LightBlack° - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Sara Benvenuto Martedì, 21 Maggio 2013 

“Quando molte persone corrono tutte insieme nella stessa direzione, occorre porsi due domande: dietro a cosa stanno correndo e da che cosa stanno scappando”. Le parole del sociologo polacco Zygmunt Bauman, autore del testo “Modernità liquida”, ben sintetizzano la direzione presa dal collettivo Dynamis. In "LightBlack°" Andrea De Magistris declina il processo di liquefazione nel quale l’individuo si decompone: nella società contemporanea, spiega Bauman, si sono “liquefatti” i legami tra gli individui, legami sociali che tendono a dissiparsi, a disgregarsi e a diventare sempre più effimeri. L’uomo si ritrova ad essere un punto instabile in un universo di oggetti in movimento. Il collettivo Dynamis tenta di ribaltare questo concetto facendo dei suoi performer dei corpi dinamici in uno spazio disabitato, inconsciamente attraversato.

 

 

 

 

 

 

TSI La Fabbrica dell'Attore - Dynamis Teatro Indipendente presentano
LIGHTBLACK°
drammaturgia Andrea De Magistris, Giovanna Vicari
con 8 Performers
costumi e scene Dynamis Teatro
luci e live Paride Donatelli
video makers Francesco Grassellino Paride Donatelli
organizzazione e promozione Irene Mursia
aiuto regia Giovanna Vicari
regia Andrea De Magistris

 

 

Una performance costruita sul principio della diretta temporale ma non dell’unità spaziale. Borges in "Finzioni" scriveva che “il mondo per loro non è un concorso di oggetti nello spazio; è una serie eterogenea di atti indipendenti, è successivo temporale non spaziale.” Andrea De Magistris sembra dar forma ad una serie di atti indipendenti ma connessi tra loro, declinati nel presente esteso della virtualità. Attraverso la tecnologia prende forma l’antitesi no where, now here: in nessun luogo ma qui e ora.
Entrando in sala veniamo subito inglobati nel presente dilatato: in collegamento skype con Berlino assistiamo alla videochiamata tra una ragazza italiana che ha aderito al progetto e il regista del collettivo Dynamis. Il fulcro della conversazione è incentrato sulla percezione dello spazio urbano di uno straniero in una città sconosciuta. Il tentativo è quello di riprodurre l’istintività animale, perdersi nello spazio non delimitato da divieti, accessi, direzioni e indicazioni. Perdersi nello spazio come nell’abisso, da qui il concetto di “deriva”, immaginando un po’ la condizione di chi è preda di un flusso che non può controllare: alla deriva senza la certezza di un approdo sembra essere l’aspirazione. Il discorso prosegue poi con il ragazzo di Grosseto con cui entriamo in collegamento, “raccontaci un percorso abituale che fai tutti i giorni”. Il riferimento alla passeggiata quotidiana con il cane avvalora la tesi della necessità di tornare a vivere lo spazio come animali mossi dalla curiosità e dal bisogno.
Un laboratorio che, attraverso l’arte performativa, rilegge il rapporto flaneur-città postmoderna. Otto performer in tenuta ginnica si dispongono in fila sul palco. Quattro restano in sala, quattro vengono inviati in avanscoperta per le vie di Roma collegati attraverso smartphone, gps, whatsapp. All’esterno la performance si snoda in una maratona in real time, i performer corrono velocemente per riuscire a spostarsi, ascoltiamo il loro fiato corto, il loro interagire con i passanti, le loro domande sulla percezione della felicità, sulla concezione dello spazio, del tempo, dei gesti ripetitivi che li contraddistinguono. All’insegna dell’indipendenza e del moto continuo,i performer in sala abitano lo spazio scenico in relazione e connessione con quanto avviene nelle piazze di Roma. Senza mai fermarsi saltellano sul posto, corrono, danzano, richiamano l’attenzione del pubblico sugli spalti, come per non spezzare quel ritmo dinamico instauratosi tra dentro e fuori; riprendono gesti e parole dei passanti coinvolti, decomponendoli e ristrutturandoli in frasi sconnesse, fatte di ripetizioni e suggestioni. Una drammaturgia a singhiozzi costruita sul principio dell’improvvisazione, determinata dalle immagini e dalle voci dei passanti, probabilmente ignari di quanto stia accadendo al Teatro Vascello.
Il maratoneta diventa la figura principale, specchio di una società risucchiata da una rincorsa contro il tempo, traguardo astratto e irraggiungibile. Restar fermi non è contemplato, il rischio è sparire. Corriamo alla ricerca di un’interconnessione, nel disperato tentativo di non sentirci soli, creiamo in rete delle comunità e dei contatti virtuali che amplifichino la nostra percezione dell’esistenza.
Se nei contenuti il progetto è più che lodevole, la forma sembra richiedere ancora una messa a punto che inglobi maggiormente lo spettatore in sala, perso alla deriva delle connessioni in tempo reale.

 

 

Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5881021 – 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 17, 18 e 19 maggio - venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: prezzo unico € 10,00

 


Articolo di: Sara Benvenuto
Grazie a: Cristina D'Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it - www.dynamisteatro.it

 

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP