Louise Bourgeois: Falli, Ragni e Ghigliottine - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Martedì, 02 Ottobre 2012 

Louise Bourgeois

Nell’accogliente sala del Teatro Belli di Roma, nel cuore di Trastevere, è andato in scena lo spettacolo “Louise Bourgeois: Falli, Ragni, e Ghigliottine - 98 anni e mezzo di vita dell’artista”.Un monologo, intensamente interpretato da Margherita Di Rauso, che è la narrazione storica, ma soprattutto emotiva e psicologica, della vita di un’artista: Louise Bourgeois (francese di nascita, americana di adozione, mancata all’età di 98 anni nel maggio del 2010), che si è distinta per la sua personalità complessa, forte e fragile, rigorosa e anticonvenzionale, lucida e folle.

 

 

Madira - Teatroevoci presenta
LOUISE BOURGEOIS: FALLI, RAGNI E GHIGLIOTTINE
98 anni e mezzo di vita dell’artista

scritto e diretto da Luca De Bei
con Margherita Di Rauso
costumi di Lucia Mariani
assistente alla regia Fabio Maffei

 

Famosa per le sue sculture bizzarre e irriverenti: i falli, i ragni e le ghigliottine che danno il titolo allo spettacolo e che identificano non soltanto la sua produzione artistica ma i demoni interiori, le angosce, le paure, forse mai risolte, di un animo fortemente turbato dai traumi dell’infanzia. Creare per sopravvivere, per oggettivizzare i traumi interiori, materializzarli per poterli estirpare da sé e poterli maneggiare, distruggere. Questo è lo spirito con cui Luoise Bourgeois ha realizzato le sue opere: fare arte per esorcizzare la paura e il dramma infantile. Così le opere diventano non un fine (“il mercato è la morte dell’arte, io non ho venduto ma ero libera”) ma un mezzo. Un mezzo per trasferire nella materialità delle sculture i suoi fantasmi interiori e fare i conti con il passato, senza mai rimuoverlo del tutto ma usandolo, semmai, per osare dove nessun artista aveva mai osato, evocando immagini che nessun artista aveva mai rappresentato.
Una personalità fortemente turbata dal rapporto con il padre, per il dolore che egli le inflisse colpevolizzandola di essere nata femmina, e per il senso di abbandono sviluppato in un periodo in cui fu costretta ad accompagnare la madre a cercarlo per ospedali, essendo stato ferito in guerra. Visse questa assenza come una volontà di abbandono, e la paura dell’abbandono – sia consentito il gioco di parole – non l’abbandonerà mai più.
La trasposizione scenica della vita, soprattutto interiore, di questa artista geniale e provocatoria scelta dal regista Luca De Bei ha come punto di partenza proprio le sue opere; raccontare la genesi dell’opera per mettere in scena il bisogno, o più propriamente, il disagio psicologico da cui trae origine. Intento espressamente dichiarato in un’intervista rilasciata qualche giorno fa, proprio sulle pagine di questo stesso sito, in occasione dell’andata in scena di un altro lavoro, altamente introspettivo e attento alle pieghe psicologiche dei personaggi, che lo stesso De Bei ha diretto in questi giorni al Teatro La Cometa: “L’uomo della sabbia”.
In un allestimento scenico ridotto all’essenziale prende avvio il racconto della vicenda esistenziale di una donna che ha fatto dell’arte, più che una terapia, un atto di sopravvivenza.
Margherita Di Rauso, nei panni di Louise Bourgeois ormai anziana, accoglie il pubblico in proscenio a sipario chiuso. In un discorso espresso a tratti in francese a tratti in inglese (a ricordare le sue origini e il suo trasferimento negli Stati Uniti dove si stabilì fino alla morte) rivolto agli spettatori e con la voce della traduttrice fuori campo, si esprime con fare burbero, diretto, pungente. Forse a ricordare l’atteggiamento instabile e aggressivo che ebbe con la storica dell’arte Amei Wallach e la regista Marion Cajori quando, nel 1993, vollero girare un documentario sulla vita della scultrice: "Non è stato facile" racconta Amei Wallach. "Louise è umorale: a volte ci aspettava, altre ci cacciava, altre copriva l'obiettivo della cinepresa con le mani; a volte ci rendeva la vita impossibile, altre ci spiazzava con vere performance preparate per noi. Ma nel corso dei mesi siamo diventate amiche e lei si è svelata sempre di più".
