Macadamia Nut Brittle - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Domenica, 29 Aprile 2012 
Macadamia Nut Brittle

Dal 27 al 29 aprile. L’universo drammaturgico magmatico ed impetuoso di ricci/forte incontra le pagine letterarie di Dennis Cooper, romanziere, poeta e performer americano contemporaneo, intrise di torbide fantasie sessuali, morte, adolescenze problematiche, stordimento nei paradisi artificiali sintetici offerti dalle droghe. Il risultato è “Macadamia Nut Brittle”, atto unico lancinante ed appassionato, disturbante ed inquieto, osannato dalla critica ed accolto dal pubblico romano con entusiasmo straripante. Un viaggio alla deriva, senza scampo né approdo, nel coacervo di nevrosi, annichilimento e dolore in cui ci precipita la società massificata e consumistica, alla ricerca di un conforto nell’amore o nella famiglia che è però destinato inesorabilmente a svanire. Unico palliativo e rifugio l’imparare a vivere da soli, nell’arduo tentativo di intraprendere un processo identitario da difendere strenuamente dall’assedio del mondo esterno.

 

MACADAMIA NUT BRITTLE

di Stefano Ricci e Gianni forte

con Anna Gualdo, Fabio Gomiero, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori

movimenti Marco Angelilli

direzione tecnica Stefano Carusio

assistente regia Elisa Menchicchi

regia Stefano Ricci

una produzione ricci/forte
in collaborazione con Garofano Verde

 

Macadamia Nut BrittleNon vi è alcun dubbio sul fatto che il teatro di Stefano Ricci e Gianni Forte costituisca un unicuum nell’ambito dell’attuale panorama drammaturgico italiano; “Macadamia Nut Brittle” rappresenta probabilmente l’opera che ha segnato in maniera più indelebile il loro percorso di ricerca nei meandri dei linguaggi performativi e la loro lucidissima, impietosa ed emozionante analisi delle dinamiche relazionali umane. Lo spettacolo ha conosciuto una genesi decisamente inconsueta, su commissione: in occasione della sedicesima edizione della rassegna di teatro omosessuale Garofano Verde, tradizionale appuntamento dell’inizio dell’estate romana al Teatro Belli, il direttore artistico Rodolfo di Giammarco propone loro di costruire un testo, lavorando sul tema obbligato del romanzo contemporaneo; l’entusiasmo trascinante e l’ispirazione anticonvenzionale dei due artisti, allora insistentemente definiti dalla stampa come gli enfants terribles della nuova scena italiana, vengono immediatamente catturati da Chuck Palahniuk e Dennis Cooper, ma la scelta definitiva ricadrà sull’opera di quest’ultimo in quanto meno conosciuta, maggiormente affine a tematiche già indagate nella precedente produzione di ricci/forte quali il disagio esistenziale, l’incontenibile frenesia sessuale, la polverizzazione di ogni barlume di rasserenante certezza e l’incombente minaccia della morte, nonché contraddistinta da atmosfere di straziante dolore vicine al periodo drammatico da loro vissuto nel privato (le madri di entrambi proprio in quei giorni si stanno spegnendo in ospedale malate di cancro). In un convulso processo creativo durato appena venti giorni, a stretto contatto con i performer individuati per interpretare l’opera sul palcoscenico, germinano le schegge impazzite, i frammenti di emozione che vanno a comporre “Macadamia Nut Brittle”, progetto teatrale assolutamente moderno, privo di una trama codificata o di uno sviluppo narrativo chiaramente individuabile. Il debutto in forma di studio incontra un successo trionfale, che verrà replicato l’anno successivo all’atto della presentazione della forma compiuta del progetto al Pim Spazio Scenico di Milano e al Piccolo Eliseo di Roma, ratificando una conclusiva consacrazione del talento luminoso e coraggioso dei due drammaturghi, della straordinaria generosità e intensità della loro compagine attorale e di una squadra tecnico-artistica di primissimo livello ed in perfetta sintonia con la loro visione artistica. A due anni da quei giorni, dopo innumerevoli rappresentazioni nel nostro paese e la partecipazione a festival internazionali di grandissimo prestigio, lo spettacolo torna in scena nella capitale (stavolta al Teatro Palladium, cornice del RomaEuropa Festival che ormai da tempo segue con particolare attenzione questo originale ed imprevedibile percorso di ricerca e che, dopo aver presentato in anteprima il progetto completo delle sette “Wunderkammer Soap” nello scorso autunno, nel prossimo mese di ottobre ospiterà il debutto della nuova attesissima opera “ImitationOfDeath”, frutto dei laboratori residenziali condotti sui testi di Palahniuk) e l’alchimia irripetibile di Macadamia si ripete immutata.

