Le Troiane - Teatro Greco (Siracusa)

Scritto da  Sabato, 22 Giugno 2019 

Dal 10 maggio al 23 giugno. Nel fascino dell'antico Teatro Greco di Siracusa, un bosco con alberi veri, morti, accoglie la tragedia di Euripide, “Le Troiane”, per la regia di Muriel Mayette-Holtz. Un dramma corale segnato dalla condanna indistintamente rivolta ad ogni guerra, da forti eroine tragiche, dalla tenacia delle donne come segno di speranza e da una commossa pietà per i vinti, uomini o alberi che siano, uniti nella morte e nella devastazione.

 

LE TROIANE
di Euripide
traduzione Alessandro Grilli
regia Muriel Mayette-Holtz
regista assistente Mercedes Martini
progetto scenico Stefano Boeri
costumi Marcella Salvo
musiche Cyril Giroux
disegno luci Angelo Linzalata
drammaturgo Cristiano Leone
assistente al progetto scenico Anastasia Kucherova
direttore del coro Elena Polic Greco
direttore di scena Giuseppe Coniglio
assistente volontario Ginevra Di Marco
con Elena Arvigo, Marial Bajma Riva, Massimo Cimaglia, Francesca Ciocchetti, Maddalena Crippa, Clara Galante, Viola Graziosi, Doriana La Fauci, Graziano Piazza, Elena Polic Greco, Fiammetta Poidomani, Paolo Rossi, Riccardo Scalia
coro Doriana La Fauci, Maria Baio, Maria Gabriella Biondini, Cettina Bongiovanni, Carmen Cappuccio, Irene Di Maria, Lucia Imprescia, Rosamaria Liistro, Giusy Lisi, Maria Verdi
coro ADDA Giulia Antille, Beatrice Barone, Priscilla Bavieri, Virginia Bianco, Simona Caleca, Irene Cangemi, Serena Carignola, Serena Chiavetta, Federica Cinque, Benedetta D’Amico, Simona De Sarno, Ambra Denaro, Adele Di Bella, Giorgia Greco, Federica Gurrieri, Irene Jona, Giorgina Kezich, Valentina Lo Manto, Sveva Mariani, Sara Mancuso, Vittoria Mangiafico, Ornella Matragna, Giulia Messina, Silvia Messina, Irene Mori,Arianna Pastena, Francesca Piccolo, Daniela Quaranta, Isabella Sciortino, Alba Sofia Vella, Francesca Vignali, Gaia Viscuso, Gabriella Zito
guardie di Taltibio Riccardo Livermore, Davide Raffaello Lauro, Gabriele Rametta, Alessio Iwasa, Nicola Morucci, Andrea Pacelli
guardie di Menelao Massimo Marchese, Francesco Piraneo, Salvatore Amenta

 

Le TroianeCon tre forti colpi che rimbombano nell'aria e fanno sussultare il pubblico si apre la rappresentazione de “Le Troiane” nella 55° stagione del Teatro Greco di Siracusa allestita dalla Fondazione INDA. Tre esplosioni, gli ultimi colpi di una battaglia rovinosa che si è conclusa; è l'eco della guerra che dal fragore lascia spazio al silenzio della distruzione e ad una nuova paura. Poco importa che si tratti della guerra di Troia tramandata dagli antichi greci o di una qualsiasi guerra religiosa o politica dei nostri giorni. Non contano il luogo, il tempo, le cause, gli schieramenti. Dopo l'ultima bomba o colpo di cannone, tra le macerie e il dolore rimangono i sopravvissuti, gli innocenti colpiti e coinvolti, senza più case, ruoli e famiglie. Indistinti, vincitori e vinti, colpevoli e innocenti, ieri e oggi, di fronte allo stesso paesaggio distrutto, accomunati dal dolore e dalle ferite e lacerati davanti ad un futuro annientato.

Così entrano in scena i personaggi de “Le Troiane”: totalmente coperti di polvere sulle vesti, sul viso, tra i capelli; hanno abiti prevalentemente maschili e militari, resi indistintamente grigi e polverosi dalla cenere della guerra e delle fiamme che coprono tutto. Dopo un assedio e una battaglia durati dieci anni Troia è caduta, conquistata dai greci grazie all'inganno del cavallo di Odìsseo. Ora le donne sconfitte e sconsolate sono in attesa di scoprire il loro nuovo destino di schiave, assegnate ai nemici vincitori e costrette a lasciare la patria e ciò che rimane delle proprie case. Attraverso di loro Euripide, già nella prima rappresentazione nel 415 a.C., raccontava tutti gli orrori che possono esserci oltre al già grande orrore della guerra. Al centro della tragedia sta la vecchia Ecuba, moglie di Priamo, regina di Troia, madre di numerosi figli eroi dolorosamente persi. Interpretata con sicurezza e sentimento da Maddalena Crippa, non nuova ai drammi classici a Siracusa, Ecuba maledice la guerra ed Elena che l'ha causata e sta lì, sempre in scena, orgogliosa, regale, ferita, a piangere i suoi morti, a sfidare con dignità i vincitori e a riassumere in sé il dolore di tutte le altre. “Le Troiane” è infatti un'intensa e splendida tragedia corale in cui Euripide fa ruotare intorno ad Ecuba altre figure femminili altrettanto importanti e forti. Cassandra (Marial Bajma Riva), la vergine sacerdotessa destinata a dover servire Agamennone, irrompe in scena in preda a folle disperazione e furore, in una danza sfrenata e un delirio profetico di morte e distruzione per i greci. Andromaca (una splendida Elena Arvigo), moglie devota dell'eroe Ettore e ora destinata a Pirro, è una madre annientata quando le viene strappato il figlio (Riccardo Scalia) condannato a morte. Infine la bella e odiata Elena (Viola Graziosi), motivo scatenante della guerra e protagonista di un acceso confronto con Ecuba su ragioni e colpe in cui le due donne, davanti a Menelao, si accusano e difendono come in un tribunale per stabilire di chi sia la responsabilità di tanto orrore.

