Lo zoo di vetro - Teatro dell'Angelo (Roma)

Scritto da  Sabato, 28 Novembre 2015 

Al Teatro dell'Angelo, dal 13 al 22 novembre, una magnetica Pamela Villoresi è stata protagonista de "Lo zoo di vetro" di Tennessee Williams, con la regia di Giuseppe Argirò, e con Elisa Silvestrin, Maurizio Palladino ed Alberto Caramel. Una storia suggestiva, emozionante, poetica che ancora oggi ci appartiene.

 

Compagnia Molière presenta
LO ZOO DI VETRO
di Tennessee Williams
con Pamela Villoresi, Elisa Silvestrin, Maurizio Palladino, Alberto Caramel
regia Giuseppe Argirò
musiche originali Luciano Francisci
luci Francesco Barbera
proiezioni video Claudio Ammendola
costumi Chiara Aversano

 

La scintillante interpretazione di Pamela Villoresi vale da sola il prezzo del biglietto. Nel ruolo della madre nel capolavoro giovanile di Tennessee Williams Lo zoo di vetro la Villoresi costruisce un personaggio ricco di sfumature, di cambianti umorali, di isterie, entusiasmi e illusioni, scoramenti e disillusioni di grande spessore.

Il testo che è alla base della poetica realista del grande drammaturgo statunitense è un esempio di innesto di un dramma minimale, chiuso nelle quattro mura di un appartamento di una borghesia immiserita anche moralmente dalla crisi del '29 e dall'avvicinarsi della guerra, alla Grande Storia che reca immense tragedie dell'umanità.

Rimasta sola dopo la fuga del marito il cui ritratto continua a campeggiare in salotto, la donna porta avanti tra mille difficoltà la famiglia composta dal figlio, impiegato come magazziniere ma con la poesia e il cinema nel sangue, e da una figlia più giovane handicappata ed incapace di costruirsi una vita né attraverso gli studi né con un improbabile matrimonio, visto che zoppica ed è bruttina. Tra tempeste in un bicchier d'acqua, drammi esistenziali e fughe dalla realtà da parte del ragazzo che passa le notti rinchiuso nei cinema per sfuggire alla quotidianità e alla soffocante madre in parte vittima in parte carnefice, la vita procede. Ma più che procedere potremmo dire che si deteriora, tutto va sempre peggio: la figlia abbandona gli studi di dattilografa, il ragazzo è in crisi sul lavoro a causa della sua mania di assentarsi e tardare per scrivere poesie o perché fa le ore piccole al cinema.

Così la madre si rende conto che l'unica maniera per uscire dalla crisi e per ricominciare a immaginare un futuro è trovare un marito alla figlia. Impresa complicata, però, proprio dalla timidezza e dalla scontrosità della fanciulla piena di complessi che aggravano il suo precarissimo stato e aspetto fisico. Si presenta però un'occasione propizia per combinare quando il figlio invita un giovane collega a cena: presentargli la sorella e cercare di provocare il fidanzamento sembra dunque una soluzione a portata di mano, finalmente dopo tante tribolazioni.

Ma le cose prendono subito una piega sbagliata. Più che di cena infatti si può parlare di un vero e proprio disastro, la ragazza ha un malore, la madre fraintende ed esagera spingendo troppo la situazione, va perfino via la luce per un fulmine. Rimasti momentaneamente soli in salotto i due giovani tentano un approccio, si baciano. Ma la cosa finisce lì: il giovane ospite si scusa imbarazzato, dichiarandosi già impegnato e tutto torna come prima. Anzi, peggio di prima.

Non mi piace raccontare plot dei testi considerati classici, serve però per aprire una considerazione sul cast che coadiuva la bravissima Pamela Villoresi. Ineccepibile Maurizio Palladino, collaudato primattore che esordì nel 1982, e altrettanto efficace Alberto Caramel, classe 1967, nel ruolo del "ragazzo" ospitato e vittima dell'equivoco. Tuttavia, nonostante la grande professionalità di entrambi, mi sembra di scorgere qualche problemino con l'effettiva età che dovrebbero avere i personaggi delineati dal drammaturgo statunitense.

