Le voci di dentro - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 15 Novembre 2014 

Dall’11 novembre al 7 dicembre. Difficile trovare un testo di Eduardo De Filippo che non piaccia: "Le voci di dentro", portato in scena per il secondo anno dai fratelli Servillo al Piccolo Teatro di Milano è un capolavoro, non solo di sconcertante attualità, ma soprattutto di genialità teatrale, di antropologia, di filosofia dei rapporti umani, soprattutto sotto lo stress di contingenze stringenti. Protagoniste, due famiglie di una Napoli appena uscita dalla seconda guerra mondiale, ognuna sfasciata a suo modo e ognuna che tira avanti a vivere come può. Sulla scena, la presenza dei due fratelli Servillo commuove, e fa sentire le vibrazioni di quell'intesa, di quell'alchimia speciale che, i fortunati, avranno potuto respirare quando i fratelli De Filippo recitavano insieme.

 

Produzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa, Teatri Uniti di Napoli, Teatro di Roma presenta
LE VOCI DI DENTRO
di Eduardo De Filippo
regia Toni Servillo
aiuto regia Costanza Boccardi
scene Lino Fiorito
costumi Ortensia De Francesco
luci Cesare Accetta
suono Daghi Rondanini
Personaggi e Interpreti
Maria, cameriera - Chiara Baffi
Rosa Cimmaruta - Betti Pedrazzi
Michele, portiere - Marcello Romolo
Carlo Saporito - Peppe Servillo
Alberto Saporito - Toni Servillo
Pasquale Cimmaruta - Gigio Morra
Matilde Cimmaruta - Lucia Mandarini
Luigi Cimmaruta - Vincenzo Nemolato
Elvira Cimmaruta - Marianna Robustelli
Un brigadiere - Antonello Cossia
Zi' Nicola - Daghi Rondanini
Capa d'Angelo - Rocco Giordano
Teresa Amitrano - Maria Angela Robustelli
Aniello Amitrano - Francesco Paglino

 

Eduardo De Filippo scrisse "Le voci di dentro" nel 1948, a ridosso della fine del conflitto mondiale che ha ispirato, inevitabilmente, tanta parte del suo teatro. Ma le macerie, soprattutto etiche e umane, che ha lasciato dietro di sè quel terribile evento storico, sono tremendamente vicine alla pochezza, all'aridità e al cinismo che si respira oggi. Senza fare trattati di filosofia su quanto siano duri i nostri giorni, è facile appurare quanto la guerra tra poveri che vediamo quotidianamente sia ancora causata da povertà e fame, che non sono certo provocate da bombe e mitraglie ma da armi ben più subdole: l'eliminazione della dignità umana attraverso l'eliminazione del lavoro come diritto.

In questa situazione d'indigenza, di totale mancanza di lavoro, riversano anche i protagonisti di questo testo, i fratelli Saporito (gli eccellenti Peppe e Toni Servillo) che vedono fallire giorno per giorno l'attività del padre, un tempo il "paratore" del paese ovvero colui che procurava sedie, festoni, botti per qualsiasi tipo di celebrazione: l'industrializzazione e la furbizia di chi mangia sulla disperazione altrui non fanno che erodere sempre di più questa nobile attività artigianale. Ma i due vanno a complicarsi ulteriormente la vita: Alberto Saporito (Toni Servillo) decide di denunciare i vicini di casa, la famiglia Cimmaruta, perchè macchiatasi di un omicidio orribile nei confronti di un amico. Alberto ha visto il delitto con i suoi occhi, ha le prove che confermeranno tutto, e non è difficile sospettare di una famiglia del genere: tra una madre di famiglia che fa finta di leggere i tarocchi ma in realtà vende il suo corpo, un marito che è diventato il "cornuto" zimbello di paese, una zia che produce abusivamente in casa candele e sapone e un figlio mariuolo, riconosciamo in questa "rispettabilissima famiglia" le tante figure di furbetti del quartierino che, anche oggi, non mancano di speculare sulla povertà altrui prosperando nell'illegalità impunita.

La genialità dell'opera di Eduardo non risiede solo nella capacità di creare situazioni e personaggi che risultano sempre attuali, come un vero classico che si rispetti, ma si palesa soprattutto nella matriosca di tematiche e metafore che s'incastrano vicendevolmente nel corso della storia; a dominare su tutte, la metafora del sogno: l'opera si apre con il racconto di un sogno sanguinolento della cameriera Maria; l'evento scatenante della trama è un sogno, in quanto Alberto si rende conto di aver sognato questo delitto, un sogno vivido, lucidissimo, ma mai concretizzatosi e difatti non ha nessuna prova in mano. Nonostante questa sua ammissione di colpa, che crea alcuni dei momenti più esilaranti della commedia, la famiglia Cimmaruta inizia una disperata corsa al sacrificio del carnefice senza esclusione di colpi: tutti si accusano di nascosto, credono di avere le prove della colpevolezza altrui, chi nei confronti della zia un po' sospetta, chi ha le prove per accusare le moglie equivoca, fino ad arrivare alla sorella che accusa il fratello da sempre considerato delinquente. Quello che ne emerge è un vorticoso sovrapporsi di voci assordanti e taglienti come lame: emerge da questo testo tutto il cinismo, la diffidenza, e l'abbrutimento che la guerra ha portato con sé e che, purtroppo, opacizza anche i rapporti di oggi.

La perfezione dei fratelli Servillo, affiancati da un cast eccellente, si manifesta soprattutto nella genialità del saper giostrare, con maestria interpretativa e perfetta tecnica mimica, i momenti drammatici ed i momenti comici: la loro alchimia, la loro intesa emana quelle vibrazioni speciali che, i fortunati, avranno avuto modo di vivere davanti ad un'interpretazione dei fratelli De Filippo.

L'altra grande metafora che permea tutto lo spettacolo, e che non a caso Eduardo sviluppa anche in altri testi (come "Mia famiglia" e "Gli esami non finiscono mai") è quella del silenzio: a dominare come giudice severo ma silente, la figura sciamanica di Zì Nicola, che ha smesso di parlare perché l'umanità non lo ascolta e non ha niente d'interessante da dire; comunica con un suo speciale "codice morse" fatto di sputi e botti, perché solo così riesce a preservarsi dalle meschine vicende del mondo.

Perfetta cornice di uno spettacolo che non ha bisogno di orpelli decorativi, è la scenografia semplice ma efficace nel valorizzare la bravura degli attori, evitando di distrarre l'attenzione dai grandi interpreti. Un semplicissimo scenario domestico caratterizza il primo atto, l'onirica casa-bottega dei Saporito è invece la scena dei due atti successivi, con le sedie accatastate a formare una specie di percorso che si eleva verso l'alto, per condurre verso la sede dell'eremitaggio di zì Nicola, innalzato nella sua palafitta, distante rispetto alle bassezze umane e deciso a pronunciare solo queste parole "Per favore, un poco di pace!" appena prima di morire.

 

Piccolo Teatro Strehler - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 1 ora e 50 minuti, senza intervallo

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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