Lo Stupro di Lucrezia - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Giovedì, 15 Settembre 2016 

Dal 14 al 18 settembre. “Lo Stupro di Lucrezia” dal poema di Shakespeare, per la drammaturgia e regia di Luca De Bei, con Federica Bern - le scene sono di Valeria Mangiò e i costumi di Camilla Marcelli - è un monologo potente, doloroso, eppure ironico, con alcuni spunti innovativi su un concept tipico della drammaturgia contemporanea. Un assolo nel quale il personaggio si trasforma in voci diverse, declinazioni di uno stesso magma: la violenza sulle donne, vittime due volte, bersaglio privilegiato nelle situazioni critiche. Testo ben documentato e interpretazione di grande energia senza mai essere sopra le righe.

 

LO STUPRO DI LUCREZIA
dal poema di Shakespeare
drammaturgia e regia di Luca De Bei
con Federica Bern
scene Valeria Mangiò
costumi Camilla Marcelli

 

Tratto dal poema di Shakespeare, il testo integra uno degli archetipi della violenza sulle donne, quello della romana Lucrezia, per raccontare il dolore dell’oppressione e della violenza, non necessariamente carnale al tempo del precariato, ad esempio. Lucrezia è colei che con un gesto drammatico e clamoroso denuncia al marito e a tutta la società romana il sopruso che ha subito dal figlio del re, Tarquinio il Superbo, ottenendo così che il tiranno venga cacciato da Roma. E’ dunque un prototipo di donna che agisce, che si ribella, che è disposta a sacrificare se stessa per i suoi ideali.

Così sono anche tutte le donne del testo a cominciare da Berta Caceres, l’attivista honduregna che ha pagato con la sua vita l’impegno per salvare la natura e i popoli indigeni di cui lei stessa faceva parte. Il racconto inizia con il premio che riceve per il suo impegno in prima linea e, con l’occasione, questa donna coraggiosa, che mette in salvo i propri quattro figli in Venezuela, rischiando di non vederli più - come di fatto accadrà - per proseguire la sua marcia di ribellione, racconta il colpo di Stato in Honduras del 2009. Un fatto trascurato dalle cronache ché troppi sono i paesi implicati, dagli Stati uniti - pare perfino ovvio - fino all’Italia. In pochi anni si impianta nel Paese un liberismo selvaggio che sfascia il territorio con la realizzazione di dighe, attraverso la privatizzazione dei fiumi. Pare un assurdo ma così è e proprio in una terra dove le donne sono custodi dei fiumi che rappresentano la vita, perché l’acqua che irriga rende possibile la civiltà come da sempre accade nella storia. Berta sarà uccisa da due sconosciuti e, come lei, tra il 2010 e il 2011 ben 111 attivisti.

Terribile il racconto di Fatma, una bambina yemenita di 11 anni che fugge dalla sua famiglia e chiede aiuto alle autorità per non doversi sposare a un uomo scelto dai genitori, un vecchio zoppo e senza un occhio, episodio narrato con dei burattini e un coro di risa stridule che sottolinea più che con l’interpretazione attoriale l’orrore surreale, soprattutto della figura materna. La narrazione è poi duplicata con l’attrice che incarna la bambina e racconta la propria ribellione.

Tessitura interessante anche per la triste vicenda di una bracciante agricola italiana vittima del caporalato e del lavoro nero in Puglia, anche questa nota alle cronache, trattata con autoironia dalla protagonista che da morta si vede e si consola. Una morte assurda, di stanchezza, anche se formalmente l’autopsia attesta una sindrome coronarica acuta.

Infine il coraggio e la determinazione di Kiana Firouz una giovane donna lesbica, attrice e attivista per i diritti GLBT in fuga dal suo paese, l’Iran, che in Inghilterra ottiene asilo politico e gira un film sulla sua vita. Delusa sembra rinunciare ma alla fine decide di non arrendersi e oltre al film dal titolo emblematico “Cul de sac”, decide di svelare la sua vita, al di fuori della finzione proprio perché il suo esempio sia maggiormente incisivo.

Grazie a queste cinque donne così diverse tra loro eppure così simili, i duemilacinquecento anni che dividono Lucrezia dai nostri giorni sembrano annullarsi. Si tratta di donne che si fanno paladine dei diritti civili, che pagano sulla loro pelle le scelte fatte, che diventano per tutti noi il simbolo delle battaglie contro una società capitalista, razzista e patriarcale. Donne che non si arrendono, che trovano la forza di opporsi, il coraggio di gridare al mondo le ingiustizie subìte. Donne che contribuiscono a sviluppare la consapevolezza e a indicare la strada per il cambiamento.

La regia sceglie un contrappunto ritmato che alterna la confessione, la narrazione storica, lo sfogo, la disperazione, l’ironia graffiante, l’autoironia, tutti sentimenti con i quali l’interprete si trova a proprio agio, manifestando versatilità e maturità scenica. Interessante anche la scelta del décor, essenziale con un drappo rosso che diventa sipario, visione del sangue, ragnatela che imprigiona, abito simbolico, metafora di braccia che stringono e stritolano e che, soprattutto all’inizio, appare come una performance, lasciando poi spazio gradualmente al teatro di parola e al realismo scenico a tutto tondo.

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0645448982, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero €18.00 | ridotto €13.00 (+ tessera obbligatoria di 2 €)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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