Les Italiens - Teatro Trianon Viviani (Napoli)

Scritto da  Sabato, 13 Luglio 2019 

“Les Italiens”, spettacolo in francese con sovratitoli in italiano, è un progetto di Massimo Furlan su drammaturgia di Claire De Ribaupierre; racconta l’emigrazione degli italiani del sud in Svizzera, in particolare a Losanna, dove una piccola comunità si riunisce nel foyer dopo teatro, con un effetto di teatro nel teatro che diventa terapeutico, un racconto e una rappresentazione della propria esistenza. Racconto spontaneo di storie che ruotano intorno al tema della lingua, non tanto come semplice strumento di comunicazione quanto come espressione di una visione del pensiero. Con qualche ripetizione, è una narrazione che commuove, per la sua spontaneità, la difficoltà di dialogo tra le generazioni che appunto lo studio della lingua straniera allontana, e l’elogio dell’arte di arrangiarsi italiana e della capacità di adattamento dell’uomo per il quale se il lavoro è lo stimolo, la famiglia è il centro dell’equilibrio.

 

LES ITALIENS
un progetto di Massimo Furlan
drammaturgia Claire De Ribaupierre
con Miro Caltagirone, Giuseppe Capuzzi, Alexia Casciaro, Nadine Fuchs, Vincenzo Di Marco, Silvano Nicoletti, Francesco Panese, Luigi Raimondi
luci Antoine Friderici
suono Aurélien Godderis-Chouzenoux
trucco e parrucche Julie Monot
costumi Anna Van Bree
ideazione voli Jean-Claude Blaser - Scène Concept
direzione tecnica e video Jérôme Vernez
direzione di scena Benjamin Surville
assistente Floriane Mésenge
amministrazione e produzione Claudine Geneletti
responsabile distribuzione Jérôme Pique
produzione Théâtre De Vidy
con il sostegno di Pro Helvetia - Fondation Suisse pour la Culture, Loterie

 

Il progetto nasce dalla precedente performance “Blue Tired Heroes, nella quale la compagnia ha lavorato con otto pensionati italiani che ogni giorno si ritrovavano nel foyer o sulla terrazza del teatro per giocare a carte, punto di incontro reale esistente a Losanna, dove il teatro è una piazza sociale e non solo un luogo elitario. Il lavoro sperimentava il processo di incarnazione dell’eroica figura di Superman che diventa una metafora di chi, a bordo di un treno, con una valigia, poche cose, e soprattutto la paura e il coraggio ad un tempo conditi con la determinazione a lavorare, partiva verso il grande nord. Gli interpreti - più o meno sulla settantina - avevano l’età reale del personaggio. Lo scopo era mostrare corpi ordinari in posture straordinarie, esplorando i limiti tra “super-visibilità” e “invisibilità”.

La compagnia ha mantenuto i contatti con questo gruppo e con alcuni di loro ha continuato l’avventura in scena con il progetto “Les Italiens”. Al centro del lavoro, l’emigrazione che negli Anni ’50 e ’60 ha portato molti italiani a lasciare il proprio paese per trovare lavoro, soprattutto dal sud, Calabria e Sicilia in testa, come si racconta nello spettacolo, ma anche dalla Toscana o dall’Abruzzo. Le regioni di provenienza, il contesto sociale ed economico, i costumi, le lingue e la cucina erano diversi, ma quando arrivavano in Svizzera, erano per tutti “gli Italiani” con un senso di spersonalizzazione che ad un tempo creava comunità tra gli espatriati. Mai come in questo periodo il testo diventa di attualità, tra il viaggio difficile, i controlli severi, la freddezza dell’accoglienza, la nostalgia di casa, la durezza del lavoro, le condizioni precarie - baracche talora senza riscaldamento ed acqua -, la paura di essere arrestati in mancanza di un contratto di lavoro quando finiva il lavoro stagionale -, e spesso la gratitudine per il paese patria dei propri figli, la terra che ha dato la possibilità di un futuro ad intere famiglie. «Abbiamo lavorato con tre giocatori di carte nati negli Anni ’40, Giuseppe Capuzzi, Silvano Nicoletti, Luigi Raimondi; tre figli di immigrati nati tra gli Anni ’60 e ’70, Francesco Panese, Vincenzo di Marco, Miro Caltagirone e le ballerine Alexia Casciaro e Nadine Fuchs. Con ciascuno di loro abbiamo realizzato delle interviste individuali e raccolto racconti, ricordi personali o collettivi, i loro punti di vista sul mondo e aneddoti familiari», ha raccontato Furlan.

Il risultato è uno spettacolo corale, dove sono forti la nostalgia e la solidarietà tra chi si trova straniero in un paese adottivo e, con il passare del tempo, sente la distanza anche dalla patria. Interessante il lavoro fatto sulla lingua con l’italiano sgrammaticato estratto dai dialetti che sopravvivono e quella lingua nazionale straniera, il francese svizzero, che in pochi parlano bene ma comunque meglio dell’italiano. Affiora un problema sottile, il passaggio dal proprio dialetto ad una lingua straniera, ed emerge qualcosa che sta tornando in primo piano: il siciliano, racconta uno dei personaggi, era la lingua della vergogna che quando si tornava a casa le persone colte facevano notare con disprezzo e che nel tempo diventa la lingua dell’accoglienza, della famiglia, del calore dell’infanzia. Se l’effetto teatro nel teatro è forse un po’ oleografico con il simbolo della Cinquecento Fiat al centro della scena e i costumi da Superman, l’effetto ironico e simbolico del supereroe autentico, che è l’uomo qualunque, il lavoratore, eroe dei nostri tempi, è convincente.



Teatro Trianon-Viviani - Piazza Vincenzo Calenda 9, 80139 Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/18199179, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 9 e 10 luglio ore 21
Durata: 1 ora e 40 minuti

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Renata Savo, Ufficio stampa Napoli Teatro Festival
Sul web: www.napoliteatrofestival.it

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