Lisistrata - Teatro Greco (Siracusa)

Scritto da  Giovedì, 04 Luglio 2019 

Dal 28 giugno al 6 luglio. Una versione cabarettistica, ammiccante, quella che Tullio Solenghi, al suo debutto al Teatro Greco di Siracusa sia come regista sia come attore, propone della “Lisistrata” di Aristofane; l’artista genovese può contare su validi interpreti e impreziosisce lo spettacolo con uno splendido monologo finale affidato alla voce di Elisabetta Pozzi, attrice che si conferma uno dei grandi nomi del nostro teatro, con un riferimento forte all’attualità. Interessanti i costumi, allusione ad un Mediterraneo di colori che guarda soprattutto al sud, e l’utilizzo dei dialetti, per una versione corale e multiculturale del primo testo del femminismo occidentale. Anche la musica fa la sua parte, con molte suggestioni che viaggiano nello spazio e nel tempo e qualche stonatura.

 

LISISTRATA
di Aristofane
traduzione Guido Guidorizzi
adattamento drammaturgico Tullio Solenghi e Marcello Cotugno, con un contributo di Simone Savogin tratto da “Scriverò finché avrò voce”, edito da Tre60
regia Tullio Solenghi
collaborazione alla regia e curatore musicale Marcello Cotugno
scenografie e costumi Andrea Viotti
coreografie Paola Maffioletti
light designer Pietro Sperduti
assistente alla regia Martina Gargiulo
assistente scenografo e costumi Monica Maniscalco
assistenti volontari Andrea Pacelli, Serena Carignola, Dario Castro, Danilo Caricolo, Anthea Ipsale
direttore di scena Mattia Fontata
assistente di scena Giovanni Ragusa
coordinatore allestimenti Marco Branciamore
responsabile sartoria Marcella Salvo
progetto audio Vincenzo Quadarella
responsabili settore scenografico Antonio Cilio, Carlo Gilè, Aldo Cardarella

Personaggi e interpreti in ordine di apparizione
Listrata |Elisabetta Pozzi
Calonice | Federica Carruba Toscano
Mirrina | Giovanna Di Rauso
Lampitò | Viola Marietti

Coro di Vecchi
Dracete | Vittorio Viviani
Strimodoro | Totò Onnis
Filurgo | Mimmo Mancini

Coro di Vecchie
Stratillide | Tiziana Schiavarelli
Nicodice | Simonetta Cartia
Calice | Silvia Salvatori
Donna beota | Giulia Messina
Donna corinzia | Margherita Carducci
Magistrato | Federico Vanni
Arcieri | Andrea Di Falco, Daniel Pistoni, Emanuele Carlino, Federico Mosca, Roberto Mulia, Stefano Pavone, Salvatore Ventura, Gabriele Manfredi
Donne ateniesi | Margherita Carducci, Elisabetta Neri
Cinesia | Tullio Solenghi
Manete (servo) | Gabriele Rametta
Araldo spartano | Giuliano Chiarello
Ambasciatori spartani | Gabriele Manfredi, Roberto Mulia
Ambasciatori ateniesi | Franco Mirabella, Riccardo Livermore, Andrea Di Falco
Pace | Serena Carignola

Personaggi aggiunti
Didascalio | Roberto Alinghieri
Pedasta | Massimo Lopez
Oracolo | Simonetta Cartia
Traduttore dell’Oracolo | Franco Mirabella

Coro (Accademia d’Arte del Dramma Antico sezione Scuola di Teatro “Giusto Monaco”) | Giulia Antille, Emanuele Carlino, Andrea Palermo, Adele Di Bella, Andrea Di Falco, Federica Gurrieri, Giulia Messina, Silvia Messina, Federico Mosca, Roberto Mulia, Daniel Pistoni, Stefano Pavone, Isabella Sciortino, Alba Sofia Vella, Salvatore Ventura, Gabriella Zito, Beatrice Barone, Irene Jona, Gabriele Manfredi, Gabriele Rametta

Bambini orfani di guerra (Accademia d’Arte del Dramma Antico sezione Scuola di Teatro “Fernando Balestra”) | Matteo Bariletti, Gabriele Buonanno, Francesco Cutale, Gabriele De Martino, Mattia Maccora, Pierpaolo Pantano, Riccardo Scalia (Leandro), Giorgio Signorelli (figlio di Cinesia), Nicolò Spada, Ettore Vadala

 

Lisistrata Tullio SolenghiLa prima di “Lisistrata” (repliche fino al 6 luglio), molto attesa per il debutto registico di Tullio Solenghi in un teatro così importante e carico di storia, manda letteralmente il pubblico in visibilio: molta partecipazione, risate e applausi scroscianti. Gli spettatori ne riconoscono lo stile; a volte, accanto al cameo interpretato da Massimo Lopez, sembra aleggi perfino nella voce la terza ed indimenticata componente del mitico trio; è il teatro di casa, quello che passa sul piccolo schermo in una chiave caratteristica, un po’ boccaccesca, con la parolaccia facile e l’ammiccamento al sesso, non all’eros come il magnifico testo di Aristofane ci suggerisce. Non c’è il delta di Venere lasciato incolto per non tentare gli uomini, lontano da tutto questo; la traduzione è semplificata e molto modernizzata, l’adattamento scenico sembra un altro testo. L’ilarità facile per quasi tutto lo spettacolo e il tono ridanciano offuscano il manifesto del femminismo dell’Occidente, salvo che in alcuni monologhi di Elisabetta Pozzi, grande interprete che il soliloquio finale incornicia in un pezzo di bravura di testo e voce.

