Lear di Edward Bond - Teatro India (Roma)

Scritto da  Sabato, 19 Dicembre 2015 

Dall'8 al 20 dicembre Lisa Ferlazzo Natoli porta in scena al Teatro India la riscrittura del Lear ad opera di Edward Bond, testo pubblicato nel 1971 e ancora fortemente attuale ed efficace. La messinscena è l'ultima tappa di "Linee di confine", un progetto intorno al pensiero dell'autore inglese a cura di lacasadargilla e Alessandro Ferroni, in collaborazione col Teatro di Roma.

 

LEAR DI EDWARD BOND
regia Lisa Ferlazzo Natoli
traduzione Tommaso Spinelli
con Danilo Nigrelli
e Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe, Francesco Villano
scene Luca Brinchi, Fabiana Di Marco, Daniele Spanò
costumi Gianluca Falaschi
disegno luci Luigi Biondi
disegno del suono Alessandro Ferroni e Umberto Fiore
realizzazione immagini a china Francesca Mariani
disegno video Maddalena Parise
collaboratore alla regia Roberta Zanardo
dramaturg Margherita Mauro
assistente alla regia e alle luci Francesca Zerilli
direzione tecnica per lacasadargilla Gianluca Tomasella
foto di Sveva Bellucci
produzione Teatro di Roma in coproduzione con lacasadargilla

 

L’opera di Edward Bond si sofferma sulle problematiche che caratterizzano le democrazie occidentali. Le dinamiche di potere, l'utilizzo della violenza e i dispositivi di controllo che appartengono alle nostre società sono al centro del Lear, riscrittura contemporanea del celebre testo shakespeariano che si discosta molto dall'originale. Infatti il re è ancora alla guida del suo regno ed è convinto che l'unico modo per tutelarne la sicurezza e la libertà sia erigere un muro di separazione da tutto ciò che lo circonda. Le due figlie maggiori si oppongono, guidate da mire espansionistiche e assetate di potere. Cordelia si pone a capo di una forza rivoluzionaria che risponde alla debole oligarchia delle sorelle. Ma è proprio il muro - che Lear, sovrano paranoico tenta di innalzare; che Bodice e Fontanelle, giunte al potere, abbattono al fine di allargare i confini della loro potenza; che il governo rivoluzionario deciderà fatalmente di ristabilire - a costituire il perno sul quale si articola la riflessione dell'autore sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere. Lear è un testo lucidissimo e atroce: si tratta di una parabola della violenza che da pubblica diviene privata e viceversa, che contamina tanto i regimi quanto le democrazie.

La regia di Lisa Ferlazzo Natoli mette in scena trentacinque personaggi, affidati a soli otto attori che spaziano lungo una scenografia scarna, nuda, decadente, quasi fosse un cantiere, una fabbrica abbandonata. La struttura dello spettacolo, complessa e articolata su diversi piani spazio-temporali oltreché fondata su una serie di intrighi e sotto-trame, risulta a tratti di difficile fruizione.

Ribellioni e governi rivoluzionari si intrecciano alternandosi sullo sfondo. Il caos si dipana alimentato dalla paura, che intacca tutti i personaggi, tranne uno. Come nota Attilio Scarpellini, «Nel Lear di Bond tutti vivono attanagliati dalla paura. Cordelia ha paura che le cose cambino, vorrebbe vivere in un recinto. Lear non riesce più a dormire da quando non ha più il suo esercito. Bodice e Fontanelle hanno paura del padre e una dell’altra, tanto più nel momento in cui si scoprono mostruosamente simili. Ha paura il popolo. Hanno paura i soldati. Tutti hanno paura, tranne uno, il ragazzo, il figlio del becchino che si è lasciato la morte alle spalle, e che poi diventerà un fantasma e un ricordo». Ma sarà proprio la paura a spegnere definitivamente un Lear privato della vista, ma infine savio, che ripercorre la propria vicenda politica e finalmente individua nel muro l'errore, il fallimento. Con un piccone si avvicina ai mattoni. Ma cade a terra, dopo uno sparo.


Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 19, lunedì riposo
Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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