Lo Zoo di Vetro - Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 15 Aprile 2015 

Un testo difficile da maneggiare senza scadere nell'eccessivo e nello stucchevole, senza incappare nella difficoltà di gestire la duplice matrice tra l'onirico e il realistico e una regia che ha saputo esaltare al meglio il dualismo di questa pièce: ecco gli aspetti fondamentali della riuscitissima prova di Arturo Cirillo su "Lo Zoo di Vetro" di Tennessee Williams, in scena al Teatro Menotti di Milano dal 9 al 19 aprile. Sul palco, un impeccabile quartetto di attori che sa valorizzare l'essenza profondamente drammatica del testo, riuscendo però a regalare un surplus non scontato nei testi di Williams: sfumature d'ironia e di comicità che sembrano impossibili in un testo dell'autore americano e che invece rendono la cifra stilistica di Cirillo ancora più interessante.

 

Produzione TieffeTeatro presenta
LO ZOO DI VETRO
di Tennessee Williams
traduzione di Gerardo Guerrieri
regia Arturo Cirillo
con Milvia Marigliano (Amanda), Monica Piseddu (Laura), Arturo Cirillo (Tom), Edoardo Ribatto (Jim)
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Mario Loprevite

 

"L'inganno dell'immaginario". Con questa espressione Tennessee Williams definì l'opera che lo consacrò definitivamente al successo e che aveva molto di autobiografico: doveva ben conoscere la sofferenza di chi vive una forte discrasia tra quello che è realmente e la proiezione di ciò che vorrebbe essere. Tutti i personaggi ne "Lo Zoo di Vetro" vivono questo scarto, ad eccezione di una sola, Laura, la fragile, piccola, menomata ragazza che tutti cercano di "salvare", di cambiare, di plasmare in qualcosa di diverso visto che non riescono ad intervenire sulla propria insoddisfacente vita. Interpretato da una bravissima Monica Piseddu il personaggio risulta quasi fastidioso tanto bene viene resa l'estrema e patologica timidezza di Laura che in realtà è la più forte di tutti: consapevole dei propri limiti non cerca di essere ciò che non può essere, si accontenta di passeggiare nel parco, di ascoltare vecchie canzoni.

Con atti di estremo egoismo travestiti da affettuoso altruismo, ci prova a cambiarla in ogni modo la madre, un' intensa Milvia Marigliano che alle note di disperazione - tipiche dei personaggi femminili che nelle opere di Williams si trovano di fronte ad un fallimento delle proprie aspirazioni - unisce delle sfumature quasi farsesche nella propria recitazione, rendendo il personaggio della madre davvero spassoso in certe sue ossessioni e nelle noiose e petulanti osservazioni che rivolge ai figli. Ci prova Tom, il fratello di Laura, personaggio indossato da un bravissimo Arturo Cirillo che interpreta benissimo tanto le sfumature dell'irascibile e scontroso ragazzo che si rintana ogni sera nei cinema, per cercare nella finzione le avventure che non vive nella vita reale, quanto le sfumature di colui che, con rassegnata ironia, prende in giro se stesso e chi ha intorno nel vivere una vita che non gli appartiene, nell'aspirare a qualcosa che non raggiungerà mai. Infine Jim, l'ospite che la famiglia attende con ansia per accasare Laura: anche in questo caso l'interpretazione di Edoardo Ribatto non lascia dubbi sull'altissimo profilo di tutti gli attori in scena e sul talento del regista che ha fatto emergere in ogni personaggio delle piccole ma significative venature di comicità, capace di renderlo ancora più credibile, più vicino a noi e molto meno statuario e stucchevole di quanto molte regie spesso facciano con i personaggi di Tennessee Williams. In questo forse si percepisce la sana matrice napoletana della cultura di Cirillo, che spesso ha curato regie su testi di Petito e di De Filippo, portando dietro quella capacità di far emergere la comicità da situazioni drammatiche: una comicità che però non è mai derisoria né bozzettistica, ma che anzi esprime il grande rispetto e la forte empatia che il regista ha nei confronti del dolore di ogni personaggio.

La scenografia scarna, la presenza di grandi fotografie che scendono dal muro e che inquadrano particolari del viso dei personaggi, così come il disegno delle luci estremamente onirico e nostalgico, danno all'insieme l'immagine di un "album di famiglia troppe volte sfogliato" - secondo le parole dello stesso Cirillo; ogni aspetto della resa registica intensifica, esalta la duplice matrice di questo testo: estremamente realistico nel tratteggiare i personaggi e i rapporti che tra loro intercorrono e al tempo stesso pieno di potenziale simbolico ed onirico che si racchiude nello zoo di vetro che Laura tanto attentamente conserva; nei vestiti eccessivamente eleganti che Amanda conserva in ricordo di una gioventù che sente di aver sprecato; nella macchina da scrivere con la quale Tom spera di diventare un poeta di successo. Non ci sono caratterizzazioni temporali nelle scelte di Cirillo: Laura ascolta vecchie canzoni che possono appartenere alla tradizione musicale italiana degli anni '50-'60, ma questa regia ha anche il pregio di rendere ancora più attuale il dramma di questi personaggi che sentono come, in un attimo "il futuro diventa presente, il presente passato e il passato un eterno rimpianto".

 

Teatro Tieffe Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì riposo; martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 20.30; mercoledì ore 19.30; domenica ore 17
Biglietti: intero € 25, convenzioni € 20, ridotto/under 25 € 20, ridotto/over 65 (residenti a Milano) € 12.50, ridotto/over 65 (residenti fuori Milano) € 17.50, prevendita € 1.50

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Maria Gabriella Mansi, Ufficio stampa Tieffe Teatro Menotti
Sul web: www.tieffeteatro.it

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