E’ un manifesto contro la guerra, una modernizzazione questa sì che vale la pena, anche la licenza di un’aggiunta ad Aristofane, quando la protagonista interpreta il figlio di Tullio Solenghi (nei panni di Cinesia), che sognava un futuro libero e invece vivrà sì la pace ma sarà educato alla guerra. Diventerà guerriero, anche lui abbandonerà la sua donna e i suoi figli, sarà educato a un potere maschile che vige - in virtù di che cosa non è dato sapere - su quello femminile. Il messaggio mette in luce come la pace sia una conquista, importante certo, che però, come ogni sentimento umano, va custodita e alimentata. Diversamente sarà solamente una fase che precede la guerra.

Il male universale della guerra, la forza delle donne che combattono una guerra silenziosa, spesso non al fronte, non con le armi, non come scelta, senza onore, resta scolpito nel ricordo degli spettatori. Anche nel corso dell’azione qualche pennellata attualizza il tema centrale delle donne e della guerra, protagonista della stagione dell’Inda 2019 e trattato in modo originale da Aristofane. Durante la guerra infinita del Peloponneso, siamo nel 411 a.C., Lisistrata chiama intorno a sé tutte le donne, Ateniesi e Spartane, come Lampitò (la giovane Viola Marietti, che abbiamo di recente intervistato, interprete ancora un po’ acerba ma riuscita, che conserva una certa spontaneità e ben calza i panni della giovane spartana dalle forti abitudini ginniche), escogitando un piano per mettere fine all’odiata guerra che lascia le donne vedove di mariti e figli, sole, in un paese devastato. Se le donne si mostreranno unite, sapranno fare rete, si direbbe oggi, gli uomini capitoleranno, basterà sottrarsi all’amore. La forza dell’interiorità delle donne, la debolezza maschile a dispetto di tanto coraggio fisico e spesso solo arroganza politica, decreteranno la pace, un bene a cui tutti potranno attingere anche se, come sappiamo dalla storia, in Grecia durerà poco.

La scenografia e i costumi di Andrea Viotti raccontano un Mediterraneo universale, poco oleografico, e non tanto individuabile geograficamente dove l’Acropoli, stilizzata, è sormontata da una madre Terra che ricorda le Pomone etrusche o perfino alcune divinità orientali, lontano dalla perfezione armonica con la quale siamo abituati ad identificare l’Ellade. In effetti l’Acropoli diventa il fortino del femminile, essendo occupata dalla donne perché là si custodisce il tesoro dello Stato che serve a finanziare la guerra. Quello che le donne sostengono è che appunto da sempre sono abituate a gestire l’economia domestica che al di là dei numeri è cosa complessa e paragonabile alla gestione della cosa pubblica e, a ben vedere, questa è una caratteristica della donna mediterranea.

Lisistrata Massimo LopezI costumi sono una modernizzazione che non stona, dai colori accesi, e raccontano quel mare bianco di mezzo che attraversa luoghi e stagioni, prende le tinte forti del sud, e non pone una netta distinzione tra il maschile e il femminile, con un risultato d’insieme che è un piacere per gli occhi nonché a livello simbolico.

Lo stesso mosaico è proposto nei suoni delle lingue e dei dialetti, dal siciliano al greco, dal sardo al romanesco, dal toscano al napoletano (interpretato dal bravo Vittorio Viviani, che diventa personaggio della commedia partenopea a tutti gli effetti), sino a lingue che riecheggiano l’arabo, un senso di universalità che Solenghi coglie pienamente.

La collaborazione alla regia e le scelte musicali di Marcello Cotugno, e le coreografie di Paola Maffioletti sposano ed esaltano la linea scelta da Solenghi, con alcuni momenti di disturbo del quadro come nella scelta del motivo noto di “Nove settimane e mezzo” o nella canzone “My Way” di Frank Sinatra interpretata da Massimo Lopez. Una caduta che dispiace perché ritmi, scelte originali e ricchezza del ventaglio di proposte ribadivano il dialogo armonico e variopinto di queste terre.

Alcune trovate appaiono un po’ grossolane, appesantendo il testo, dalle finte secchiate d’acqua, all’indugio sui bastoni indossati dagli uomini sotto le vesti per evidenziare un’eccitazione non soddisfatta. Anche il personaggio interpretato da Massimo Lopez, Pedasta “femmina quanto basta” con un abito laminato e tanto di piume, interrogata dalle donne che non l’hanno mai vista al grido ripetuto di “Canta! Canta!”, sembra uscito da uno spettacolo di Drag Queen. Indiscutibile la sua bravura, un po’ fuori contesto, sembra chiamato a forza per stupire, come il rimprovero di Aristofane in persona che, indignato, lo chiama al cellulare esigendo una spiegazione di questa concessione di libertà.

Togliere invece che aggiungere, aggiunge profondità ed emozione, eleganza e forza anche a uno spettacolo un po’ troppo carico (come anche nel caso dell’oracolo che si illumina e parla in un linguaggio cifrato ridicolizzato che viene tradotto e sembra una divinità orientale in formato paccottiglia). Vengono in mente le parole di Coco Chanel. C’è un testo che è un capolavoro. Bastava molto meno per dare di più.

 

Teatro Greco di Siracusa - Viale Paradiso, 96100 Siracusa
Per informazioni e prenotazioni: biglietteria Fondazione Inda 0931/487248 (dal lunedì al sabato
dalle ore 10 alle ore 13), biglietteria Teatro Greco 800/542644 (lunedì dalle 10 alle 17, dal martedì alla domenica orario continuato dalle ore 10 alle ore 19)
Date spettacoli: giugno 28/29/30, luglio 2/3/4/5/6 (inizio spettacoli ore 20.30)

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Foto di: Franca Centaro (prima immagine) e Maria Pia Ballarino (seconda e terza immagine)
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.indafondazione.org

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