Leo - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Domenica, 07 Febbraio 2016 

Dal 25 gennaio al 20 febbraio al Teatro Argentina si parte alla scoperta del Genio di un bambino che il mondo conoscerà come Leonardo da Vinci, "Leo", da un’idea di Alberto Nucci Angeli e Lorenzo Terranera, per la regia di Francesco Frangipane. Un gioco teatrale sull’essere bambino più che per i bambini, sul bisogno e la straordinarietà di coltivare il sogno, l’infanciullimento non come regressione ma come conquista. Uno spettacolo sulla fragilità di Leonardo e non sul suo genio, con una messa in scena fiabesca tra incanto ed inquietudine, marchingegni e sorprese. Un testo denso di grandi emozioni.

 

Produzione Teatro di Roma in collaborazione con Unicef presenta
LEO
da un’idea di Alberto Nucci Angeli e Lorenzo Terranera
testo Luisa Mattia e Alberto Nucci Angeli
regia Francesco Frangipane
con (in ordine di apparizione) Silvia Salvatori, Arcangelo Iannace, Vincenzo De Michele, Beatrice Fedi
scene Lorenzo Terranera
costumi Roberta Spegne
luci Giuseppe Filipponio
musiche Roberto Angelini

 

La figura del grande scienziato-artista restituisce alla scena un inedito Leonardo fanciullo, pronto ad ammaliare il pubblico con la sua fresca creatività ritrovata in una particolare seconda giovinezza. Scritto da Luisa Mattia e Alberto Nucci Angeli, con protagonisti Silvia Salvatori (Lisa), Arcangelo Iannace (Maso), Vincenzo De Michele (Servitore e altri) e Beatrice Fedi (Leo), lo spettacolo rientra nelle nuove produzioni del Teatro di Roma che compongono la rassegna IL TEATRO FA GRANDE, l’articolato programma di spettacoli e progetti per spettatori da 0 a 99 anni che trasforma il palcoscenico in un atelier della fantasia per tutte le età, dove formare le prossime generazioni di spettatori.

Lo spettacolo, ci ha raccontato il regista Francesco Frangipane, nasce dall’idea di realizzare un film di animazione e ne conserva il senso giocoso che unisce tecnologia e arte e sposa bene l’idea di Leonardo umanista, inventore, dove tecnica, artigianalità e fantasia si uniscono in un’alchimia singolare ed esplosiva. La regia e la costruzione teatrale seguono dunque e si costruiscono a partire dall’immagine e dalla messa in scena con un letto a baldacchino che diventa casa sull’albero ma anche nave ed un armadio pieno di cassetti e di rimandi - un mosaico alla Borges - che è anche la metafora del cervello di un genio dove un’idea rimanda ad un’altra all’infinito creando insolite ed inaspettate connessioni.

La scrittura dei dialoghi si adatta all’immagine come se l’arredo scenico, che non è semplicemente un disegno estetico, un corredo ma la visione di una metafora, dell’anima della rappresentazione, l’infanciullimento, venisse prima e raccontasse con il gioco e gli attrezzi scenici l’azione.