Le TroianeGli unici due protagonisti maschili sono invece Menelao (Graziano Piazza), feroce in battaglia ma forse ancora vittima del fascino della moglie Elena, e il messaggero Taltibio, il cui unico cenno di umanità sta nel riconsegnare il corpo senza vita del piccolo Astianatte, e che è interpretato da Paolo Rossi con il suo abituale accento milanese, scelta di difficile comprensione che lo rende l'unico personaggio fuori contesto. “Le Troiane” è uno spettacolo fondamentalmente statico, la cui forza sta nelle emozioni dei personaggi e nelle loro reazioni davanti alla tragicità degli eventi (toccante il dolore di Ecuba, da nonna, nel ricomporre il corpo esanime del nipotino sullo scudo di Ettore, ricordandone la somiglianza con il padre, tutte le speranze sul suo futuro da re e i più cari momenti d'affetto e di gioco). La scelta registica è di mantenere un impianto tradizionale e minimalista, affidandosi alla forza della parola e degli interpreti e al potere salvifico e liberatorio della musica, rappresentato da momenti cantati eseguiti dai singoli personaggi o dal coro, numeroso e compatto, accompagnato dalla chitarra di Fiammetta Poidomani.

La parola chiave è comunque Donna. Lo ha scelto la Fondazione Inda legando i tre spettacoli in scena in questa stagione sotto un tema forte e attuale come “Donne e guerra”. Donna è anche la regista che ha saputo realizzare uno spettacolo così intenso e riuscito: è la francese Muriel Mayette-Holtz, attrice-regista e prima donna a dirigere la Comédie Française. Ma soprattutto le donne sono le vere eroine, non solo nelle quattro protagoniste in scena, ma più in generale nella forza della loro specie. Le troiane sono due volte sconfitte, per esito di battaglia e negli affetti familiari, sono le più deboli, bottino di guerra con l'unica prospettiva di una vita da schiave in terra straniera. Eppure, seppur vinte, restano custodi della vita, capaci di rialzarsi e di affrontare ciò che resta del loro futuro, con speranza e dignità.

In ultimo, anche se è la prima cosa che colpisce il pubblico già al suo ingresso quando il sole non è ancora tramontato e la luce colora le rovine millenarie del teatro, c'è da segnalare la bellissima scenografia pensata dall'architetto e urbanista milanese Stefano Boeri, già autore delle torri con Bosco Verticale a Milano. Nel paesaggio de “Le Troiane” invece il Bosco è morto. Un bosco vero e proprio, realizzato con decine di tronchi di alberi morti e senza chiome disposti ordinatamente dritti in scena e qualcuno caduto a terra, a contrasto con la verde vegetazione alle loro spalle sul colle Temenite. Sono alcuni degli alberi (9.000.000 di metri cubi di legname) divelti in Friuli dalla violenta tempesta dell'ottobre scorso e che, trasportati qui, in un ideale ponte tra nord e sud Italia, raccontano oggi di devastazione e distruzione. Un drammatico parallelismo tra scena e testo: natura e umanità distrutte allo stesso modo da calamità naturali o guerre e apparentemente finite. Ma così come nelle donne troiane, anche in questo Bosco Morto c'è ancora una speranza, un seme di rinascita: ogni sera a fine spettacolo un piccolo leccio viene donato ad uno spettatore, da piantare in un'area dietro il Palazzo di Giustizia di Siracusa per andare a creare il Bosco delle Troiane. Germogli in nome di quella speranza che la regista insegue nello spettacolo (“Un canto di sofferenza in omaggio alla vita”) e che fa esplodere nell'ultima suggestiva scena. I tronchi si accendono di rosso, il fuoco arde alle loro spalle. Troia brucia. La città cade tra le fiamme e le donne vinte si incamminano verso le navi dei loro nuovi padroni. Non vestono più di brandelli coperti di polvere ma indossano sottovesti rosso acceso, femminili e pulite. Un segno di speranza, di vita che continua. Di rinascita, in qualche modo.

 

Teatro Greco di Siracusa - viale Paradiso, 96100 Siracusa
Per informazioni e prenotazioni: biglietteria Fondazione Inda 0931/487248 (dal lunedì al sabato
dalle ore 10 alle ore 13), biglietteria Teatro Greco 800/542644 (lunedì dalle 10 alle 17, dal martedì alla domenica orario continuato dalle ore 10 alle ore 19)
Date spettacoli: maggio 10/12/14/16/22/24/26/28/30 (inizio spettacoli ore 18.30), giugno 1/5/7/9/11/13/15/19/21/23 (inizio spettacoli ore 19)

Articolo di: Michela Staderini
Foto di: Franca Centaro (prima e seconda immagine) e Maria Pia Ballarino (terza immagine)
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.indafondazione.org

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