M’accompagno da me - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Giovedì, 24 Dicembre 2015 

Michele La Ginestra, affiancato da un gruppo di quattro validi performer, ha debuttato martedì 22 dicembre al Teatro Sette con «M’accompagno da me», un testo inedito che offre divertimento e commozione. Tanti i personaggi proposti dall’artista all’interno di un’ambientazione che richiama la cella di una prigione. La regia è di Roberto Ciufoli.

 

Teatro 7 srl presenta
M’ACCOMPAGNO DA ME
di Michele La Ginestra
con Michele La Ginestra
e con Andrea Perrozzi, Gabriele Carbotti, Ludovica Di Donato, Alberta Cipriani
collaborazione ai testi Alessandro Prugnola, Salvatore Ferraro, Adriano Bennicelli e Roberto Ciufoli
musiche originali Andrea Perrozzi e Salvatore Ferraro
arrangiamenti musicali Andrea Perrozzi e Davide Spurio
costumi Martina Cristofari
movimenti coreografici Rita Pivano
disegno luci Francesco Mischitelli
regia Roberto Ciufoli

 

È un concentrato di emozioni, di sorrisi, di risate piene, di attimi di commozione il nuovo lavoro messo in scena da Michele La Ginestra al Teatro Sette. Ma si sa, l’attore romano ha abituato così il suo pubblico, allestendo rappresentazioni dai lineamenti sfumati, dove la vena umoristica intelligente passa, come in un gioco di dissolvenze, alla componente più sentimentale intessuta di cortesia e di delicatezza. In «M’accompagno da me», che ha debuttato martedì 22 dicembre, non mancano le gag più lievi, allegramente spensierate, ma in un certo qual modo l’allusione poetica pervade la scena in ogni singolo momento. Lo spettacolo, diretto da Roberto Ciufoli, è un singolare groviglio di tanti elementi che dimostra e riprova che il one-man-show, un po’ introspettivo e un po’ scanzonato, è un genere in cui il direttore artistico dello spazio di via Benevento si muove con grande dimestichezza.

Rispetto a «M’hanno rimasto solo», di cui è una sorta di prosecuzione ideale quanto meno nella linea tematica, quest’ ultimo testo attinge con maggiore decisione al supporto musicale per intervallare la sfilata di personaggi su cui sono accesi i riflettori. Ad accompagnare l’ex Rugantino in tale caleidoscopica e variegata rappresentazione del genere umano sono quattro performer di ottimo livello - Andrea Perrozzi, Gabriele Carbotti, Ludovica Di Donato, Alberta Cipriani -, che nei panni dei detenuti 617, 761, 716 e 167 si alternano fra i brani musicali (ideati dallo stesso Perrozzi e da Salvatore Ferraro), espressioni interpretative e movimenti coreografici (di Rita Pivano), mostrando comunque un’intesa capace di dar vita ad un'azione corale.

Le luci blu illuminano il palco, dove l’ambientazione evoca l’interno della cella di un penitenziario, ricovero di cinque individui condannati per non si sa quali reati ma tutti, e non potrebbe essere diversamente, dentro per errore. Due panche e delle grate, unite a semplici sgabelli, formano l’apparato scenico di questa pièce, dove il protagonista si muove con disinvoltura svelando di volta in volta, con un delicato effetto sorpresa, l’angolatura da cui ha deciso di mostrare il singolo personaggio creato. Il primo carcerato propone subito i sonetti de «La fondazione di Roma», tratto da «Storia Nostra» di Cesare Pascarella. È lo spunto per dire che la città eterna, così come è accaduto per la storia del mondo, è nata da un fratricidio. E che dunque, l’avidità, la violenza, l’egoismo sono parte dell’animo umano. Ragion per cui, conclude il pover’uomo, per farsi notare forse serve un bel reato. Si presenta così l’occasione per mostrare il personaggio dello sgrammaticato avvocato difensore di un attore condannato per lesioni gravi ai sensi dell’articolo 583 del codice penale, colpevole di aver centrato con la fionda ben 55 spettatori rei di aver risposto al cellulare nel corso della sua rappresentazione. Il siparietto sulla tipologia di astante che non cede alla richiesta di spegnere l’amato smartphone è veramente esilarante: si va dalla mamma apprensiva che vuole mantenere l’infecondo contatto con la baby sitter del figliolo lasciato a casa, all’adolescente che chatta compulsivamente con i tre o quattro gruppi di amici in cui è inserito, passando per il single bisognoso di tenere sotto controllo i legami esterni, sempre e comunque.

La parata ideata dal testimonial televisivo della pasta De Cecco prosegue con il ladruncolo romano che, convinto del valore sociale della figura dello scassinatore, prova a spiegare all’ignaro recluso a chi si deve raccomandare per avere uno sconto di pena: non certo a padre Pio, decisamente poco abile nel miracolo in questione, ma alla Madonna in persona che va invocata, a seconda della circostanza, con l’uno o l’altro dei tanti titoli che le sono attribuiti. Spassose le due principesse della Disney riproposte in chiave piuttosto irriverente: un po’ fricchettona è Biancaneve, alle prese con un handicap linguistico provocato da una fastidiosa zeppola, sciatta è la smemorata Cenerentola che ripete in continuazione l’incipit della sua avventura senza mai arrivare al dunque. Di un divertimento che conduce lentamente alla commozione, è invece la vicenda del giovane balbuziente che vive in un ex lavatoio con la mamma, una donna analfabeta capace di scrivere solamente la parola “GiuMa”. Una storia piena di dolcezza e di poesia, che lo spettatore può assaporare minuto dopo minuto, lasciandosi avvolgere dall’atmosfera così garbata e gentile con cui La Ginestra riesce a presentarla.

Cambiandosi velocemente dietro un separé formato dagli armadietti della cella, il mattatore diventa don Michele, che in qualche modo chiude il cerchio di questo singolare percorso nel mondo carcerario. Il sacerdote, chiamato in tribunale nel ruolo di testimone, si lancia in una spiegazione del significato della confessione svelando, in modo ironico e divertente, delle inequivocabili verità.

Qualche frecciata alla politica, certi riferimenti all’attualità, una tagliente considerazione sulla realtà penitenziaria - dove, alla fine della giornata, i detenuti sono sempre e solo un numero -, alcuni richiami alla poesia e lo spettacolo vola via piacevolmente, e perché no, fin troppo velocemente, ricordandoci quanto sia facile ed affascinante perdersi nel magico gioco del palcoscenico nel momento in cui ci si trova di fronte ad un lavoro sentito, piacevole, intelligente. Repliche fino al 17 gennaio.

 

Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 10.30-21.00; domenica 16.00-18.00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Biglietti: intero € 22, ridotto € 17 (prevendita compresa). Capodanno € 60.00 ore 20.30 (spettacolo + cena a buffet + brindisi di mezzanotte. Prevendita compresa); € 42.00 ore 22.15 (spettacolo + brindisi di mezzanotte. Prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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