Anna GualdoQuali i segreti di questo sconvolgente atto unico? Anzitutto il testo, impetuoso ciclone affabulatorio che si concretizza in monologhi dal dirompente lirismo, assecondando l’attitudine dell’opera riccifortiana a prediligere questo strumento espressivo, che affonda le proprie radici in una tradizione di ascendenza classica ed ancestrale, rispetto al’interazione dialogica. Il tutto declinato attraverso una parola estremamente duttile e ricercata, capace di plasmarsi in funzione delle esigenze espressive, trasmigrando dalle parentesi più auliche e poetiche degli istanti in cui i personaggi si abbandonano a riflessioni di carattere metafisico-esistenziale alla concretezza sanguigna, virulenta, infarcita di contaminazioni, neologismi e interferenze provenienti da altri linguaggi contemporanei - come quelli degli sms o delle onnipresenti serie televisive, costante termine di paragone per le nostre vite semplici e prive di solenni aspirazioni, se non quella di una modesta ricerca della felicità – delle parentesi in cui il reale deflagra in tutta la sua ferocia, insensibilità e tragicità. Un’intelaiatura drammaturgica che acquisisce linfa vitale, massiccia corporeità ed esplosivo dinamismo grazie alle travolgenti interpretazioni dei quattro attori in scena, in una perfetta sintonia frutto dell’adesione incondizionata a questo percorso artistico e di lunghi ed avventurosi anni di lavoro in ensemble; un processo di crescita e condivisione che ha tratto ricchezza e nutrimento dal confronto tra interpreti dalla formazione accademica e strutturata e performer che invece non hanno intrapreso un percorso canonico di preparazione tecnica preferendo una ricerca più diretta e viscerale, un confronto che ha condotto ad un cortocircuito di esperienze biografiche e professionali dal preziosissimo impatto.

Il Macadamia Nut Brittle è un delizioso gelato alla vaniglia costellato di noci macadamia caramellate: leccornia che, nell’immaginario drammaturgico di ricci/forte, assurge a simbolo della massificazione ed omologazione imperante, del consumismo sfrenato che permea in profondità le nostre esistenze irradiandosi dal tubo catodico sin dentro i meandri dell’affettività, dei rapporti umani, del sesso che smarrisce ogni connotazione romantica divenendo animalesco, volgare, meccanico, sterilmente artificiale e privo di senso; leccornia custodita in un vasetto colorato ed accattivante, specchietto per le allodole, proprio come il corpo deve inderogabilmente essere sempre atletico, perfetto e attraente, quasi plastificato, per conquistare l’ennesima vittima, in un torbido gioco di seduzione istantanea da chat o locale notturno che però nasconde, dietro l’obiettivo immediato di un selvaggio godimento sessuale, una ben più pressante e vitale esigenza di amore e condivisione.

Giuseppe SartoriAll’ingresso in platea siamo accolti dagli attori già sul palcoscenico, disposti in formazione verticale ed impegnati in movimenti sincronici che, se da un lato ricordano la gestualità caratteristica degli assistenti di volo nel segnalare le uscite di sicurezza prima del decollo, dall’altro possiedono anche una più che evidente connotazione sessuale. Questo l’incipit del racconto, a sottolineare sin dalla partenza dello sconvolgente viaggio che ci accingiamo ad intraprendere, che il sesso, così come nell’opera letteraria di Cooper, rappresenterà per i protagonisti la chiave essenziale a partire dalla quale interpretare e decodificare il reale, il presupposto su cui basare la nascita di ogni legame interpersonale. Le uscite di sicurezza indicateci si riveleranno però un pallido miraggio, il percorso a tutta velocità sin nel cuore dell’abisso non concederà alcuna possibilità di fuga, sino all’annientamento totale.

