Le Troiane - Teatro Romano di Ostia Antica (Roma)

Scritto da  Sabato, 27 Luglio 2013 

Le TroianeLa suggestiva cornice del Teatro Romano di Ostia Antica, riconsegnato in questa stagione estiva alla sua naturale vocazione di punto di incontro tra popoli, genti e culture grazie ad una selezione di spettacoli dalla comprovata valenza artistica rigorosamente attinti dalla tradizione ellenica e latina, accoglie sul proprio palcoscenico "Le Troiane", la tragedia di Euripide dedicata agli ultimi drammatici istanti successivi alla caduta di Ilio, filtrati attraverso lo sguardo delle protagoniste femminili di questa insensata barbarie, destinate ad un odioso futuro di schiavitù sotto l'atroce giogo dei conquistatori greci. Una rilettura nitida, sofferta, densa di tensione e claustrofobico pathos quella con cui Mitipretese - il collettivo artistico costituito da Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres - veste di modernità il mito classico, trasformandolo in lente di ingrandimento per affondare uno sguardo lucido e disincantato su questioni etiche, politiche e morali che conservano ancora, a distanza di millenni, una stringente, disarmante attualità.

 

 

 

LE TROIANE
Variazioni sul mito
un progetto Mitipretese - Mandracchia, Reale, Toffolatti, Torres
in collaborazione con Artisti Riuniti
drammaturgia e regia di Mitipretese e Luigi Saravo
scenografo Emanuele Silvestri
costumi Annamaria Porcelli
musiche Francesco Santalucia
elementi di scena Bruna Calvaresi
direttore tecnico Mauro De Santis
direttore di palcoscenico Alberto Biondi
produzione esecutiva Paolo Broglio Montani
progetto grafico Silvia Placidi
foto locandina Francesco Biscione

 

 

Le TroianeQuesto fecondo incontro di quattro talentuose attrici, tutte provenienti dall'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico di Roma, dopo aver condotto a progetti teatrali particolarmente apprezzati da pubblico e critica quali "Roma ore 11" (dall’omonimo libro-inchiesta di Elio Petri) e "Festa di famiglia" (da suggestioni pirandelliane, riannodate con la collaborazione creativa di Andrea Camilleri) si confronta in questa circostanza con una vera pietra miliare della tragedia greca: "Le Troiane" di Euripide, rappresentata per la prima volta nel 415 a.C. ed appartenente ad una trilogia legata al conflitto troiano, i cui due restanti capitoli - le tragedie "Alessandro" e "Palamede" - oggi sono invece andati perduti.


Il prezioso patrimonio letterario di riferimento viene però rivissuto, assimilato profondamente e tradotto in azione scenica dalle quattro artiste - con l'ausilio registico e drammaturgico di Luigi Saravo - scarnificandolo sino alla sua essenza primigenia e portandone in evidenza i nuclei tematici sostanziali: il contrasto tra violenza efferata e stoica dignità nell'affrontare il dolore; l'insensatezza atroce delle guerre tra popoli e della spietata logica del potere, cieche finanche dinanzi ai più basilari diritti dell'individuo; la conseguente e progressiva disumanizzazione che come una sottile trama si insinua nelle esistenze degli antichi troiani sconfitti e dei loro invasori greci, così come nelle vite quotidiane di noi spettatori "moderni".


Le TroianeIl tutto dipanato attraverso una prospettiva eminentemente femminile: in scena solamente i quattro personaggi di Ecuba, Elena, Andromaca e Cassandra, vittime incolpevoli di dinamiche storico-politiche tali da sfuggire alla loro stessa comprensione, mentre le altre figure ed il coro del dramma euripideo sono relegati a mero contorno, a sfondo solamente evocato dal serrato confronto dialogico delle quattro protagoniste. Negli istanti nodali in cui i feroci conquistatori achei stanno decidendo i loro destini, spartendole come bestie da condurre al macello, le quattro donne rievocano i fulgidi giorni rischiarati da potere, lusso, amore ed ammirazione, garantiti dal loro prestigioso lignaggio, si interrogano sulle reali cause della guerra che ha annientato per sempre la loro stirpe, cercano con insormontabile sofferenza di scovare risorse e motivazioni che consentano loro di sopravvivere ed affrontare l'infausta sorte che le attende, una sorta di appiglio estremo i cui simulacri saranno da loro stipati in simboliche valigie.


