Ma - Piccolo Teatro Studio Melato (Milano)

Scritto da  Domenica, 06 Novembre 2016 

Dal 2 al 10 novembre. Partendo dalla prima sillaba della parola mamma, al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano Antonio Latella ci guida verso un viaggio-monologo nell’opera di Pasolini, dove c’è sempre la figura della madre: nel teatro, nella letteratura, nelle parole, nelle immagini, nei film. Spetta alla voce e al corpo di Candida Nieri cucire insieme tutte quelle madri che PPP ha creato e raccontato, per tracciare una possibile unica figura racchiusa in quel “Ma”: il suo dolce diminutivo eppure, anche, l’inizio del dubbio.

 

MA
drammaturgia Linda Dalisi
regia Antonio Latella
con Candida Nieri
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche Franco Visioli
luci Simone De Angelis
produzione stabilemobile compagnia Antonio Latella
coproduzione Festival delle Colline Torinesi in collaborazione con Centrale Fies, NEST

 

Nel momento in cui si entra in sala, senza sapere niente, verrebbe spontaneo affermare con certezza che quelle scarpe giganti indossate da Candida Nieri - la prima cosa che stuzzica la curiosità dello spettatore - sono lì così invadenti proprio per rappresentare, nella maniera più diretta e concreta, la figura della madre: qualcosa di grandissimo, ben piantato a terra, che fa rumore, che determina il cammino, a volte persino qualcosa di ingombrante.

La madre dello scomodo Pasolini e la figura della madre secondo lo scomodissimo Pasolini in realtà è molto di più: è la Ma’, quella parola che funge anche da congiunzione avversativa. Allora è dolore, sordità, impotenza di fronte a un figlio inadeguato, Ma allo stesso tempo è lotta e amore totalizzante, è qualcosa in cui identificarsi, è una Madonna ai piedi della Croce (vedi Il Vangelo secondo Matteo) ed è “figlia, dopo che madre”.

C’è qualcosa di semplice che comincia a scena aperta, con l’attrice seduta e circondata da una scenografia spoglia Ma si alternano urla di dolore, lamenti, sequenze cinematografiche che riempiono il teatro. C’è un lungo silenzio iniziale Ma poi ci sono le suppliche di “colei che lo ha accompagnato nella fuga dalla banalità coatta del vivere quotidiano” amplificate al microfono. Si tessono citazioni continue della vita e delle opere di Pasolini, come se fosse un SOS a intermittenza identificato da quel PPP (Pier Paolo Pasolini o primissimo piano) che ogni tanto viene fuori dall’affanno del suono della voce della pluripremiata Nieri, l’attrice che non rivolge quasi mai lo sguardo a chi la osserva, per poi applaudirla.

Reagisce il pubblico, toccato dalla semplice e passionale crudezza del monologo che sfiora nervi che non sanno difendere più in nessun modo un dolore profondo, come quello di una madre di fronte alla morte di un figlio. Prima del finale che quasi rimanda a Charlie Chaplin, con quella goffa camminata fino a sparire, con i piedi in prima posizione, e prima dell’ultimo, tenerissimo momento, quando si illuminano solo un paio di scarpette di “figlio, dopo che madre”, c’è il tempo di una riflessione sul viaggio compiuto nell’opera dello scrittore e nel suo percorso. Da Pasolini figlio, uomo e intellettuale, a Pasolini corpo, quello lasciato a terra in una periferia la sera del 2 novembre, stesso giorno in cui al Piccolo Teatro, dove il cartellone non lascia niente al caso, c’è stata la prima dello spettacolo, in scena per poco più di una settimana, in attesa del nuovo Latella di gennaio, con il suo Pinocchio.

 

Piccolo Teatro Studio Melato - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0242411889
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 70 minuti senza intervallo

Articolo di: Andrea Dispenza
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

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