In un vorticoso susseguirsi di relitti devastati, speranze atrocemente disilluse, giochi d’infanzia deprivati dell’ingenuità originaria e insozzati delle bramosie di un’eterna adolescenza irrequieta e affamata incontriamo i tre sfrontati concorrenti, Macadamia (Andrea Pizzalis), Nut (Giuseppe Sartori) e Brittle (Fabio Gomiero), di un talent show giocato al massacro di cui sarà impeccabile e gagliarda maestra di cerimonie una risolutissima Wonder Woman (Anna Gualdo). La supereroina sacerdotessa dei rituali pagani che saranno celebrati dinanzi agli occhi attoniti del pubblico si disvela candidamente come una casalinga disperata priva di una propria forma autentica e della benchè minima voglia di crescere, completamente dissolta nel microcosmo delle serie televisive; per lei il sentimento d’amore è una detonazione incontenibile da urlare a squarciagola, sempre e nonostante tutto, e ce lo dimostra lanciandosi in un accorato monologo senza lasciarsi scoraggiare minimamente dal suo amato che la sevizia con crudeltà inaudita e disgustosa, la tira per i capelli, la prende violentemente a calci, le aggancia mollette al seno e alle ascelle, le sputa in viso, la lega con corde, la imbavaglia con abbondante nastro adesivo per cercare inutilmente di zittirla.

Infinite si rivelano le possibili declinazioni del sentimento d’amore: Nut vuole illudersi che l’ennesimo partner sessuale sia realmente innamorato di lui, desideri baciarlo appassionatamente e trascorrere l’intera vita assieme, come accade immancabilmente al cinema, mentre Macadamia si interroga invece su quale sia il rumore che resta di un amore dissoltosi e Brittle, arrendevole e autolesionista, racconta delle ricerche notturne di un sesso pericoloso, brutale e compulsivo, vivendo il dolore fisico che stordisce, le cicatrici, le violenze subite da parte del branco come una componente ineluttabile per evitare il soffocamento della quotidianità, d’altronde, ci interroga “non sarete mica di quelli che considerano l’amore come qualcosa per tutta la vita?”.

Giuseppe SartoriSesso isterico, spasmodico, insensato di corpi nudi si aggroviglia sul palcoscenico, adagiandosi su di un tappeto sonoro del tutto dissonante rispetto alla carnalità sorda e furiosa rappresentata, connubio che accentua l’effetto grottesco e straniante. Ci lasciamo poi attanagliare dal racconto lacerante di una donna che ha visto svanire improvvisamente tutti i sogni e i progetti sinora disegnati per il proprio futuro e che ha ricercato lo stordimento dei sensi in un incontro mordi e fuggi procacciato su internet; peccato che anche quest’ “ultimo barbablù rimediato in chat” si sia preso gioco di lei, cosicchè si troverà sola e disorientata nella notte opprimente della campagna romana, destinata a implodere, chiedendo che le telecamere si spengano finalmente sulla sua sofferenza insanabile ed urlando annientata un assordante “Esci fuori!”, non si sa se rivolto allo sconosciuto, al compagno di una vita che l’aveva abbandonata o a quel dio sordo e insensibile al suo spasimo.

Sul proscenio ha intanto luogo la cerimonia dei muffins, con i ragazzi che dispongono ordinatamente con meticolosa ed ossessiva precisione decine di pasticcini. Compare un imponente coniglio bianco, simbolo dei sogni infranti delle fiabe, che inizia ad aggirarsi disorientato per il palcoscenico; ben presto gli altri personaggi si avventeranno su di lui scuoiandolo vivo, mentre l’animale emette rantoli agghiaccianti, sino a stramazzare a terra cantando sommessamente “Minuetto” di Mia Martini al microfono che gli viene disposto accanto. I muffins vengono distrutti rabbiosamente inondando il palcoscenico, in una devastazione parossistica e bestiale; Macadamia, Nut e Brittle indossano cuffie da nuoto e tacchi vertiginosi dando vita a un trascinante numero da varietà musicale sulle note soul di “Dreamgirls”, mentre Wondar Woman indossa una candida tuta antinucleare, imbraccia un bizzarro macchinario e comincia ad irrorarli di sangue scarlatto. Vengono poi erette tre casupole con le effigi degli eroi dei cartoni animati, illuminate da fioche luci da campeggio; i quattro personaggi indossano delle maschere raffiguranti la famiglia Simpson, si rifugiano ciascuno in una delle casette, tranne la donna che raggiunge il proscenio restando a guardare le stelle. In fondo l’unica possibile strada per sopravvivere sarà quella di bastare a se stessi, intessere esclusivamente legami provvisori, non cedere mai alle lusinghe della speranza e del sentimento, utopie inutili, dannose e mortifere.