Da questo momento, dismessa la maschera che ne invecchiava il volto e aperto il sipario, la personalità complessa e sofferente comincia a svelarsi anche nella finzione scenica: dura e fragile, energica e depressa, forte e vulnerabile. Margherita Di Rauso si esprime con forza e incisività, mai sovrapponendo questi elementi alla fragilità emotiva e psicologica che sempre coesiste nei racconti, a volte deliranti, che attingono dai ricordi dell’infanzia vissuta.
Molto toccante e intensa sotto il profilo recitativo la scena in cui la protagonista rivive la paura dell’abbandono; in una originale e coinvolgente trovata scenica scrive su dei fogli, in modo quasi ossessivo e ossessionato, la frase “Non mi abbandonare”. Scende in platea angosciata e porge i fogli, con l’implorazione insita nel messaggio, a persone scelte tra il pubblico.
Con grande forza recitativa torna sul palco a raccontare della simbologia delle sue opere: i ragni enormi a rappresentare il senso di protezione materno; nomina infatti queste sculture imponenti e fragili al tempo stesso “Maman”. Poi i falli, provocatori e irriverenti, realizzati per esorcizzarne la privazione di cui suo padre la considerava colpevole, e con i quali amava farsi fotografare tenendoli sottobraccio.
Dissacrante, ironico, bizzarro, ma non privo di bruciante malinconia il racconto in cui narra del cesto in cui la madre raccoglieva i genitali tagliati di netto ai putti rappresentati negli arazzi (i genitori ne erano restauratori), una vera e propria evirazione.
Un leggio posto a lato del palco, unico elemento scenico insieme a una sedia che diventa bersaglio e strumento dell’enfasi rabbiosa e vulnerabile, testimonia una delle opere più rappresentative, “La distruzione del padre”, un atto simbolico e cruento in cui la scultrice immagina di sedere a tavola con la famiglia, smembrando e cibandosi del genitore.
Con grande vigore ed energia si esprime la protagonista nel racconto della riproduzione della casa d’infanzia, realizzata per poterla distruggere, per poter dare un taglio netto al passato che essa racchiude. Sulla sommità della scultura, a simboleggiare questo atto di distruzione, realizza una ghigliottina. E poi la tana, “Articulated Liar”, realizzata come strumento di protezione o come nascondiglio, tenuta in piedi dal vortice di energia circolare che si propaga da un pannello all’altro che, se staccati tra loro, non starebbero in piedi.
L’interpretazione di Margherita Di Rauso è delicata ma energica e carismatica; del resto, come lo stesso regista ha dichiarato, il testo è stato scritto su misura per lei, sfruttando le potenzialità di questa attrice eclettica, intensa, forte e mai banale. La regia di Luca De Bei, essenziale e profonda, dalla connotazione stilistica fortemente riconoscibile, pone al centro della drammaturgia la psicologia complessa del personaggio, in un amalgama di fragilità e senso di solitudine, paura dell’abbandono e ricerca spasmodica di un equilibrio interiore.
In un finale molto intenso Louise/Margherita si interroga sentitamente sul senso della vita chiedendosi, in una riflessione esistenziale sofferta e tormentata, perché mai tra paure, angosce, e dolori che la vita ineluttabilmente ci riserva restiamo sempre così attaccati ad essa. La risposta è nell’istinto di sopravvivenza che l’artista ha sublimato nelle sue opere, ma – non da meno – nell’affermazione con la quale Margherita Di Rauso, avvicinandosi verso il pubblico, conclude delicatamente e intimamente la sua magistrale performance “…ho amato il viaggio, non ricordo la meta…ma non ha importanza”.
Il pubblico applaude.
L’esperimento ambizioso, scelto da De Bei, di coniugare l’arte teatrale prendendo spunto da una forma d’arte figurativa come pretesto per scandagliare i meandri dell’inconscio del personaggio e le dinamiche esistenziali che da esso scaturiscono, risulta ottimamente riuscito.

 

Teatro Belli – piazza di Sant'Apollonia 11, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5894875
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: intero € 18,00 - ridotto € 13,00

 

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Ufficio stampa Compagnia
Sul web:
www.teatrobelli.it

 

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