La regina Ecuba (magistralmente interpretata da Alvia Reale) è condannata al ruolo di schiava di Odisseo, proprio l'ingegnoso artefice dell'espediente del cavallo di Troia che ha sancito la disfatta del suo popolo; nella sua valigia conserverà gelosamente la memoria del passato, degli affetti e degli antichi fasti troiani, così come la consapevolezza degli errori compiuti e di quello che sarebbe potuto accadere se gli dei dell'Olimpo fossero stati meno implacabili. La disperata ma volitiva Andromaca (portata in scena da Sandra Toffolatti) dovrà invece divenire la concubina di Neottolemo, il figlio di Achille, non prima di aver assistito alla spietata uccisione da parte dei conquistatori greci del suo piccolo Astianatte, reo solamente di costituire l'unica speranza di prosecuzione e rivalsa per la stirpe troiana; per lei, moglie ideale, vedova fedele e madre affranta, la valigia del passato non potrà che custodire il ricordo incancellabile dell'amatissimo sposo e dell'innocente figliolo trucidato.


Le TroianeLa nobile sacerdotessa Cassandra (ne veste i panni una superba Manuela Mandracchia), che il dono della preveggenza aveva condannato al perpetuo isolamento, dovrà divenire sposa del sovrano miceneo Agamennone, infrangendo così il voto di castità innalzato al dio Apollo; a lei il futuro non concederà requie, lo spirito che la anima è quello della vendetta che per sua mano si dovrà abbattere implacabile sull'invasore che la rapirà ed oltraggerà, e dunque nella sua valigia della memoria sarà simbolicamente custodita un'ascia. Infine, la fulgida bellezza di Elena (la interpreta Mariangeles Torres), colei che ha rappresentato l'innesco mortifero della guerra e che per questo motivo viene additata, vilipesa e accusata furiosamente dalle altre tre protagoniste in una sorta di agone giudiziario, volto a individuare le reali responsabilità della caduta di Troia; l'extrema ratio a cui appigliarsi sarà per lei proprio la bellezza, la seducente arma che ha dato inizio a questa spirale di lacerante devastazione, cosicchè il cerchio verrà a chiudersi.

 

L'allestimento scenico di grande semplicità e potere evocativo curato da Emanuele Silvestri accentua l'impatto delle vibranti interpretazioni regalate con generosità dalle quattro attrici: il palco è spoglio, minimalista, pochissimi oggetti quali delle sedie logore, un tavolo divelto o delle valigie consunte, rappresentano i laceri relitti di un'umanità in disarmo. Sullo sfondo un drappo, ben presto strappato via con decisione, cela un muro su cui si adagia un inquietante collage, costituito dai volti delle innumerevoli vittime della guerra; in prossimità dell'epilogo questa lapide mortuaria collettiva si abbatterà violentemente sul palcoscenico svelando alle sue spalle, in uno dei passaggi più emozionanti dell'opera, le sepolture dei troiani su cui le donne verseranno le ultime lacrime prima di affrontare il loro futuro di schiave.


Mitipretese conferma con questo nuovo progetto drammaturgico una non comune capacità di analisi, comprensione e rielaborazione della fonte letteraria, così come grande sensibilità interpretativa nel porgerla al pubblico, rendendola assolutamente fruibile e emozionante, in definitiva restituendone immutata e anzi accresciuta la millenaria potenza catartica.

 

 

 

Scavi Archeologici di Ostia Antica - Via dei Romagnoli 717, Ostia Antica (Roma)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5650071, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: sabato 20 luglio, ore 21.15

 

 

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Matteo Nardone (Profilo Facebook)
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Compagnia; Giulia Taglienti e Serena Grandicelli, Ufficio stampa Teatro Romano di Ostia Antica
Sul web: www.ostianticateatro.it

 

 

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