Macbeth - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Domenica, 23 Ottobre 2016 

In occasione del 400° anniversario della morte di Shakespeare, Franco Branciaroli si confronta di nuovo con “Macbeth”, dopo esserne stato già protagonista nell’edizione diretta da Giancarlo Sepe nel 1994. Lo spettacolo sarà in scena dal 18 ottobre al 6 novembre al Piccolo Teatro Strehler.

 

MACBETH
di William Shakespeare
traduzione Agostino Lombardo
regia Franco Branciaroli
scene Margherita Palli
costumi Gianluca Sbicca
luci Gigi Saccomadi
con Franco Branciaroli e Valentina Violo
e con Tommaso Cardarelli, Daniele Madde, Stefano Moretti, Livio Remuzzi, Giovanni Battista Storti e Alfonso Veneroso
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano - Teatro de Gli Incamminati

 

Il teatro trasforma in oro la corona più falsa ed in realtà il dramma più antico e fantasioso.

Lunghe barbe rosse e volti coperti, lunghe vesti e profezie, queste le forme della verità in Macbeth.
Le streghe profetiche.
Forme che si cullano nell’ ambiguità e ridono forte della fragilità umana dinanzi alla previsione.
E se quelle lunghe vesti e quei visi coperti, che chissà perché assumono più credibilità di un volto nudo, permettono all'ambizione di nascere e di accrescersi perché avverrà, sarai Re, avverrà, non c'è morale, non c'è pietà, che fermi il futuro Re.
Non c'è tempo per l'attesa, se deve accadere davvero che accada in fretta. La corona d'oro vero non aspetta la giusta e fortunata combinazione di eventi, aspetta solo il capo mio ed io che esso sia coperto.
Ora, nell'istante in cui l'orecchio si è posto all'ascolto del futuro inevitabile, tutto è perduto.
Il caos regna nelle menti di chi ha la bava alla bocca per il potere che conquisterà. Il caos regna nelle menti infette dalla possibilità di possedere, solo per causa d'una corona, popoli interi.

Macbeth, nel micromondo di una corte regale, mostra questo caos.
Il caos che scatena l'inversione di sessi, il re che si fa persuadere dalla moglie dal cuore virile all'apparenza, secondo cui uomo è chi guarda il fine non il mezzo, il caos che scatena le ambiguità della parola e degli sguardi scoscesi, il caos che deve concedere la possibilità di apparire sereni, per nascondere quel vortice di volontà cieca e di sete dietro occhi gentili e corretta retorica. Il caos che permette l'assassinio.
Macbeth uccide, persuaso dalla moglie, uccide. Due pugnali grondanti di sangue trafigge nel legno, si stende in terra e sa, solo allora, che non ci sarà corona preziosa abbastanza, popolo, regno, poteri, glorie belliche e banchetti sufficienti a corrompere una coscienza devastata.
Il dramma shakespeariano è quello dell'uomo che non mantiene salda la sua dualità di bene e di male nello spirito e che si lascia trascinare dalla possibilità di avere, di più, sempre di più.

I muri della scena sono nere lavagne la cui superficie non sarebbe sufficiente se re Macbeth e regina volessero scrivervi tutti i loro tormenti.
Non c'è acqua che cancelli, non c'è notte che porti consiglio, non c'è soddisfazione che possa scacciare i fantasmi agli occhi degli assassini.
Non c'è possibilità di guarigione dalla colpa, non c'è espiazione dall'omicidio passionale, passionale perché non c'è niente di più erotico di me sul trono. Non c'è salvezza da se stessi, chi ha ucciso e la mano peccatrice l'occhio l'ha vista, la mente l'ha guidata, non c'è perdono all'ambizione che si fa strada sul sangue.
Le lezioni si imparano sempre dopo. Macbeth vagherà nella solitudine e nel ricordo ossessivo dell'atto compiuto, la regina morirà nel tormento e nell'essere vittima di una virilità che aveva rubato ad un sesso che non era il suo.
In un istante un cuore cessa di battere ed in quello stesso istante una realtà si capovolge, il volere può attuarsi senza vincolo morale.

“Macbeth”, nella regia di Franco Branciaroli, con lo stesso Franco Branciaroli, Valentina Violo, Tommaso Cardarelli, Daniele Madde, Stefano Moretti, Livio Remuzzi, Giovanni Battista Storti e Alfonso Veneroso, pone lo spettatore in una ambigua posizione. Dalle poltrone pare sempre facile giudicare come è giusto agire, eppure, quando l'ambizione, il male e addirittura l'assassinio assumono, con la parola sola e gli ampi gesti dell'attore shakespeariano, sembianze così umane pare difficile ammettere che non saremmo state le regine che costringono il proprio re a mordere la mela più rossa, che non saremmo stati i re, cui bastò un discorso solo per sporcarsi le mani e per sentire già le ceneri dell'inferno su di esse, che non saremmo stati coloro che per vendetta uccidono o altri che tradiscono. Chi è alla poltrona abbandona la toga, viene spogliato da antiche poesie, si guarda un po' sotto la camicetta, apre un po' il colletto della giacca, sotto la collana, sotto la fede e sì, vi vede il proprio male ed il proprio esserne tremendamente attratti.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30 (salvo mercoledì 2 novembre, ore 15 per le scuole); domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 2 ore e 30 minuti più intervallo

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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