Lo straniero, un’intervista impossibile - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Sabato, 05 Luglio 2014 

Fabrizio Gifuni torna nella sua “casa” milanese con un altro appuntamento di reading: Lo straniero, un’intervista impossibile è un successo che riconferma la forza espressiva di Gifuni e l’attualità di un testo, come quello di Camus, che difficilmente può essere etichettato solo come testo esistenzialista.

  

Produzione il Circolo dei Lettori presenta
LO STRANIERO, UN’INTERVISTA IMPOSSIBILE
reading tratto da L’etranger di Albert Camus
con Fabrizio Gifuni
suoni G.U.P. Alcaro
costumi Roberta Vacchetti
riduzione letteraria Luca Ragagnin
regia Roberta Lena   

Definirlo reading sarebbe riduttivo: quando c’è di mezzo Gifuni non puoi dire di assistere solo ad una lettura interpretativa. Può sembrare un’affermazione banale ma non lo è affatto: troppo spesso si vedono attori, anche di acclarata fama, che sfruttano furbescamente - e in maniera poco coinvolgente - il reading come occasione per fare cassa investendo poche risorse e garantendo grossi guadagni. Non è questo il caso di Fabrizio Gifuni, ormai ospite fisso delle stagioni del Franco Parenti con le sue letture civili: prima fu il successo de “L’ingegner Gadda va alla guerra” (non esclusivamente una lettura), poi è stata la volta de “Gli indifferenti” e ora, quasi a voler completare uno sguardo su quello che è stato il secolo breve segnato dalle due guerre, ci mostra come rileggere “Lo straniero” di Camus alla luce di questo presente glocal, caotico, continuamente interconnesso e informato in tempo reale su qualunque cosa. Ma tutto questo rumore che ci circonda, questo essere continuamente nel mondo attraverso informazione web e strumenti “social”, non sarà forse un modo per nascondere un vuoto esistenziale molto simile a quello del protagonista Mersault? 

Forse è questa la riflessione più lampante che emerge da uno spettacolo semplice e spiazzante soprattutto nella sua resa scenografica: la regista Roberta Lena sceglie di non presentare alcun orpello scenografico che possa distrarre. In scena solo Gifuni di bianco vestito che, spesso accecato da una luce invadente, si offre ad una ramificazione di microfoni che ricordano l’assalto dei giornalisti di fronte al caso umano del giorno. Nell’angolo, in semi-oscurità, soltanto la postazione musicale dalla quale G.U.P. Alcaro fa vibrare i suoni di una colonna sonora variegata e descrittiva: dai Cure a Caetano Veloso, passando per i Transbeauce, il sound designer ci offre un’immagine 2.0 di sentori arabeggianti e sensuali come ben si addice ad un’atmosfera algerina. 

La storia de Lo straniero sarà nota ai più, ma si riassume brevemente: Mersault è un uomo di origine francese che vive e lavora ad Algeri nel periodo della seconda guerra mondiale; la sua vita dovrebbe essere sconvolta dalla morte della madre prima e dall’omicidio che commette poi, ma nessuno di questi eventi, come nulla di quello che succede intorno a lui, provoca uno smottamento seppur minimo della sua anima. 

La scenografia scarna rende perfettamente quest’anestesia interiore di Mersault che facilmente viene etichettata come esistenzialismo, ma nel testo di Camus c’è molto di più e il grande pregio di questa squadra è quello di far emergere il testo in tutta la sua spiazzante modernità: Mersault non cede al facile ricatto di chi vuole il sensazionalismo, alle pretese di sofferenza di fronte alla morte della madre e di pentimento di fronte ad un delitto compiuto con freddezza e convinzione. La vita è insensata e priva di valore da qualsiasi prospettiva la si guardi: è inutile illudersi che l’amore e il lavoro possano, freudianamente, dare all’esistenza un’illusione di senso e di continuità. 

La bravura estasiante di Gifuni è soprattutto quella di riuscire ad emozionare nonostante un personaggio e una scrittura così aride e dure; quello che viene da pensare, nonostante il fastidio che spesso si prova nei confronti di Mersault, è che oggi, in mezzo a tanto esibizionismo e sensazionalismo in troppi dovremmo imparare ad avere almeno un decimo della (chiamiamola eufemisticamente così) “sobrietà” e assenza d’ipocrisia di Mersault di fronte alla vita. Provocatorio, sì, ma siamo onesti e ammettiamo a noi stessi che, come dice Mersault, “chiunqe di noi ha pensato almeno una volta alla morte di una persona cara”. 


Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: mercoledì 2 e giovedì 3 luglio ore 21.00
Biglietti: intero €32, ridotto Over60/Under25 €16, convenzioni €22,50
Durata: 70 minuti (atto unico)


Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

TOP