Lezioni Americane - Teatro Ghione (Roma)

Scritto da  Enrico Vulpiani Sabato, 09 Novembre 2013 

Dall’ 1 al 17 novembre. Le “Lezioni americane” sono cinque conferenze scritte nel 1985 da Italo Calvino per le "Charles Eliot Norton Poetry Lectures" della Harvard University. L'invito era un vero evento per la nostra cultura, Calvino sarebbe stato il primo italiano a tenere quelle conferenze, preceduto negli anni dalle più grandi personalità della letteratura mondiale: T.S.Eliot, Stravinsky, Borges, Northrop Frye, Octavio Paz. Sfortunatamente, lo scrittore morirà qualche mese prima della partenza per l'America, e le Lezioni resteranno allo stato di manoscritto, in mezzo a tutte le carte, gli appunti e gli scritti inediti. Alcuni anni dopo sua moglie, Ester Calvino, le fece pubblicare sotto il titolo di “Lezioni americane - Sei proposte per il prossimo millennio” (di cui una incompiuta). Oggi ritorna lo spettacolo costruito da Giorgio Albertazzi, a inizio del nuovo millennio, su tali letture.

 

 

 

 

LEZIONI AMERICANE
di Italo Calvino
con Giorgio Albertazzi
regia Orlando Forioso

 

Il Conferenziere conduce le parole di Calvino sul palcoscenico attraverso una galoppata epica nella letteratura, e guida gli spettatori in questo viaggio vertiginoso, alla ricerca della Leggerezza secondo la prima e, probabilmente, più riuscita conferenza, nella quale si incrociano e si fondono poesia e teatro, Calvino ed Albertazzi. Dante, Cavalcanti, Shakespeare, Lucrezio, Ovidio, Borges, Kafka, Cirano, Leopardi, da sempre gli autori con i quali ha convissuto Giorgio Albertazzi, un percorso parallelo di un artista innamorato della poesia e della scrittura. Una giovane allieva cerca di comprendere il senso di questa ricerca, e il suo occhio-telecamera insegue il Conferenziere, filmandolo insieme ai suoi appunti, agli schizzi, ai disegni, ai quadri, ai libri, agli oggetti, alle epiche gesta del pensiero, che si fa scrittura.


Leggerezza… ritmo… musica… Una scrivania piena di libri, dei quadri appoggiati a terra; in uno di essi, su sfondo azzurro, due globi, due pianeti, due mondi si intersecano… quello più in alto si riversa in quello più in basso, o viceversa… fuori scena un violoncello suona. Non si nasce giovani… la giovinezza si conquista… se si è attenti… e generosi… come il ragazzino Giorgio… che osserva, da fuori, il Grande Albertazzi le cui immagini si riverberano nei suoi ricordi e sullo schermo. Il violoncello entra ed esce dalla scena, cadenzando il ritmo, puntualizzando.


Il Conferenziere ci conduce per mano, come Virgilio con Dante, ci lascia ammirare la delicatezza dell’eroe Perseo, l’incosciente spudoratezza di Don Chisciotte. Stretti ad Ermione, veniamo incalzati dalla “pioggia nel pineto”, sentendo le gocce scorrerci sulla pelle, inesorabili. Ci perdiamo nello sguardo malinconico di Francesca da Rimini e viviamo la meraviglia dolente della nostra vita attraverso la sua, comunque felici di ricordare quando anche noi “quel giorno più non vi leggemmo avante”. Anche l’amore rivela il peso del suo essere, nulla come l’amore è capace di imbrigliarci… è la Yourcenar a ricordarcelo, è l’imperatore Adriano a viverlo… Veniamo sfiorati dall’eterea neve del Cavalcanti… che giammai si posa… come i nostri pensieri più alti.


Albertazzi vive ogni singola sillaba di D’annunzio e Dante. Ce la restituisce con un’intensità ed una naturalezza che rendono le due cantiche racconti intimi e segreti di un nostro amico attorno al fuoco, quasi che a condivider avidamente la propria vita ne si moltiplichi la bellezza. Ci suggerisce, di kunderiana memoria, l’insostenibile peso dell’essere e la leggerezza con cui affrontarlo, senza caos però, senza superficialità, che la leggerezza richiede serietà, consapevolezza. Con l’esempio dell’eroe, ci spiega come sfuggire allo sguardo pietrificante del male… come tagliare la testa della Medusa, evitando di guardarla direttamente ma con la coscienza del fardello da portarci dietro. Con le parole del bardo ci mette allo specchio di fronte al teschio del povero Yorick, saremo tutti come lui. Siamo già… come lui… caduci… estemporanei… un’eco che forse, se favoriti da una vita di risonanza, si propagherà nell’aria… ancora per qualche tempo… e sarà d’esempio… così com’è accaduto ed accade a Lucrezio, a Ovidio, a Borges, leggeri…


Ci saluta con Kafka, con il suo secchio vuoto. Ognuno di noi saprà come riempire il proprio, se saprà essere audace, come la neve che sa raggiungere vette e abissi, senza posarsi mai, e sa quando sciogliersi.


Un attore non cresce mai. Un bambino di 90 anni ci saluta dal palco, pieno di meraviglia, lasciando che la stessa cada su di noi e, come la neve, resti sospesa in sala…a lungo… fino all’ultimo battito di mani.

 

 

 

Teatro Ghione - via Delle Fornaci 37, 00165 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6372294
Orario spettacoli: tutti i giorni alle 21, eccetto la domenica alle ore 17, lunedì riposo
Biglietti: 25 euro (platea), 20 euro (galleria)

 

 

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Moreno Sangermano, Ufficio stampa Teatro Ghione
Sul web: www.teatroghione.it

 

 

 

 

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