Lei - Teatro della Contraddizione (Milano)

Scritto da  Domenica, 20 Marzo 2016 

Dopo il successo nella passata stagione di “2+2=5” la Compagnia Sanpapiè torna al Teatro della Contraddizione con la sua ultima produzione “Lei”. Lara Guidetti e Marcello Gori portando in scena una dimensione narrativa più intima e raccolta, il cui cuore sta nel dialogo continuo tra coreografia, drammaturgia e musica e nel profondo rapporto con gli oggetti e i simboli attraversati nella loro potenza evocativa.

 

LEI
di Marcello Gori e Lara Guidetti
coreografia ed interpretazione Lara Guidetti
musica e testi Marcello Gori
una produzione di Sanpapié
con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Settore Spettacolo
con il sostegno produttivo di Cajka Teatro d'Avanguardia Popolare e Teatro della Contraddizione

 

Sarà che passiamo la vita a guardarci allo specchio senza riconoscerci.

Alla luce di un faro giallo un materasso lercio prende vita o una vita prende un lercio materasso. Chissà.
Contorsioni e confusioni, un profilo di donna sotto il lercio tessuto.
Un tacco smarrito illuminato lì in fondo al palco.
Una voce di uomo che narra di una certa Lei, una lei ''che ha più di 25 anni, ma meno di 35, o forse più di 35, ma meno di 65 o forse più di 65, ma sicuramente non meno di 5''.
Una Lei che ticchetta sui tacchi anche da scalza.
Una Lei senza storia apparente, una Lei che se ne tira fuori dalla storia, un'atemporalità danzante su un parquet già graffiato, nella sua assolutezza di lei, nella grandiosità e nella fragilità di una lei che è in tutte le lei.

Il materasso lercio nella contorsione più grave, dopo le acute e dolorose doglie ritmate dalle note di un pianoforte invisibile, finalmente partorisce questo corpo di donna in rosa antico.
Un corpo di donna con gli occhi coperti da due lenti grandi e nere, una donna con un tacco solo che a furia di annusare e annusare, seguendo l'istinto del suo buon gusto per i tacchi alti, trova il suo secondo, diverso dal primo.
Perché ogni tacco è per un umore, ogni tacco è una dimostrazione, forse addirittura una dichiarazione. Ogni donna, indecisa com'è, scalpitante di esprimere quel turbinio che si trascina dentro, indosserebbe sempre due tacchi di diverso colore, perché lo vuole gridare al mondo che combattono in lei due e più anime e a lei non rimane che incastrarsi tra due colori, due decori, due stoffe, due firme, tra almeno due possibilità.

Lei, nel suo corpo liscio, su quei due tacchi diversi, segue il ritmo di suoni e rumori che ora le pulsano nello stomaco, ora in un braccio, ora nel capo, ora nella coscia, ora nel collo, ora tra le dita.
Ora è a destra sul parquet graffiato, ora a sinistra, ora nel mezzo, sul fondo, qui davanti.

Ora è in terra, con le mani sul capo, la luce si è fatta scura, la sua danza è un fremito.
Il tentativo tremante di una liberazione.
Quando sembra che sia in piedi, che finalmente sia in piedi, torna in terra a contorcersi ad evocare la fine di questa ricerca disperata di sé.

E lui che rompe le casse con la sua calda voce pare che la conosca meglio di chiunque altro, forse addirittura meglio di quanto lei sappia di sé.
Perché le lei non lo sanno mai, ma si mostrano e si dimostrano sempre quasi inconsciamente, involontariamente e finiscono con il tormentarsi, col contorcersi, col morirsi dentro, col coprirsi il viso per scoprire gli attributi. Se solo, per un istante, si fermassero nel bel mezzo del loro labirinto, s'accorgerebbero di essere ancora la bimba di un tempo, la donna sicura sui tacchi più alti, la lei maledetta delle tentazioni, la lei madre, la lei che, in un istante di paura, torna a ficcarsi dentro quel lercio materasso che l'ha partorita. La lei che è milioni di lei in un corpo solo.

La lei che danza davanti a me è corpo parlante che non apre bocca, è corpo amante senza che un lui ci sia, è corpo che nel suo mutismo urla la piacevole pesantezza di questa voce che ci portiamo dentro, che ci ordina di trovarci diversi sempre e sempre eguali agli altri, di trovarci maledetti ma felici poeti, di trovarci capaci eppure zoppicanti, di trovarci sicuri eppure inclini al dubbio.
Come questa lei, nel suo corpo quasi nudo che si accarezza adesso e si punisce poi, che si è trovata a comunicare col corpo suo e coi corpi nostri, in assenza di parola, il segreto più sacro, il consiglio più giusto: l'essere, l'essere corpo, l'essere corpo ricucito, magari con qualche pezza, magari con qualche cicatrice, l'essere corpo in tutte le sue parti, in tutta la sua potenza e potenzialità, l'essere che si manifesta dentro e fuori.
Il solo suo respiro è pesante ed affaticato ma insaziabile ed inarrestabile è la forza che ha di attuarsi agli occhi di chi guarda ma soprattutto ai suoi di occhi, che nei nostri vedono il riflesso dell'unicità di quell'essere.

Lara Guidetti e Marcello Gori regalano la purezza dell'emozione, priva dei difetti della parola. Regalano un insegnamento che ha bisogno solo di essere sentito dal petto, dallo stomaco, dal cuore, non dalle orecchie e dalla razionalità. Insegnano a sentirsi fuori dal tempo, dentro la lei danzante, dentro la voce di lui che narra di tutti con un solo soggetto, insegnano a sentire e a sentirsi forse un po’ più liberi dall'agonia.

 

Teatro della Contraddizione - via della Braida 6, 20122 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/5462155, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: dal 18 al 21 febbraio, ore 20:45
Biglietti: 15 euro (intero), 12 euro (ridotto)
Durata: 1 ora e 15 minuti

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Giulia Soleri, Ufficio stampa Teatro della Contraddizione
Sul web: www.teatrodellacontraddizione.it

TOP