpo di una giovane donna che entra in scena con passi solenni, si porta al centro e con cura si veste: ecco presentarsi a noi Emma.

La giovane donna vive a casa del padre, immersa in una noia corrosiva che sarà il motore della sua vita e della sua rovina. Si reca spesso a casa sua, con la scusa di far visita al padre infortunato, Charles Bovary: un giovane dottorino, interpretato da Woody Neri, che si innamora della ragazza. I due si sposano ed Emma, l'energica Lucia Lavia, passa così dall'annoiarsi a casa del padre, al fare altrettanto e ancor più rovinosamente nella sua casa di moglie.

Straordinario il monologo in cui Emma-Lucia descrive la sua prima notte di nozze, quasi esilarante nella riscrittura di Letizia Russo, per il divario che c'è tra quello che la giovane si aspettava e la realtà che in effetti vive. Emma ha letto e legge molti romanzi d'amore, ricerca quindi e invano nella vita la rispondenza di ciò che viene descritto nei libri. Altra causa questa della sua infelicità.

La donna sembra infatti non arrendersi alla banalità del reale, alle piccole gioie quotidiane, ricercando invece freneticamente emozioni e brividi. Si lamenta, scalpita, batte i piedi e vuole che il marito sia qualcuno che di fatto egli non è. Charles dal canto suo è felice e pago della semplice vita che i due conducono nella provincia, ma per amor di lei cerca di fare di tutto per renderla felice. Vanno ad un ballo e mentre lui spera che questo possa appagare la moglie, lei invece diventa ancora più irrequieta e insoddisfatta. Rimane incinta e il marito decide di accontentare il suo capriccio di cambiare vita, acconsentendo alla richiesta di lei di andare a vivere in una cittadina più grande. Ma anche nella nuova casa Emma è infelice. Si invaghisce del giovane Leon che però decide di andarsene perché, innamorato di lei, si sente in colpa per ciò che prova. Emma intanto dà alla luce una bambina che chiamerà Berthe e farà crescere in parte da una balia poiché, dice lei, voleva un maschio e detesta l'idea di aver messo al mondo un'altra schiava e prigioniera della vita, ovvero una donna. In realtà Emma non sopporta di essere madre, non ha istinto materno e poiché non ama il marito, anzi a tratti sembra disprezzarlo, di riflesso prova una sorta di disamore anche per la bambina. Intanto il tempo passa e Emma conosce un altro uomo, Rodolphe, col quale finalmente riesce ad avere una relazione. Sembra felice di avere questo amante e la storia prende corpo fino al punto di progettare insieme una fuga. Ma neppure Rodolphe se la sente fino in fondo di addossarsi la responsabilità della felicità di Emma, donna incontenibile negli appetiti e nella smania di avere sempre qualcosa che non c'è, e la lascia con un biglietto. Lei quasi impazzisce e cade in uno stato di depressione. Il marito non sa, non capisce cosa stia accadendo a questa sua incontentabile moglie, ma si prende comunque cura di lei al punto da trascurare il suo lavoro e riempirsi di debiti fino al collo nel tentativo di vederla finalmente felice. Una missione impossibile.

Emma va a Parigi dove incontra Leon. I due iniziano una relazione stavolta reale. Il giovane è a disagio, ma la asseconda, sedotto dalla bellezza di lei e dalle di lei prodezze sessuali. Una sessualità quella di Emma, repressa e morbosa, che la fa comportare sempre peggio. La donna è infatti cieca e sorda alle esigenze degli altri, totalmente asservita all'appagamento dei suoi bisogni e delle sue necessità. Esiste solo lei nel suo mondo. Poi fa un sogno: lei e Charles sono morti e la piccola Berthe, rimasta orfana, è costretta a fare la serva. Disperata per questo, accetta di convincere il marito ad operare un giovane inserviente che ha un piede caprino. Charles sa di non essere all'altezza, fino ad allora si era sempre opposto alle pressioni della moglie di accrescersi come medico attraverso delle sperimentazioni, ma questa volta si piega al volere di lei che da tempo lo pressa perché lo vuole più ambizioso e famoso. E vuole questo Emma non troppo per assicurare alla figlia un futuro migliore, quanto invece per diventare lei stessa la moglie di qualcuno che ai suoi occhi e a quelli della società possa apparire importante. Ma Charles aveva ragione su se stesso e conosceva fin dove poteva spingersi. L'operazione fallisce e il piede del ragazzo va in cancrena. Il poveretto passa così dall'essere solo zoppo, a diventare un mutilato. Sfuma così anche questo tentativo e intanto i debiti dei coniugi Bovary, che si sono impelagati con un mercante di stoffe e abiti di lusso dall'allure mefistofelica, aumentano. Emma, ormai completamente fuori controllo e resa cieca dal dolore e dalla rabbia, va a chiedere soldi a tutti (anche al pubblico in sala!), ma nessuno ormai può più aiutarla. E, così come vuole la storia, la donna si suicida ingerendo del veleno. Charles Bovary, ormai disincantato e finito nello spirito, ma tuttavia ostinatamente innamorato di lei, la segue anche in questo ultimo suo viaggio.

Il testo è davvero interessante, la Russo ha saputo rimaneggiare il romanzo in maniera magistrale, dando alle parole di Flaubert, una forte impronta moderna e una crudezza geniale. Il cast è di prima scelta. Brilla in testa a tutti Woody Neri nel ruolo, come già detto, di Charles Bovary. Semplice, pulito, essenziale, Neri è un attore trasparente e porta sulla scena un uomo reale, tridimensionale. Lucia Lavia è davvero potente e molto forte scenicamente. A tratti troppo tecnica, manca forse di sincere sfumature e piccole fragilità che avrebbero donato rotondità al personaggio che invece non appare mai indeciso o sperduto e quindi poco umano.

La regia di Baracco è molto classica in questo caso e le soluzioni sceniche non risultano sempre felici. La piccola Berthe è una bambola manovrata a vista dall'aspetto un po' macabro, sembra un piccolo fantasma che si aggira per la scena. Forse poteva non esserci, forse questa figlia poteva essere evocata in altro modo. Lo stesso vale per la scena di sesso tra Emma e Rodolphe: la soluzione trovata per mostrare l'atto sessuale e un po' semplicistica e fin troppo spiattellata. C'è da chiedersi se era davvero necessario rappresentare esattamente tutto o se forse non sarebbe stato più bello lasciar fare qualcosa anche a noi spettatori.

Lo spettacolo resta comunque una prova riuscita e ben eseguita, tre ore che scorrono via con grande piacere e passione. Una nota di riguardo alla costumista e scenografa Marta Crisolini Malatesta che ha trovato soluzioni sceniche efficaci e semplici. Bellissimi tutti i costumi, specialmente gli abiti indossati da Emma-Lucia.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì riposo; mercoledì, venerdì ore 19.45; martedì, sabato ore 20.30; giovedì ore 21; domenica ore 16.00
Biglietti: intero prime file 40€ / II e III settore 32€ / IV settore 25€ over65/under26: II, III, IV settore 18€convenzioni: II, III settore 22,50€ / IV settore 18€
Durata spettacolo: 65 minuti / intervallo / 75 minuti

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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