Non è uno spettacolo sul genio di Leonardo detto Leo, diminutivo di bambino appunto, ma sulla sua capacità di restare bambino, quel patto fatto con Maso e Lisa, tanti anni prima, di mantenere la curiosità e l’apertura alla conoscenza e di mantenersi nella possibilità. Ecco che quando le cose non esistono o non sono come vorremmo bisogna inventarsele e il più grande sogno resta quello di volare, per fuggire via, per mettersi al riparo dalla terra dove qualcuno come Attaccabrighe è sempre pronto a fare la guerra, a marcare il proprio territorio, o ancora volare per raggiungere la fantasia. E’ questo il segreto che resta tutto un gioco, per il quale il re Francesco I chiama in Francia i due amici di Leonardo che, ammalato e costretto a letto, vuole rivederli per svelarlo. Si tratta - e Maso e Lisa lo scopriranno a poco a poco - di un’escogitazione leonardesca che vuole solo restare bambino. Qual è il segreto? Sta nel ricordo e nella memoria delle emozioni di una coscienza ancora libera dove tutto è possibile. Il segreto è la misura delle cose e questo è quanto è scritto su uno dei biglietti riposti nel cassetto del grande armadio che arreda come un archivio intangibile la stanza di Leo. Ma la misura di tutte le cose - lo rivela il servitore nell’ultima battuta dello spettacolo - è l’uomo, qui bambino, nella sua capacità di creare e anche nella sua fragilità. Se lo spettacolo non è un racconto su Leonardo, il testo trae spunto da una ricerca documentaria e in particolare sul fatto che Da Vinci fosse figlio illegittimo della moglie di tale Attaccabrighe appunto e non si sa se mai abbia incontrato la mamma. L’idea del volo, com’è rappresentata anche nello spettacolo, diventa pertanto la possibilità di volare da lei, all’origine della vita.

Il testo è pieno di arguzie, un intreccio di simboli, non facile da svelare per un bambino, mentre il gioco delle luci è incantatore e lascia questo spazio di incertezza tra rappresentazione e finzione nella finzione con ironia, come fosse un lego. Convincenti le interpretazioni e interessante anche in questo caso lo “scambio” tra persona e personaggio-macchina del servitore interpretato da Vincenzo De Michele, attore decisamente adatto a ricoprire un ruolo dialettico tra severità e giocosità. Il rimando del gioco nel gioco è anche nella sorpresa dei personaggi in scena ai quali gradualmente si svela l’arcano.

LA STORIA
Con "Leo", il genio di Leonardo da Vinci rivive nella sua luminosa genesi attraverso un suggestivo viaggio nella memoria e nella creatività, che si realizza ripercorrendo in scena le tracce vivaci e imprevedibili seguite nell’infanzia. Siamo nel 1517 alla corte del Re di Francia, nel castello du Clos Lucé ad Amboise, mausoleo del genio italiano, dove Leonardo, pittore, architetto e ingegnere, è ormai avanti negli anni. In procinto di svelare un importante segreto, si chiude in se stesso, nelle sue meditazioni, e smette di parlare. Più di un medico pensa che il genio di Vinci sembra essere tornato bambino - si è “infanciullito” - e che solo i suoi amici potrebbero aiutarlo a tornare in sé. Per risolvere il problema, il Re di Francia invita a corte Lisa, il primo tenero amore dell’infanzia, che si sente l’ispiratrice dei suoi quadri e Maso, vecchio amico e sodale nonché collaudatore di tutte le macchine leonardesche. Cosa gli si chiede? Di esplorare la memoria del geniale inventore e scoprire il segreto dei segreti di cui si è dichiarato in possesso ma che, a causa della sua vecchiezza, sembra non essere in grado di rivelare. Ed infatti, i due amici arrivano a corte per rimettere ordine nei ricordi della loro infanzia, ma soprattutto per recuperare la gioia della scoperta e dell’esplorazione, per sistemare invenzioni e progetti di Leonardo, per rinnovare e far rivivere l’affetto che li ha legati.
Introdotti nella camera studio di Leonardo, dove questi giace anziano e malato, Lisa e Maso vedono un imponente e suggestivo armadio di legno, ricco di cassetti, sportelli, profondità segrete: metafora e rappresentazione della memoria leonardesca, che mescola razionalità a emozioni, intuizioni a stati d’animo, studio e vita vissuta. L’armadio-memoria, che campeggia sulla scena, nasconde e rivela macchine, giochi e desideri oltre che le tappe che hanno segnato la vita di Leo fino ai quattordici anni, quando lasciò Vinci per andare a Firenze spinto dal padre all’apprendistato. Come la storia ci racconta, infatti, entrò nella bottega del Verrocchio, noto pittore, anche se il piccolo Leo sembra non fosse attratto dalla grande città e, a quei tempi, neppure dallo studio, soprattutto del latino. I due amici, avendo capito che con Leo c’è poco da fare e che anche quando proferisce qualche rara parola questa è sconnessa e infantile, decidono di cercare da soli il segreto, stando attenti a non farsi sorprendere dallo strano servitore che li inquieta. Sulla scena c’è un’aria sinistra infatti come nelle migliori fiabe. Purtroppo nessuno di quei cassetti e sportelli si apre e non ci sono chiavistelli: sicuramente una diavoleria del loro vecchio amico sottintende all’apertura di quell’armadio. Intanto, Leonardo si rigira nel letto e la sagoma del suo corpo lentamente si affloscia fino a scomparire e da sotto il letto ne esce fuori un bambino: Leo stesso, tornato bambino che, con aria misteriosa, comincia ad aprire stipi e offrire oggetti e chiavi di interpretazione.
Leo invita gli amici a ripercorrere la lunga serie di invenzioni ed esperimenti usando pennelli, cartone, matite e tinta. Lisa è pronta a seguirlo, mentre Maso rimane perplesso. Nessuno di loro è più un bambino e Maso fa fatica a tornare alla naturalezza del gioco come faceva con Leo quando erano piccoli. Ma il potere della memoria è più forte di tutti. Leonardo compie anche una sorta di viaggio analitico dentro se stesso, con la voglia di tornare agli affetti più cari come il nonno e la mamma, sempre ossessionato da quella sua voglia di volare che sia tentando di mettere delle ali ad un uomo o sollevandosi con un gioco di carrucole; ma i bambini, si sa, fanno spesso "come se" nei loro giochi, senza che la finzione generi incredulità. L’homo ludens è un affar serio.

