Light my fire (Nascita della tragedia) - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Sabato, 02 Luglio 2016 

E’ la prima volta che mi avventuro fino allo Spazio Tertulliano, un teatro milanese leggermente periferico, insediato in una specie di capannone industriale che, una volta entrati, svela un piccolo interno laterale trasformato in sala. Ha circa un centinaio di comode poltrone rosse e in fondo alla saletta c’è un basso palco. Qui già da fuori si sente musica, che precede l’inizio e accoglie gli spettatori bagnati dalla pioggia insistente che ha reso uggiose molte serate quasi estive. Stasera però c’è un tributo a uno dei personaggi musicali più amati e rimpianti del rock, l’indimenticabile e affascinante Jim Morrison cantante dei Doors, portato in scena dalla Compagnia Artistica Tertulliano con la regia di Giuseppe Scordio.

 

LIGHT MY FIRE (NASCITA DELLA TRAGEDIA)
progetto e regia di Giuseppe Scordio
con Giuseppe Scordio, Enrico Ballardini, Stefano Capra, Michelangiola Barbieri Torriani e Alessia Semprebuono
soggetto Giuseppe Scordio
testo Gianfilippo Maria Falsina
elaborazioni musicali Nelson Mallè Ndoye
produzione Compagnia Artistica Tertulliano

 

“Non è la storia della rockstar Jim Morrison” afferma Giuseppe Scordio, autore del progetto, “già troppo spesso idolatrata o demonizzata, ma la sua vibrante poesia ad averci attratto, la spiritualità, la grazia”. L’intenzione è di andare ‘oltre le Porte della Percezione’ in uno spettacolo “capace di rievocare la magia del rock e la poesia della Grecia antica” continua Scordio, “grazie ai riferimenti di Morrison a divinità mitologiche come le Baccanti o Dioniso e alla Tragedia Greca Antica a cui attinge per poi fare riferimento a quando il teatro era un’arte di massa che comunicava al popolo intero con la potenza estatica della musica e della parola”. Questa è la lettura personale di un artista che di fatto ha vissuto nel periodo più effervescente della creatività musicale giovanile mondiale, attorniato da Jimi Hendrix, dai Jefferson Airplane, dal grido graffiante ma morbido di Janis Joplin, tutti coetanei e solo la punta di un iceberg che viaggiava molto in alto, tra Beatles e Rolling Stones che se la giocavano in un’epoca in cui si credeva che tutto fosse possibile, perfino cambiare il mondo.

Ma di fatto è stato il mondo a cambiare tutti loro, uno dopo l’altro. Sul palco due affascinanti giovani attrici, Michelangiola Barbieri Torriani e Alessia Semprebuono, interpretano il ruolo di fan, compagne, amiche, danzatrici suadenti mentre due ragazzi con la chitarra, Enrico Ballardini e Stefano Capra, molto bravi a suonare, cantano uno alla volta alcuni brani partendo da un sottofondo autentico, con talento, intensità e al contempo la consapevolezza dell'impossibilità di imitare anche lontanamente il timbro unico e sensuale, furioso e fragile dell’unico Jim Morrison. Nel frattempo il pubblico sente fuoricampo una bella voce profonda che racconta in italiano i testi originali, permettendo a chi non mastica l’inglese di comprendere finalmente cosa dicono quelle celebri canzoni; tutto si svolge in modo piacevole, ma ecco un attore (Giuseppe Scordio) che incarna Jim, nel tentativo di rievocare i suoi pensieri, quali demoni lo tormentassero e come infine avesse compiuto scelte spesso autodistruttive.

Regno di estasi e di luce… Dioniso, altri sono nati per le notti infinite… io sono diventato pioggia leggera… ho fondato i miei riti e le mie danze, io su questa terra… ci rivedremo e allora chiederò: dov’è la vostra mente? Perché ancora mi piangete? Io volo libero… voglio dimostrare che sono un dio… accendete il mio fuoco, incendiatemi!” e qui ovviamente parte ‘Light my fire’, uno dei brani più coinvolgenti degli anni ’60-’70, quando tra i ragazzi dell’epoca si leggeva Rimbaud, Nietzsche ma pure Kerouac e Ferlinghetti, Allen Ginsberg e William Blake. Da noi l’unico pensatore ribelle era Pasolini, come forse Cesare Pavese e Italo Calvino mentre Fernanda Pivano traduceva giovani autori americani della nuova onda. Fabrizio De Andrè non sarebbe morto a 27 anni ma sarebbe diventato ugualmente un’icona della poesia pop italiana del Novecento, mentre Jim Morrison, come ci ricorda questo spettacolo, navigava anni luce fuori dalle Porte della Percezione, Doors of Perception, viaggiando tra onde gravitazionali che avrebbero bruciato la sua giovane e meravigliosa vita.

"La musica lo ha dissetato, Jim era bello, tutte le donne lo amavano, era nata una leggenda, era giunto alla nuova Babilonia con Dioniso”, dice l’attore mentre risuona ‘Let it roll, baby, roll. Let it roll, all night long!’. I brani si susseguono, sentiamo con gioia ‘Spanish caravan… take me away’, poi ‘Hello, I love you, won't you tell me your name?’, porzioni di musica trascinante con parole che si affollano come pensieri. “E’ solo nell’insensato che il saggio appare sciocco… tu mascheri con giri di parole la perfidia… Possiamo cambiare tutto questo? Scegliere la giusta direzione? No, non possiamo scegliere dove stare, di qua o di là dalla linea… questo è l’obiettivo dei Doors, lo scopo di questo secolo…” e ci sommerge la musica di ‘Riders of the storm’. “Ci fai sentire quello che sentono gli amanti… lasciaci scivolare dentro il tuo tenero mare… Non è l’uomo a dover essere pronto, ma la sua anima” continua a raccontare qualcuno dal palco, mentre arrivano le note meravigliose di ‘Indian Summer’ Ci siamo riuniti in questo folle teatro per fuggire dalle folli strade… e risuona ancora ‘Come on baby, light my fire’.

Verso il termine ci ricordiamo che una vita sregolata si paga, anche se “La morte ci fa diventare tutti uguali, ci fa spuntare le ali… Quel giorno che credi essere la fine di ogni cosa è invece l’inizio di ogni cosa…” sentiamo, mentre risuona ‘Beautiful friend, this is the end’ e le ragazze che danzano si allontanano. “Il nostro compito era indicarti la via, il tuo viaggio è appena iniziato, lei ti aspetta” gli dicono. Alla fine non conta quanto lunga sia stata la strada, alla fine sei libero di diventare uno con l’energia… “Ora so cosa è accaduto quella notte. Ho sorriso alla luce… Io non sono morto, sono di nuovo nato” afferma l’uomo del palco. ‘Come on baby light my fire!

 

Teatro Spazio Tertulliano - via Tertulliano 70, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica ore 20.30
Biglietti: € 16 biglietto intero, € 10 biglietto ridotto under 26 over 60 / convenzionati, € 8 biglietto ridotto scuole e università convenzionate, € 7 biglietto ridotto scuole di teatro convenzionate, € 5 biglietto ridotto accademie e operatore; n.b. giovedì posto unico € 10
Durata: 90 minuti

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Francesca Bartolino, Promozione Spazio Tertulliano
Sul web: www.spaziotertulliano.it

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