Ma…stiamo tutti bene? - Teatro della Memoria (Milano)

Scritto da  Sabato, 14 Giugno 2014 

Piccoli Ponghi crescono. Ciascuno di loro riuscirà, con l’ottimismo della volontà e della ragione, a conquistare nel tempo la propria fisionomia da attore, quei caratteri peculiari che permettono a un interprete di essere unico e inimitabile. Ma ciò può avvenire solo grazie all’aiuto di un maestro: Massimo Pongolini li sta prendendo per mano uno a uno e, a giudicare dai risultati, sembra proprio che stia facendo bene il suo lavoro. Parliamo dei giovanissimi protagonisti di Ma…stiamo tutti bene?, andato in scena al Teatro della Memoria la sera (afosissima) del 10 giugno.

 

Gruppo Teatro Giovani presenta
MA…STIAMO TUTTI BENE?
testo e regia di Massimo Pongolini
con Diego Bennici, Giorgio Canziani, Gloria Fontana, Chiara Giudici, Stefano Mancinelli, Ilaria Pusca, Luca Secchi, Stella Sibilio, Silvia Zhugli, Edoardo Zurlo

 

Parliamo di Diego Bennici, Giorgio Canziani, Gloria Fontana, Chiara Giudici, Stefano Mancinelli, Ilaria Pusca, Luca Secchi, Stella Sibilio, Silvia Zhugli, Edoardo Zurlo. A dispetto di quanti vorrebbero confinare l’adolescenza in una brodaglia indistinta, questi ragazzi sono la conferma che anche in tenera età si può interiorizzare un discorso complesso come quello proposto dal regista: il confine, molto labile, tra normalità e follia. Dieci persone “diversamente normali” si ritrovano insieme dentro un luogo chiuso non definito. A un primo sguardo, osservando le dinamiche bizzarre che si instaurano tra loro, lo spettatore potrebbe dire: “Wè, son ben strani questi tipi qui”. Ma con quale diritto una persona può conferire a un’altra la patente di anormale? C’è forse un metro oggettivo, da seguire tassativamente, attraverso il quale ci si può autodefinire sani di mente? Naturalmente no. La società - da sempre eh, mica da oggi - opera questo tipo di discriminazioni perché ha una paura fottuta delle diversità. Il diverso non è inquadrabile con immediatezza, perciò spaventa. Le dieci figure ideate da Pongo sono state escluse dal consesso civile perché hanno osato proporre la propria personalità creativa senza filtri censori. Questi dieci personaggi non sono in cerca d’autore, perché loro stessi si sono già scritti il copione da soli, con tutte le conseguenze drammatiche che comporta questo libero arbitrio.

Capite insomma che Pongo ha chiesto alla sua compagnia di maneggiare una materia incandescente: fior di sociologi, psicologi, psichiatri hanno provato, con la faccia seria, a fornire una risposta definitiva ai quesiti complicati che questo spettacolo stempera con il sorriso. Massimo rispetto per chi, con onestà intellettuale, porta avanti le proprie teorie supportate da anni di studio; ma altrettanto rispetto per un autore come Pongolini che predilige la chiave della comicità. Ma…stiamo tutti bene? è un lavoro riuscito perché lo hanno interpretato dei ragazzi. I quali, per ragioni anagrafiche, possono permettersi - beati loro - di fronteggiare i problemi più spinosi della vita con spirito giocoso. Un adulto risulterebbe meno efficace: ha troppe appannature nello sguardo, troppe sconfitte e delusioni somatizzate con fatica. Un uomo o una donna di età matura, per forza di cose, è più portato a proporre il tema normalità-follia con toni drammatici; quando ad esempio si accosta a una figura drammatica come Vincent Van Gogh ne comprende fino in fondo la disperazione, si immedesima nel suo carattere tormentato e gli viene da piangere. Invece, guardate un po’ che privilegio possiede un adolescente: lambisce i dolori dell’autore dei Girasoli senza farsene contagiare; mantiene un certo distacco ironico e autoironico anche di fronte alle tragedie, perché ha una vitalità sterminata che nessuno gli potrà levare. Il comico milanese ha avuto insomma un’ottima intuizione: ha compreso che questo testo era pane per i denti del suo dream team giovanile.

Nel complesso, a noi come spettatori è parso uno spettacolo di qualità, privo di ammaccature visibili a occhio nudo. L’autocritico - giustamente autocritico - regista invece è convinto che ci fosse qualche imperfezione qui e là. È giusto non eccedere negli autocompiacimenti, ma a patto che nel contempo sia orgoglioso del lavoro che hanno fatto i suoi allievi. Senza dubbio in futuro ci saranno delle correzioni da apportare a livello di dizione, di movimenti, di padronanza scenica, ma stiamo parlando davvero di minuzie, caro Massimo. In rapporto alla loro età, parliamo di minuzie. Quello che rimane nella mente degli spettatori è l’affiatamento tra i protagonisti; la presa per i fondelli dell’universo pop (in particolare, esilarante l’irriverenza verso l’ineffabile Mike Bongiorno); il paesaggio umano variopinto, dalla donna che si eccita coi cannoneggiamenti al povero cristo che cerca solo un po’ di silenzio.

I ragazzi di Pongo hanno incarnato dei numeri primi, in tutta la loro solitudine. A forza di impersonare numeri primi, presto o tardi diventeranno dei numeri uno. 

 

Teatro della Memoria - via Cucchiari 4, Milano
Orario spettacoli: 10 giugno ore 20.45 


Articolo di: Francesco Mattana

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