Le vacanze dei signori Lagonìa - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Giovedì, 05 Novembre 2015 

Su una spiaggia, un giorno di vacanza per i signori Lagonìa, una coppia di anziani. Parlano, ma la loro è una comunicazione fatta di intimità silenziosa e di risate improvvise, furie e riconciliazioni, pianti e mazzate sulle ginocchia. In questa giornata c’è il tempo per una maledizione e una nuotatina a largo, per il ricordo di una bimba e per quello di una dieta finita già di lunedì, c’è un gabbiano che muore d’infarto e una nuvola a forma di coniglio, c’è una canzone di Gianni Morandi e la fine del mondo, c’è una barca che li può portare via. Il solo racconto che i signori Lagonìa ci offrono è quello del loro amore spietato e dolce, a tratti dispotico o molesto, l’epica di un matrimonio durato quarant’anni e questo giorno qua, che non è un giorno qualsiasi della loro vita.

 

LE VACANZE DEI SIGNORI LAGONìA
(una foto di famiglia per due attori, un ombrellone e un mare immaginato)
di Francesco Colella e Francesco Lagi
regia Francesco Lagi
con Francesco Colella, Mariano Pirrello
disegno suono Giuseppe D’Amato
scenografia Salvo Ingala
organizzazione Regina Piperno
produzione Teatrodilina, Progetto Goldstein
selezione Inbox 2015

 

"Le vacanze dei signori Lagonìa" riesce sin delle prime battute a strappare più di una risata allo spettatore. La coppia di attori (Francesco Colella e Mariano Pirrello) possiede un’ottima padronanza scenica e un talento per l’intrattenimento (quello a metà strada tra il cabaret e l’avanspettacolo per intenderci). Il pubblico pende dalle loro labbra divertendosi a crepapelle e partecipando con trasporto alle loro scenette comiche. D’altronde a entrambi basta poco per conquistare la nostra attenzione: muovendo la mano in una certa maniera o lanciando un’occhiataccia buffa, sollazzano a tal punto gli spettatori da rendere immediatamente lapalissiano di essere di fronte a due matador del palcoscenico. Tanto di cappello, dunque.

Bella l’idea della messa in scena in una spiaggia, con una barchetta arenata e un ombrellone che enfatizzano l’atmosfera malinconica che investe questa coppia ormai anziana, la quale ha perso la figlia in giovane età ed il cui marito è rimasto disoccupato. All’inizio spiazza l’idea di vedere Francesco Colella nei panni della signora Lagonìa. Ci domandiamo se per caso abbiamo letto male e non abbiamo compreso che si racconta la storia di una coppia gay. Invece poco dopo ci rendiamo conto che si tratta di un’altra ottima trovata della regia di Francesco Lagi. L’idea di far recitare a Colella il ruolo della moglie risulta vincente. La macchietta d’altronde va a braccetto col teatro dialettale. Un abbinamento ideale, come si suol dire, e a noi non dispiace.

Il dialetto calabrese con i suoi accenti demenziali e il suo tono aspro, è una delle trovate vincenti della pièce perché crea un contatto diretto e intimo con lo spettatore che si identifica con questa tragicomica coppia, ritrovando in loro i propri vicini di casa o quegli anziani che si incontrano quando si va in vacanza al sud. Ogni loro battuta, oltre a farci ridere, suscita tenerezza e spinge a volergli bene.

Se inquadrato come spettacolo comico, "Le vacanze dei signori Lagonìa" è sicuramente riuscito. Appare invece meno distintamente a fuoco quando entra in gioco l’aspetto drammatico. Le stramberie e i botta e risposta dei bravissimi attori sembrano concedere infatti poco spazio alla componente drammatica, che fuoriesce a tratti e non permette di creare quel pathos necessario all’identificazione con le tragedie dei personaggi; di conseguenza la pièce non porta alla commozione nè induce chi vi assiste ad una riflessione sul calvario di una coppia che ormai sembra essere giunta alla fine. Si avverte l’impressione che manchi qualcosa alla drammaturgia.

Il finale sembra già visto ed è prevedibile. Ci aspettiamo subito che i signori Lagonìa cercheranno di commettere un gesto eclatante e siamo ben consci che non ci riusciranno. Perciò, promuoviamo a pieni voti l'emisfero comico dello spettacolo, mentre storciamo il naso su quello drammatico. Avremmo voluto entrare nella storia dei signori Lagonìa con maggior trasporto, amareggiandoci con loro e percependo la loro tragedia sulla nostra pelle. Ridere non basta.

 

Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.30, domenica ore 18.30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro (under25, over65, studenti universitari, tesserati bibliocard, arci, metrebus card), gruppi superiori a 5 persone 10 euro (prenotazione Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), Under 25 Days (martedì e mercoledì) 8 euro, Scuole di teatro convenzionate 8 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) - Tessera associativa stagionale 3 euro

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Foto di: Manuela Giusto
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

TOP