Lettere di Oppio - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Domenica, 15 Gennaio 2017 

Dal 6 al 15 gennaio. In scena al Teatro dei Conciatori di Roma con un felice e meritato riscontro di pubblico, “Lettere di Oppio”, scritto da Antonio Pisu e da lui interpretato insieme a Tiziana Foschi, è un gioiellino divertente e originale nella sua semplicità. Una corrispondenza epistolare in età vittoriana diventa spunto per raccontare di rapporti tra uomini e donne, solitudini, desideri, sogni; un piccolo spettacolo in cui ogni cosa - attori, testo, scene, luci, musiche, costumi, regia - è curata e riuscita.

 

LETTERE DI OPPIO
di Antonio Pisu
con Tiziana Foschi e Antonio Pisu
scene Tiziana Massaro
costumi Gisa Rinaldi
foto Alessandro d'Urso
luci e immagini Stefano Lattavo
regia Federico Tolardo
organizzazione Antonella Lepore

 

Il lungo scambio di lettere tra una nobildonna inglese e suo marito da anni al fronte è il pretesto intorno al quale si sviluppa la storia intima, divertente e malinconica di “Lettere di Oppio, delizioso ed originale spettacolo scritto da Antonio Pisu ed in scena al Teatro dei Conciatori di Roma dal 6 al 15 gennaio. Dietro al ritmo vivace e movimentato, sotto al divertimento e alla patina leggera che sempre lo accompagnano, “Lettere di Oppio” si rivela una storia di attese, di desiderio, di bisogno di liberare i propri sentimenti e le proprie vite, la storia di due anime sole che si incontrano e mentendosi si avvicinano, tra convenzioni e desideri proibiti. E' un'intelligente commedia amara, con la grande capacità di saper fondere risate e pensieri. Si ride di gusto, si viene avvolti dalla malinconia, poi il ritmo torna vivace.

Siamo nella seconda metà dell'Ottocento, il Regno Unito è impegnato in una guerra ventennale con la Cina sul traffico d'oppio. La signora Wellington trascorre lunghe giornate in casa nella perenne attesa del ritorno dal fronte del marito George. Un'attesa lunga, solitaria, dolorosa, alleviata solo dall'arrivo cadenzato delle lettere di George dal fronte, condite di citazioni di grandi poeti e parole tenere. Per tutto il resto del tempo la signora Wellington è sola, non esce, non incontra nessuno, rifiuta gli inviti. A farle compagnia in casa, seppur da lei mal sopportato, c'è solo Thomas, giovane maggiordomo di famiglia impegnato in un lavoro femminile e la cui insofferenza repressa viene alleggerita solo dai fumi dell'oppio. Le loro giornate fatte di nulla scorrono così, metodiche, tra false speranze e intolleranze reciproche celate da un contegno di circostanza; giornate scandite solo dal rito della lettura della lettera di George. Ma il giorno in cui una missiva dell'esercito annuncia la morte in battaglia di George e Thomas decide istantaneamente, per non perdere il posto, di nascondere la lettera e di mantenerlo in vita agli occhi della moglie, tutto cambia. Il maggiordomo si sostituisce al marito nello scrivere le lettere e le legge all'ignara signora Wellington: parole dapprima incerte, poi sempre più corrette, elevate, appassionate. La menzogna va avanti, il gioco continua, coinvolgendo sempre più i due protagonisti, capovolgendo i ruoli, mescolando fantasia e realtà. Forse non solo Thomas sta giocando. La lady e il maggiordomo si provocano, si desiderano, si scontrano, si scrutano, si attraggono, sempre più profondamente. Lettera dopo lettera si liberano, dando così voce, finalmente, anche a tutti i segreti celati, ai desideri repressi, alle verità custodite per anni.

Ironico e delicato, “Lettere di Oppio” è uno spettacolo perfettamente confezionato, a dimostrazione che non solo le grandi produzioni possono garantire il bel teatro. Qui è tutto l'insieme a funzionare ed ogni piccolo aspetto è curato con grande attenzione. Le musiche che, mescolando arrangiamenti elettronici, note classiche e melodie pop, spesso in rottura con l'epoca vittoriana portata in scena, creano un contrasto interessante e di carattere. I bei costumi ottocenteschi curati da Gisa Rinaldi che contribuiscono all'atmosfera di eleganza e ricchezza e che dai toni scuri del grigio iniziale si accendono sempre più di rosso e di velluto man mano che i personaggi si animano. Le luci di Stefano Lattavo, funzionali nei cambiamenti d'atmosfera ed efficaci nel cristallizzare di tanto in tanto l'azione, accendendosi solo su uno dei due personaggi per lasciarci entrare nel suo pensiero più intimo. La prima regia di Federico Tolardo, costellata di curiosi piccoli accorgimenti scenici che aggiungono un carattere particolare all'intero spettacolo, come ad esempio i suoni onomatopeici prodotti con la voce durante le azioni: i clack-clock per le porte, il tintinnio del campanello, lo spruzzo di un profumo. La scenografia fantasiosa ed elaborata, seppur nella sua semplicità, realizzata da Tiziana Massaro. Non c'è sipario e non c'è palco e i due attori sono a strettissimo contatto con gli spettatori delle prime file. Il pavimento è disseminato di libri, impilati e ordinatamente accatastati a dar forma a mobili e sedute per ricreare il salotto di casa Wellington. Nel corso delle scene vengono sfogliati, spostati, ricomposti, spazzati via con rabbia, finché a fine spettacolo si troveranno sparsi disordinatamente dappertutto, sconvolti (come le vite dei personaggi) e accesi (come i loro abiti) dai fogli rossi che sono la corrispondenza tra Thomas e la signora Wellington. Lettere e libri coprono e riempiono l'intero spazio di quei versi poetici, quei bla-bla-bla superflui, quelle intense parole che, scritte e dette, hanno costellato tutto il racconto. Le porte delle altre stanze sono invece rappresentate da semplici strutture di legno praticabili, la cui incessante apertura e chiusura viene resa dagli attori attraverso la voce; così i loro ripetuti “clack” e “clock” evocano, in accordo con lo stato emotivo del momento, porte sbattute con rabbia, socchiuse con curiosità, chiuse con dolore, aperte con speranza...

L'intera rappresentazione è vivace e movimentata e l'ultima nota, ma la più importante, va ai due bravissimi protagonisti, entrambi dalle forti capacità espressive. Tiziana Foschi, estremamente versatile e dotata di una mimica facciale eccellente, seppur a tratti eccessivamente esasperata, torna in scena al Teatro dei Conciatori immediatamente dopo le repliche di “Cibami” e facilmente va a calarsi nei panni della nobildonna londinese avvolta in sete fruscianti, tanto decisa e autoritaria nell'atteggiamento quanto fragile e bisognosa d'affetto nell'anima. Ancor più efficace l'interpretazione qui data, nel ruolo del maggiordomo, da Antonio Pisu - anche autore del bel testo - che sa spaziare dal comico al drammatico in brevi attimi, con tempi giusti e bella intensità, marcando il personaggio senza mai andare oltre le righe. Estremamente riuscito l'affiatamento tra i due attori che in perfetta combinazione si muovono nel piccolo spazio scenico, complementari e armonici.

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45448982, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo
Biglietti: intero €18.00 | ridotto €13.00 (+ tessera obbligatoria di 2 €)

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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