Le Tate - Teatro Due Roma (Roma)

Scritto da  Sabato, 11 Aprile 2015 

Dal 9 al 26 aprile. Uno spettacolo la cui cifra caratteristica è l’originalità, per il soggetto, per il coraggio di parlare di un tema inattuale eppure pane quotidiano dei nostri tempi, per il modo nel quale è trattato. A tratti scanzonato, “Le Tate” racconta la commedia della vita con il suo gusto dolce amaro, ritraendo il mondo da punti di vista inconsueti: quello delle donne “al servizio di” che crescono figli non loro; in seconda battuta è una storia raccontata dalla parte delle bambine; in terzo luogo da quella delle nonne. Mancano in effetti le protagoniste, le padrone di casa: assenti. Una metafora sulla capacità di stare ai margini della vita degli altri e sulla grande opportunità di questa condizione. Davvero brave le interpreti, versatili in uno scambio di ruoli che si rincorrono.

 

Società per Attori presenta
LE TATE
scritto e diretto da Alessandra Panelli
con Barbara Porta, Costanza Castracane, Sofia Diaz
videografia Marco Schiavoni
musiche di Poulenc, Scarlatti e Mozart interpretate dalla pianista Marcelle Meyer

 

Sul palco del Teatro Due di Roma, approda uno spettacolo che vuol essere in grado di toccare le corde emotive di spettatori di ogni età: "Le Tate". Scritto e diretto da Alessandra Panelli ed interpretato da tre attrici capaci di mettersi totalmente in gioco - Barbara Porta, Costanza Castracane e Sofia Diaz - l’operazione parte dal ritrovamento della Panelli, figlia d’arte e lei stessa autrice, attrice e regista, di un diario della nonna materna, Etre Maria Valori, autrice per diletto e pioniera della condizione della donna all’inizio del secolo scorso. “In questi scritti – racconta la regista - mi addentravo in un mondo lontano, scoprendo nella storia della mia famiglia una controversa tessitura di relazioni umane, acredini, non detti, giudizi taglienti misti a slanci affettivi, passioni inespresse, assenze o invadenti presenze, conflitti generazionali. E più leggevo più mi chiedevo cos’è che mi avesse salvata da tutto questo… La risposta è stata semplice: la costante presenza affettiva di una tata”.

Il lavoro di rielaborazione drammaturgica compiuto dalla Panelli si è nutrito in seguito delle memorie delle tre attrici che, in un lungo periodo di laboratorio, hanno portato i loro ricordi affettivi e hanno dato così vita a molteplici ritratti. Tre famiglie, con tre “capostipiti” e tre stili distinti: una nonna acida e bigotta che forse non ama la vita ma vive per pregare come alternativa al vivere; una donna che vive soprattutto di regole, legata all’occhio di mondo, che finisce per castrare la figlia; e una sognatrice, pianista francese che crede che nella vita bisogna soprattutto ridere, danzare e suonare il pianoforte, chiusa in fondo nel suo mondo, probabilmente perché sognare l’amore è meno rischioso che andarselo a prendere.

Il risultato è una commedia briosa e commovente allo stesso tempo, giocata interamente sui dialoghi e la forza dell’interpretazione. Essenziale da un punto di vista scenico, sul palco con tre sedie, a loro volta stilizzate, prendono corpo nove personaggi, che spaziano dall’infanzia alla vecchiaia senza l’ausilio di trucchi o costumi: tre donne di tre generazioni, vestite allo stesso modo. Tre bambine che crescono all’ombra del modello della nonna materna e grazie all’amore delle tate, affettuose, generose, a loro modo trasgressive. Nel corso dello spettacolo dal ritmo serrato - della durata di circa un’ora e un quarto - si assiste ad un continuo trasformismo delle interpreti; le bambine crescono, diventano adolescenti, ragazze, donne, vedono spegnersi le nonne e allontanarsi le tate. Rimangono amiche e legate oltre che dall’affetto e dalla complicità, dalla memoria.

E’ questo uno dei temi fondamentali del testo, il potere del ricordo come cimento dell’identità ed eredità dell’amore. Interessante e doloroso lo scavo sull’assenza fisica o comunque affettiva della madre che dovrebbe rappresentare il perno centrale della crescita di un bambino. E’ anche una riflessione di grande modernità sulla possibilità dell’amore e dell’affettività fuori dallo schema tradizionale della famiglia: un inno ai sentimenti al di là dei ruoli biologici.

Piacevole e credibile la ricostruzione realistica della figura di donne alle quali in fondo venivano portate via la vita, la libertà, l’autonomia quasi fisica e la possibilità di riconquistarla, che correvano costantemente il rischio di invecchiare guardando gli altri vivere e, insieme, avevano di fronte l’opportunità che questa vita periferica regala di fortificarsi e affermarsi, per cercare la propria strada. In fondo le tate sembrano tutto sommato più fortunate delle bambine che accudiscono, che pur avendo tutto non hanno scelto il proprio destino. Se storicamente il tema è inattuale perché sono figure e vite desuete, le tate tornano oggi prepotentemente alla ribalta sotto una nuova luce, come ragazze alla pari, badanti, mamme in affitto, affidatarie, custodi a mezzo servizio o in sostituzione dell’infanzia di una società alla quale non appartengono totalmente ma che comunque aiutano a crescere.

Colpisce la capacità e l’energia delle tre attrici, versatili, divertite in un’immersione totale che è fisica oltre che nella parola. Il testo ci racconta la commedia come genere comico nel senso dantesco del termine, come racconto della vita con i suoi momenti alti e bassi, lirici e crudi, spiritosi e malinconici.

 

Teatro Due Roma - vicolo dei due Macelli 37, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: € 12 (intero), € 10 (ridotto), € 8 (gruppi di minimo sei persone)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Angela Telesca, Ufficio stampa Teatro Due Roma
Sul web: www.teatrodueroma.it - https://www.facebook.com/spettacololetate

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