M’accompagno da me - Teatro Sistina (Roma)

Scritto da  Sabato, 20 Maggio 2017 

Debutto in grande stile per Michele La Ginestra che, diretto da Roberto Ciufoli, torna dopo sedici anni sul palco del Teatro Sistina, proponendo per l’occasione il suo divertente ed emozionante one-man-show «M’accompagno da me». Tanti i personaggi che si succedono all’interno di un’ambientazione che riproduce la cella di un carcere. In scena, una band che suona dal vivo ed un gruppo di quattro validissimi performer. Repliche fino al 21 maggio.

 

Il Sistina presenta
M’ACCOMPAGNO DA ME
di Michele La Ginestra
con Michele La Ginestra
e con Andrea Perrozzi, Gabriele Carbotti, Ludovica Di Donato, Alberta Cipriani
collaborazione ai testi Alessandro Prugnola, Salvatore Ferraro, Adriano Bennicelli e Roberto Ciufoli
musiche originali Andrea Perrozzi e Salvatore Ferraro
arrangiamenti musicali Andrea Perrozzi e Davide Spurio
movimenti coreografici Rita Pivano
regia Roberto Ciufoli

 

Si può dire che è originale come opinionista e che è un conduttore televisivo brillante e gentile, si può aggiungere che è accattivante nel ruolo di testimonial pubblicitario e che emerge bene nelle fiction. Ma è sulle tavole del palcoscenico che Michele La Ginestra dà il meglio di sé. L’attore romano torna adesso ad esibirsi al Sistina, uno dei teatri più prestigiosi della capitale, a sedici anni di distanza da quando l’indimenticabile Pietro Garinei lo volle nei panni di Rugantino, maschera romana per eccellenza. Stavolta, però, il direttore artistico del Teatro Sette si esibisce in un particolarissimo lavoro già collaudato nel corso della passata stagione ed infiocchettato a dovere per il debutto nel tempio della commedia musicale italiana.

Nella nuova avventura, l’artista è coadiuvato da quattro bravissimi performer - Andrea Perrozzi (anche autore delle musiche), Gabriele Carbotti, Ludovica Di Donato e Alberta Cipriani - che, con i loro stacchetti canori e coreografici, danno il giusto ritmo all’esibizione e intervallano in modo eccellente i vari quadri scenici.

«M’accompagno da me» è un one-man-show di tutto rispetto in cui il protagonista scivola con leggerezza da una figura all'altra caratterizzando ciascuna ora con un dialetto ora con un vezzo o con un difetto. Ma il fil rouge che unisce tutti i personaggi è costituito dal fatto che si parla di individui che si muovono nell’aula di un Palazzo di Giustizia in veste di testimoni o di imputati costretti a difendersi dall’accusa di aver commesso un qualche reato penalmente perseguibile.

La rappresentazione prende subito una piacevolissima piega, che dalla risata mai scontata fluisce lentamente verso pendii più poetici aprendo il varco a momenti di commozione tanto graditi quanto inaspettati. Ma, ad un’attenta lettura, che l’inclinazione sia questa lo si può intuire già dall’inizio quando viene introdotto il primo detenuto, dotto ed educato, rivoltosi ai compagni di cella con i sonetti de «La fondazione di Roma» di Cesare Pascarella. Un escamotage, peraltro, che ci manifesta l’amore dell’interprete per Roma e per la romanità, e che ci rivela quanto il teatro possa essere il mezzo per raccontare qualcosa di sé, del proprio modo di essere, delle proprie fobie e dei propri ideali.

L’idiosincrasia per il cellulare, o meglio, per l’uso dissennato che se ne fa senza rispetto per la presenza altrui, viene inserita da La Ginestra tramite lo sgrammaticato avvocato meridionale difensore di un attore condannato per lesioni, a causa della sua pessima abitudine di colpire con una biglia di acciaio a mezzo fionda i glutei degli astanti. La loro colpa? Non aver spento lo smartphone durante la mise en scene. Altro tema introdotto, poi, è quello delle scritte sui pannelli luminosi stradali, considerate a dir poco bislacche, causa di problemi per l’ignaro, simpatico ed arguto professionista della Comunicazione traferitosi nella città eterna dalla razionale Milano.

Divertenti, e a tratti esilaranti, le eroine del mondo delle fiabe, riproposte in chiave quanto mai irrispettosa: Cappuccetto Rosso, è una bambina caustica ed irriverente; Biancaneve è una hippie alle prese con sostanze psicotrope; la moglie di Mangiafuoco, arrivata al settimo figlio, è una mamma rassegnata a dover fare i conti con un neonato oltremodo aggressivo.

Spassoso è il saggio Archimede, nullafacente e nullatenente, anche un po’ alcolizzato, ma fonte di tanta saggezza popolare. Delicata, invece, è la conoscenza del balbuziente Giulio, un giovane writer che vive in una casa ricavata da un ex lavatoio a san Lorenzo. Lui, un po’ estromesso da una realtà entro cui si muove con inadeguatezza, si appropria di riflesso degli odori, delle musiche, degli amori e delle sensazioni altrui. La storia, piena di dolcezza e di garbo, lascia il posto ad una scena in qualche modo centrale nell’ambito del testo: il momento in cui La Ginestra si espone trovando l’occasione per urlare, con il suo usuale modo gentile e non invadente, il proprio inno alla vita, il diritto dell’embrione a venire al mondo, a crescere, a trascorrere un’esistenza che gli consenta di avere la chance di scegliere cosa essere e cosa voler diventare.

A chiudere il cerchio, è il famoso don Michele, largitore di consigli prematrimoniali e messaggero del valore della confessione che, lungi dall’essere uno smacchiatore, è il momento opportuno per esaminare la propria coscienza allo scopo di imparare ad avere una maggiore onestà, quantomeno a livello morale e intellettuale.

Insomma, la vicenda propone un mix di personaggi piuttosto atipici, alcuni anche un po’ improbabili e pittoreschi, ma che con le loro specificità offrono il destro per parlare della multicolore natura umana, non sempre ben compresa o accettata, ma che ci cammina a fianco in ogni momento della nostra quotidianità.

«M’accompagno da me» è un insieme di emozioni, di risate, di momenti di riflessione su piccole e grandi verità. Arricchito quanto basta per il suo approdo al Sistina, è una sorta di prosecuzione ideale di «M’hanno rimasto solo», allestito negli anni passati in vari spazi della città: dal Sette, dove è nato, al Golden, dalla Cometa al Centro Elsa Morante.

Diretto da Roberto Ciufoli, quest’ultimo allestimento è un prodotto ben congegnato che si avvale della presenza di un ensemble musicale e di un valido gruppo di interpreti. Michele La Ginestra si cimenta in quella che potrebbe essere definita una delicata partitura che riverbera e rimanda come in un gioco di specchi le sue molteplici sfaccettature di artista e che gli consente di dimostrare di aver fatto un grande salto nel suo percorso di formazione e maturazione professionale.

 

Teatro Sistina - via Sistina 129, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4200711, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00 - domenica dalle 11.00 alle 19.00
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17; sabato 20 maggio ore 17 e 21
Biglietti: poltronissima € 44, poltrona e prima galleria € 39.50, seconda galleria € 34, terza galleria € 27.50

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Federica Fresa, Ufficio stampa Teatro Sistina
Sul web: www.ilsistina.it - www.facebook.com/teatrosistinaroma - www.twitter.com/teatrosistina

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