Lenòr - Teatro Tordinona (Roma)

Scritto da  Venerdì, 24 Febbraio 2017 

Dal 13 al 26 febbraio. “Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo” disse Eleonora de Fonseca Pimentel, ispirandosi a Virgilio, mentre andava al patibolo il 28 agosto del 1799 a Piazza Mercato a Napoli. Da quelle parole, rivolte ai compagni rivoluzionari ed emblematicamente ai posteri, prende vita l’appassionato racconto in forma di monologo di Nunzia Antonino sulla vita di una donna singolare, interprete della sua epoca ed al tempo stesso proiettata nel futuro, fulgida sintesi della magnificenza del Settecento e del suo tramonto.

 

Diaghilev presenta
LENÓR
un’opera teatrale di Enza Piccolo, Nunzia Antonino, Carlo Bruni
dedicata a Eleonora de Fonseca Pimentel
con Nunzia Antonino
regia Carlo Bruni
l’abito di Eleonora è una creazione di Luigi Spezzacatene per ATELIER

 

La figura di Eleonora de Fonseca Pimentel è per certi versi misteriosa, persino la sua data di nascita è stata per molto tempo incerta. Come spesso accade per figure femminili del passato, che hanno osato staccarsi dallo sfondo degli accadimenti per vivere la storia in prima persona, vi sono stati su di lei a lungo l’oblio ed a volte il discredito.

Il testo “Lenòr”, andato in scena al Teatro Tordinona e giunto nella capitale dopo anni di repliche, è il risultato felicissimo di uno studio approfondito e di una collaborazione a sei mani tra il regista Carlo Bruni, l’interprete Nunzia Antonino e la scrittrice Enza Piccolo, autrice a sua volta di un libro sulla Pimentel, personaggio che aveva già in passato ispirato altri scrittori come Maria Antonietta Macciocchi ed Enzo Striano.

Con una drammaturgia calibratissima, che evita accuratamente il rischio di una stucchevole retorica, la piéce ricostruisce una “verità” sicuramente empatica della vita di Eleonora (nome il cui diminutivo dà il titolo alla piéce) ma scevra da noiose esaltazioni, facendone rivivere sulla scena il coraggio ma anche, e soprattutto, la sensibilità, attraverso le emozioni e gli eventi che ne segnarono il destino non comune. Portoghese d’origine, nata a Roma da nobile famiglia nel 1752, napoletana d’adozione, fu poetessa, scrittrice, tra le prime donne giornaliste in Europa con la direzione del suo «Monitore Napoletano», protagonista della Rivoluzione Partenopea del 1799.

Lo spettacolo inizia dalla sua ultima notte prima dell’esecuzione, nella angosciosa solitudine della cella. Mentre il suo volto ci appare luminoso nel buio quasi totale, Eleonora prende congedo dalla vita, risoluta e consapevole, pur sapendosi umiliata nella sua femminilità e nel suo rango: la dura repressione inflitta ai giacobini fu con lei oltremodo inflessibile, imponendole il carcere duro e l’impiccagione, pur spettando ai nobili la decapitazione. Al cambio di scena comincia il racconto della sua vita: i primi anni, al seguito della famiglia che si trasferisce da Roma, sono contrassegnati dalla gioia della scoperta e dall’ entusiasmo per Napoli, città di cui si innamora e dove si forma un cultura di prim’ordine, grazie ad una famiglia di idee assai aperte, diventando membro dell’Accademia dell’Arcadia. Quella Napoli di fine '700 governata da Ferdinando IV di Borbone (detto Re Nasone) e da Maria Carolina d’Austria, era la “metropoli sontuosa e miserabile” come qualcuno l’ha definita, luogo di grandi contrasti, con un popolo poverissimo da un parte e una corte sprofondata nel vizio dall’altra, patria di squisiti intellettuali ed eccelsi musicisti come Paisiello e Cimarosa. Tenerezza e dolcezza caratterizzano gli scambi epistolari che vediamo intrattenere con Voltaire e con Metastasio, lontani da qualsiasi forma di seduzione, in cui si intuisce il carattere ardente e la curiosità intellettuale della giovane. Assetata di sapere, Eleonora legge l’Encyclopédie ma entra in risonanza anche con le necessità della plebe napoletana, fino a prendere sotto la sua protezione una piccola prostituta che strappa dalla strada, mentre matura in lei sempre più forte l’ideale di giustizia e di libertà. Costretta a sposarsi senza amore a venticinque anni con il conte Tria, uomo violento e dedito al gioco, da cui in seguito si separa, la sua vita sarà segnata anche dalla perdita dell’amatissimo figlio.

Quando a Napoli giunge la notizia della presa della Bastiglia e comincia a prendere vita il seme rivoluzionario, Eleonora apre il suo salotto e diventa un punto di riferimento per i patrioti. Ben presto diventa la “marchesa giacobina”, malvista nel Regno di Napoli, dove soprattutto Maria Carolina spinge la polizia borbonica ad attuare una feroce repressione, terrorizzata dalla notizia dell’esecuzione della sorella Maria Antonietta e di Luigi XVI in Francia. La Repubblica Partenopea vedrà finalmente la luce il 21 gennaio del 1799 ma avrà vita breve, chiudendosi nel giugno dello stesso anno nel sangue, quando il popolo napoletano, da Eleonora tanto amato, guidato dal cardinal Ruffo e alleato del sovrano, assisterà festante all’esecuzione sulla pubblica piazza.

Per circa un’ora Nunzia Antonino si identifica completamente con la protagonista, dandole corpo voce e anima, con accenti intensi che evocano senza patetismi anche i momenti più drammatici e cruenti della vita di Eleonora, in una interpretazione superba che non soverchia il personaggio ma cerca di restituirne le più intime fibre, la psicologia di donna, i pensieri più impalpabili. L’attrice, che ha anche una formazione di danzatrice, si muove lieve ed elegante nello spazio di una pedana sulla quale è posta una sedia, sola scenografia di un palcoscenico disadorno. Tutto il palco è avvolto in semioscurità, da cui la figura di Eleonora emerge radiosa, sapientemente illuminata. Cambi di registro continui fanno rivivere allo spettatore la folla di personaggi che circonda la protagonista, in un gioco raffinato che la Antonino conduce con sicurezza dall’inizio alla fine.

 

Teatro Tordinona (Sala Pirandello) - via degli Acquasparta 16, 00186 Roma (piazza Navona)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 7004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 18

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Carla Romana Antolini, Ufficio stampa Teatro Tordinona
Sul web: www.tordinonateatro.it

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