IL TEATRO FA GRANDE! è la rassegna che accoglie 4 nuove produzioni, 6 ospitalità, 119 recite e numerosi laboratori gratuiti per insegnanti e studenti: un progetto diversificato dedicato al pubblico dei bambini, dei ragazzi, delle famiglie e delle scuole per un mix tra narrazione, gioco, video, musica, interazione e interattività. La programmazione continua con il Carosello teatrale del Laboratorio Integrato Piero Gabrielli per raccontare l’identità nazionale attraverso storie, canzoni e pantomime di giovani italiani (2/5 giugno, Argentina). Tra le ospitalità al Teatro India Fa’afafine - Mi chiamo Alex e sono un dinosauro per la regia di Giuliano Scarpinato, progetto vincitore Premio Scenario Infanzia 2014 (2/3 aprile) a cui si affianca un altro spettacolo finalista della medesima edizione, Astronave51, liberamente ispirato al romanzo Nick e il Glimmung di Philip Dick scritto e diretto da Caterina Carpio e Alice Palazzi (16/17 aprile); mentre al Teatro Argentina, storie di impegno civile e di riscatto sociale, come quelle che raccontano di vittime conosciute e sconosciute della criminalità organizzata, si intrecciano tra loro in Dieci Storie proprio così, opera-dibattito sulla legalità da un’idea di Giulia Minoli con la regia di Emanuela Giordano (21/23 aprile); e, dopo che 15 mila bambini hanno cantato La Traviata lo scorso maggio, le ugole infanti si metteranno nuovamente alla prova in La Cenerentola di Gioachino Rossini (26 aprile/29 maggio), un progetto dell’Associazione Musicale Europa InCanto, in omaggio a Rossini, il cui Barbiere debuttò proprio all’Argentina duecento anni fa (20 febbraio 1816).

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: lunedì 25 gennaio ore 21 - martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 10.30 - sabato ore 15.30 - domenica ore 11.00 - 1, 2, 8, 15 e 16 febbraio riposo
Biglietti: bambini 10 €, adulti 15 € - matinée per le scuole bambini 8 €, adulti 12€
Under14 card 36 €_ 4 ingressi per bambini e adulti a scelta al Teatro Argentina per gli spettacoli del Teatro Ragazzi (platea, palchi platea, I e II ordine)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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