Lo zoo di vetro - Tieffe Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Lunedì, 13 Gennaio 2014 

Dal 9 al 26 gennaio. Regia pulita, di grande equilibrio, in grado di valorizzare un testo di ineffabile poesia: tripla prova per Arturo Cirillo che firma la regia, incarna uno dei personaggi centrali e interpreta il ruolo di narratore che sottolinea e amplifica la vocazione al teatro di parola. Un adattamento che, senza stravolgere l’originale, lo attualizza, lo lascia parlare a noi e lo italianizza, rendendolo un testo universale. Ottime le interpretazioni, forti senza essere sopra le righe. Una sorpresa per me Arturo Cirillo che non avevo avuto ancora il piacere di conoscere, una conferma invece il talento di Milvia Marigliano.

 

 

 

 

Produzione TieffeTeatro presenta in prima nazionale
LO ZOO DI VETRO
di Tennessee Williams
traduzione di Gerardo Guerrieri
con Milvia Marigliano (Amanda), Monica Piseddu (Laura), Arturo Cirillo (Tom), Edoardo Ribatto (Jim)
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Mario Loprevite
assistente regia Giorgio Castagna
assistenti scenografo Elena Beccaro e Denise Carnini
regia Arturo Cirillo

 

 

La scena si apre nella penombra e così rimane, con la luce che si apre solo in certi momenti su un soggiorno modesto con un divano sul quale troviamo Arturo Cirillo che fuma e comincia la sua narrazione in un’immagine che ricorda una seduta psicoanalitica, e in parte è anche così. Pochi mobili, e un tavolo in formica rossa attorno al quale si svolgono le scene. Il giradischi che suona vecchie canzoni lasciate dal padre, quel divano che di notte diventa un letto e una cassetta che contiene l’unica passione della sorella, Laura, una collezione di animaletti in vetro, lo zoo di vetro: sono i punti cardinali della scena. L’io narrante sostiene di avere assi nelle maniche e doppie tasche ma di non essere un prestigiatore, piuttosto uno che narra la verità anche se non con tono di realismo perché si tratta di sentimenti e di ricordi che illuminano tenuemente lo spazio. L’unità scenica, la continuità di tono, questo narrare intimo, danno il senso al dolore che crea ossessioni e divora il futuro condannando i personaggi alla sconfitta.

 

Il grande assente è il padre che se n’è andato perché, impiegato ai telefoni, si è innamorato delle distanze, lasciando solo qualche disco e una cartolina senza recapiti con scritto ‘Salve. Addio’. A partire da quell’abbandono si sviluppa il dramma de’ Lo zoo di vetro; è “una pièce della memoria”, secondo la definizione dello stesso Tennessee Williams, cioè un testo dalla doppia natura: realistico nella descrizione dei rapporti tra i personaggi, ma totalmente onirico rispetto al tempo della vicenda e al tempo della sua rappresentazione. Potente messa in scena dell’atto del ricordare e del rapporto con il passato come luogo del rimpianto: “Il futuro diventa presente, il presente passato, e il passato un eterno rimpianto” si afferma nel testo.

 

Al centro della vicenda il fallimento di una famiglia: una madre che vive ancorata al ricordo di una giovinezza dorata, un gruppo di ex-giovani ormai senza più età, lei che aveva avuto in un pomeriggio di domenica ben 17 pretendenti mentre ha scelto quell’uomo di modeste condizioni.

 

“I testi di Williams – secondo quanto ci racconta lo stesso regista - e in particolar modo Lo zoo di vetro, mi ricordano il teatro di un autore a me molto caro: Annibale Ruccello, che infatti cita spesso lo scrittore americano tra i suoi amori letterari. Come in Ruccello vedo qui dei personaggi violentemente attaccati alle proprie illusioni, come la madre, la signora Amanda Wingfield, centro ed origine di tutte le patologie, ma vittima lei stessa del confronto con le spietate leggi della realtà”.

 

Troviamo poi l’alcolismo, la solitudine, l’assenza del padre, la giovinezza come un tempo perduto, tutti temi universali, che la maestria dell’autore rende condivisibili dal pubblico di oggi come del passato, in America, come in Italia.

 

“Credo che come per tutti gli autori teatrali molto autobiografici, anche se in un modo misterioso e metaforico, si debba ricercare una propria personale narrazione, fare dei personaggi degli altri possibili noi stessi. Come credo che facesse Tennessee Williams, soprattutto con le sue eroine, eroine destinate all’insuccesso e alla solitudine, relegate a vivere nel teatro, e a risplendere ad ogni nuova accensione della luce su di loro”, ha aggiunto Arturo Cirillo.

 

Molto intenso il rapporto tra Tom e la sorella, che cerca di proteggere dalla stessa madre ma anche di scuotere dolcemente, forse senza troppa convinzione, che non vuole vederla zoppa, così timida, indifesa e persa nel suo mondo chiuso all’esterno e ossessiona dunque con la ricerca di un marito. Forte lo scontro tra madre e figlio, perché la prima riversa su Tom tutta la sua insicurezza e le responsabilità che dovrebbero essere proprie di un padre. Quel figlio che ama teneramente e che pure vede come il ritratto del padre: uno di quelli che invece di andare a vedere il mondo si rifugia nel cinema e nel suo bisogno d’avventure, finché si perde innamorandosi delle distanze anche se in un finale aperto e in parte onirico, nel suo girovagare di città in città, casualmente incontra la sorella che non riesce a dimenticare.

 

La vicenda ha una diversione quando Tom decide di invitare finalmente un pretendente, Jimmy, collega di magazzino ma ambizioso; per un attimo sembra di volare, di poter vedere quella crisalide, chiusa nel bozzolo, diventare farfalla, ma il sogno si infrange in un attimo come quel piccolo unicorno di vetro quando si scopre la realtà…Non c’è inganno, solo l’amara disillusione della vita che spesso non lascia scampo. C’è uno scoramento senza cinismo. La regia di Cirillo non addolcisce la pillola ma non mortifica l’anima e lascia una vena lirica.

 

Un bel lavoro. Senza nulla da eccepire, pulito, rigoroso, con una bella ricostruzione anche dell’ambiente. Indovinati i ruoli.

 

 

Tieffe Teatro Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19, sabato dalle 16 alle 19
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21, mercoledì ore 19.30, domenica ore 17
Biglietti: intero 25 €, ridotto >65 anni 12,50 € (residenti a Milano), ridotto <25 anni: 15 € (residenti a Milano), ridotto <14 anni 12,50 € (prevendita 1,50 euro)



Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ippolita Aprile, Ufficio stampa Tieffe Teatro Menotti
Sul web: www.tieffeteatro.it

 

 

TOP