La questione non è di poco conto perché la scrittura di Tennessee Williams così perde forza nel rappresentare il dramma delle giovani generazioni del dopo crisi del '29, un tema caro al drammaturgo americano che poi sarà autore di molti drammi su questo argomento tra cui La dolce ala della giovinezza. In effetti Zoo di vetro è il dramma della generazione della madre, che ha smarrito le antiche sicurezze e deve sostenere tutto e tutti con le sole sue forze in un clima di montante miseria e incertezza sul futuro, ma è anche il dramma come accennavo delle nuove generazioni, che nascono spiantate e che non scorgono alcun futuro davanti a loro, né nel lavoro né nella possibilità di farsi una famiglia e rimediare all'isolamento e all'angoscia di una vita dispersa nella polvere che si accumula in casa.

Ed è anche complicato nascondere la bellezza e la fisicità della splendida Elisa Silvestrin, costretta a procedere con la zoppia del personaggio e a nascondersi dietro gli occhiali da "bruttina" che la imbruttiscono fin troppo poco. Non che lei non ci sappia fare, ma chiederle di recitare nel ruolo della "racchia storpia" del testo è a mio avviso troppo. Il brutto anatroccolo che nasconde uno splendido cigno è un'altra storia, non quella de Lo Zoo di vetro.

Dicevo comunque che la bravura, indiscutibile al di là di queste osservazioni, degli interpreti porta a casa uno spettacolo che la regia di Giuseppe Argirò organizza bene pur con qualche scelta che non capisco completamente. Una su tutte: la piéce gira intorno agli animali di vetro collezionati dalla ragazza come esseri viventi capaci di percepire le vibrazioni e le tensioni umane. Tuttavia nell'allestimento di Argirò lo Zoo non è custodito nella ben visibile e grande vetrina trasparente suggerita dalla didascalia del testo, ma in un invisibile mobiletto da cui i personaggi dicono di tirar fuori un unicorno di vetro. Lo dicono loro, ma l'oggetto perde ogni funzione drammatica di essere l'unico vero compagno per la vita della fanciulla, semplicemente perché non c'è, non si vede. Così quando per un banale incidente il mitico animale si infrange perdendo il corno fallico, un doppio senso che mi sembra abbastanza ovvio, tutto si risolve con un "non fa niente" che non è proprio un semplice "poco male". Eppure nella presentazione del testo si parla esplicitamente di "novità psicoanalitica" o "epifania dell'inconscio": e allora? Magari prima di Williams e di O' Neal ci era arrivato Schnitzler seguito da Pirandello, tuttavia non era comunque il caso di fornire all'animale di vetro, tanto importante nella psiche della fanciulla fino a diventare una mania, un ruolo maggiore di quello di una statuina invisibile da negozio cinese? Non si è pensato insomma che l'unicorno rappresenta un alter ego della ragazza, visto che il racconto originale da cui Williams trasse il dramma si intitola: Ritratto di una ragazza di vetro?

La scenografia mi lascia pure perplesso. Passi l'atmosfera che richiama un interno da upperclass. Ma dove sono il disordine, la devastazione, la crisi, quando appunto sappiamo che abbiamo a che fare con una casa - per di più un appartamento popolare con affaccio su vicoli e scale di una metropoli americana - in sfacelo, in depressione, quasi in stato di abbandono che viene con molti sforzi anche economici ripulita per la visita del ragazzo al fine di convincerlo a prendere in moglie la brava donnina di casa, quella figlia che invece non fa che sentirsi male, zoppicare e non muovere un dito?

Non so se la scelta della regia sia quella di formattare Lo zoo di vetro con atmosfere e ambientazioni più checoviane, anche se qualche passaggio della presentazione mi fa pensare a questa soluzione che un po' di forzatura la rivela. Tant'è che nel nostro caso intervengono le proiezioni a riportare l'ambientazione nel panorama e nel contesto proprio del capolavoro di Tennessee Williams.

Gli attori e il regista vengono molto applauditi.

 

Teatro dell’Angelo - via Simone de Saint Bon 19, 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/37513571 - 06/37514258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari botteghino: dal lunedì al sabato ore 10.00-13.30/ 15.00-20.00 ; domenica 12.00-13.30/ 15.00-17.00
Orario spettacoli: 13, 14, 15 novembre, 21 e 22 novembre; ore 21, festivi ore 17.30
Biglietti: poltronissima euro 25, ridotto euro 20; poltrona euro 22, ridotto euro 18

Articolo di: Enrico Bernard
Foto di: Tommaso Le Pera
Grazie a: Ufficio Stampa Valeria Buffoni
Sul web: www.teatrodellangelo.it

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