Giuseppe Sartori - Andrea PizzalisIncastonati in questi passaggi conclusivi dello spettacolo i due monologhi che ne costituiscono indubbiamente i momenti più strazianti e indimenticabili, in cui la parola, l’emozione, lo sconforto esistenziale senza appigli emergono limpidi e netti, al di là delle trovate registiche sorprendenti, del ritmo alterato e travolgente, del suggestivo apparato visivo e sonoro che accompagna l’intera performance. L’amore viene descritto come una fuga di gas che parte in maniera impercettibile per poi sterminare intere famiglie nel sonno, mentre il processo di elaborazione del lutto conseguente al naufragio di una storia ricorda da vicino la faticosa eliminazione di scorie cancerose che si annidano tra gli organi, preda di metastasi incontrollabili: “Il cuore? Un’attrezzeria sopravvalutata. I polmoni? Griglie elettriche per zanzare pronte a stecchire i ricordi dei momenti felici trascorsi assieme”. In quest’affascinante teorizzazione del vuoto esistenziale che deriva da un abbandono, Macadamia traccia con un pennarello sul corpo di Nut una vera e propria tavola anatomica, con la voce rotta dalle lacrime in un momento di grandissima intensità emozionale. Ancor più struggente il monologo conclusivo, a nostro parere vero nodo cruciale del testo drammaturgico. Affiora prepotentemente l’angoscia della malattia che aggredisce gli affetti più intimi, della morte ineludibile pronta a cancellare una donna, una madre tormentata ormai da sei mesi in un letto d’ospedale, e che simultaneamente ucciderà anche l’identità di suo figlio, incapace di concepire l’esistenza senza di lei, “questa donna non me l’aveva mai detto che da grande l’avrei vista andarsene, che truffa la famiglia”. E questi siamo tutti noi, in un mondo infame, cinicamente spietato e senza lieto fine, in cui per restare a galla è indispensabile “imparare a vivere soli, non serve a niente un’identità se manca il coraggio per saperla difendere”; l’ultima immagine raggelante è quella dei piedi gonfi dell’amatissima madre, frizionati dal padre con la consapevolezza che sarà una delle ultime volte che avrà l’opportunità di farlo. “Il mio rumore dell’amore è quello della gioia registrata, è quello dei legami provvisori, è quello che resta fino al fade out, titoli di coda”.

Cosa resta di “Macadamia Nut Brittle” allo spettatore quando esce dal teatro sulle note soverchianti di “Womanizer” di Britney Spears, quintessenza del pop più commerciale e plastificato? La distinta coscienza di aver assistito ad un’opera sontuosa, moderna, insolente, epica, terribilmente dolorosa ed ineffabilmente emozionante.

Macadamia Nut BrittleUn’opera che evidenzia alla perfezione il talento brillantissimo dei due drammaturghi, capaci di scandagliare i recessi dell’animo umano con una acutezza, una virulenza ed una forza espressiva tali da consentire loro di tradurre l’ispirazione desunta dalle fonti letterarie e dalle istanze biografiche personali in un messaggio universale che riguarda un po’ tutti noi, relitti alla deriva sempre pronti a confezionare un attraente teatrino umano ad uso e consumo della società. E capaci anche di muoversi su registri estremamente variegati, dal più drammatico e riflessivo a quello più sferzante ed ironico, come testimoniato egregiamente dal segmento centrale dello spettacolo in cui i quattro protagonisti, armati di vaschetta di gelato e cucchiaio, raccontano con estrema minuzia di particolari la loro ultima disavventura erotica in un gioco collettivo di improvvisazione iperbolica che attinge all’attualità, al gossip, alla nostra disarmante realtà quotidiana.

Come non tributare poi un doveroso omaggio ai meravigliosi artisti che traducono questa materia così ricca ed incandescente in travolgente azione scenica, fatto, emozione: Fabio Gomiero è sottile, preciso e vigoroso nel tratteggiare il personaggio forse più debole, preda di nevrosi e ormai smarrito lungo un sentiero di vita che potrà condurlo solo all’autodistruzione; Anna Gualdo, unica presenza femminile a cui è riservato l’arduo compito di bilanciare gli equilibri di una pièce evidentemente coniugata al maschile, non cessa di stupire per fermezza, lucidità, energia, versatilità timbrica - passando dal sussurro più sommesso all’urlo più straziante con incredibile naturalezza - ed interpretativa (e, in occasione della prima romana di Macadamia al Palladium, straordinarie anche la sua tenacia e professionalità nel portare avanti lo spettacolo nonostante l’incidente verificatosi a metà serata e il dolore alla gamba che a stento le consentiva di restare in piedi); Andrea Pizzalis, magnifico nel sapersi destreggiare con immutata convinzione ed efficacia tra i passaggi più beffardi e caustici e quelli drammaticamente dolenti, come il monologo della tavola anatomica cui regala tutta l’eleganza commovente della sua cifra attoriale colpendo decisamente nel profondo lo spettatore; infine Giuseppe Sartori, straordinariamente carismatico e maturo nonostante la giovanissima età, implacabile seviziatore e figlio devastato dall’agonia della madre, attore dalla cui padronanza espressiva, generosità, istintività e ricercatezza è impossibile non lasciarsi conquistare.

“Macadamia Nut Brittle” è un’opera da vedere, da cui restare estasiati o disturbati, sollecitati alla riflessione o travolti dal sentimento. Da recepire con animo aperto, senza sovrastrutture o preconcetti che portino a fermarsi all’apparenza di una confezione sfavillante e d’impatto; da vedere e rivedere, leggere e rileggere (il testo “Macadamia Nut Brittle (primo gusto)” è stato pubblicato da Titivillus) per apprezzare sino in fondo le innumerevoli e pregiate sfumature di un lavoro drammaturgico tecnicamente perfetto ed emotivamente dirompente.


Teatro Palladium - piazza Bartolomeo Romano 8, Roma (zona Garbatella)

Per informazioni: botteghino 06/57332768, dalle ore 16 alle 20 dal martedì alla domenica

Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 20.30, domenica ore 17

Biglietti: 15€

 

Prossimi spettacoli dell’ensemble ricci/forte

12/05/2012 Noto (Sr), Teatro Vittorio Emanuele - MACADAMIA NUT BRITTLE

26/05/2012 Chisinau (Moldavia), Bitei Festival - TROIA'S DISCOUNT

30/05/2012 Bruxelles, Trouble Festival_Les Halles - WUNDERKAMMER SOAP #2_FAUST

31/05/2012 Bruxelles, Trouble Festival_Les Halles - WUNDERKAMMER SOAP #1_DIDONE

01/06/2012 Bruxelles, Trouble Festival_Les Halles - WUNDERKAMMER SOAP #5_ERO/LEANDRO

07/06/2012 al 08/06/2012 New York, QNY International Arts Festival - MACADAMIA NUT BRITTLE

14/06/2012 al 15/06/2012 Wiesbaden, New Plays From Europe 2012 Biennale - GRIMMLESS

20/06/2012 al 22/06/2012 Torino, Festival Colline Torinesi - PINTER’S ANATOMY

26/06/2012 Racconigi (Cn), Festival La Fabbrica delle Idee - MACADAMIA NUT BRITTLE

24/10/2012 al 28/10/2012 Roma, Romaeuropa Festival - IMITATIONOFDEATH

09/11/2012 al 10/11/2012 Udine, Teatro Palamostre - IMITATIONOFDEATH

13/11/2012 al 18/11/2012 Milano, Piccolo Teatro Studio - IMITATIONOFDEATH

 

Articolo di: Andrea Cova

Foto di: Daniele e Virginia Antonelli, Mauro Santucci

Grazie a: Francesca Venuto, Ufficio stampa RomaEuropa Festival

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Sul web: www.ricciforte.com - http://romaeuropa.net

 

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