Le sorelle Macaluso - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Giacomo Curti Giovedì, 13 Febbraio 2014 

Uno spettacolo di intrinseca delicatezza, Le sorelle Macaluso di Emma Dante, delineato con tratti capaci di restituire una comunicazione autentica ed essenziale, dove non v’è nulla di morboso, e la partecipazione si mescola allo scherno, dove la morte è radicata in simbiosi alla vita, quasi come un destino, una forma sempre presente e dalla quale è impossibile separarsi. Tanto che il silenzio con il quale ha inizio e termine lo spettacolo, piuttosto che raccontare di una labilità della vita, la rende immortale.

 

 

 

 

 

 

LE SORELLE MACALUSO
testo e regia di Emma Dante
con Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier
luci Cristian Zucaro
armature Gaetano Lo Monaco Celano
foto Clarissa Cappellani
produzione Teatro Stabile di Napoli, Théâtre National (Bruxelles), Festival d’Avignon, Folkteatern (Göteborg)
in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale

 


Difficile dunque non rimanere coinvolti o quantomeno raggiunti da quello che ha luogo in palcoscenico, niente altro che la vicenda teatrale, nella consapevolezza che è la scena a condensare la narrazione e a conferirle la struttura che emerge nettamente in quest' ultimo lavoro della regista palermitana: una rotta intesa alla presentazione di un congegno emozionale che tende a incrociare e sintetizzare esperienze e linguaggi come quelli di Kantor, Grotowski e Bausch - concezioni certamente dissimili, eppure sapientemente condensate con salda efficacia.


Comincia nel buio più assoluto questa rappresentazione, condizione plausibilmente ascrivibile al buio del teatro da cui nascono i personaggi, e al tempo stesso a quello della vita che non appartiene più al corpo fisico. Da quel buio prende forma una figura di donna che danza. Alle traiettorie della prima presenza in scena cominciano a intrecciarsi, con altrettante perpendicolari, le mosse rigide delle altre.


Tutte le attrici in scena sono vestite a lutto: compongono in breve un assetto che è rigido e severo nei toni, dal quale far scoprire un crocifisso e, muovendosi tra il proscenio e il fondo dello spazio scenico, invertono la marcia costantemente nel punto in cui un taglio di luce segna il limite prima dell’oscurità. Metafora visiva, questa, che anticipa l'idea centrale della rappresentazione: le sette sorelle si sono ritrovate per celebrare il funerale di una di loro, ignara della sua stessa morte. Accade così che, mentre tutte loro rievocano i ricordi familiari durante la veglia funebre, i margini che sarebbero funzionali ad una delimitazione spazio-temporale, sia per loro stesse sia per il pubblico, tra ciò che rappresenta il passato e ciò che è tutt’ora il presente rimangano in sospensione.


Questo cenacolo di anime annientate dal decesso inconsapevole di una di loro, un commiato parentale di vivi e morti che chiama a raccolta l’intera famiglia, tramuta così per merito della rammemorazione nella variazione dal nero abbottonato delle loro camicie, all’esuberanza cromatica di sgargianti prendisole. Lasciti d’infanzia di una giornata al mare culminata nella tragedia, tra tuffi temerari, risate sguaiate, fatali prove di resistenza, riescono a restituire le immagini delle acrobazie burlone della piccola Antonella, annegata in tenera età, i sogni di gloria di un nipote calciatore, stroncato da un malore durante una partita, la tenera severità di un padre che si abbandona all’amore coniugale, l' inquieta sensualità di una matriarca amorevole.


Presenze fatue e redivive bilanciate dal peso terreno di chi ostinatamente persiste nel misurarsi tra litigi furiosi, miserie quotidiane, esultanze tanto precarie quanto improbabili.


Questo spettacolo, forte della musicalità derivante dalla mescolanza intessuta di dialetto palermitano, accenti di pugliese e scampoli d’italiano, per merito assoluto dell' amplificazione e persuasione nei gesti, e nella straordinaria energia, precisione fisica nella prontezza ritmica resa dai suoi intensi interpreti, dona ad Emma Dante la possibilità di alimentare la trama della ritualità connaturata alla sua drammaturgia, alla sua visione intima e carnale della composizione scenica, all’istintività ruvida e primordiale del suo sentire la regia.


Emma Dante ha raccontato che a ispirarle la scrittura di questo spettacolo, che è una dolcissima venerazione dei defunti, è stato un amico che gli raccontava di sua nonna, la quale nel delirio della malattia una notte chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese: “In definitiva io sugnu viva o morta?” La figlia rispose: “Viva! Sei viva mamma!” E la madre beffarda rispose: "See viva! Avi ca sugnu morta e ‘un mi dicìti niente p’un fàrimi scantàri". (sì, viva! Io sono morta da un pezzo e voi non me lo dite per non spaventarmi).


In conclusione, pertanto, un plauso semplice e diretto all’intero convincente corpo attoriale, composto da Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi e Stephanie Taillandier. La loro energia nell’accarezzare questo disarmato universo verso il quale esporsi, nel tentativo di comprendere questa fragilità senza parole, dona la possibilità di una rinnovata consapevolezza alla quale approcciare con fiducia.

 

 

 

Teatro Palladium - Piazza Bartolomeo Romano 8, Roma
Per informazioni e prenotazioni: 06/45553050 (lunedì-venerdì h10.30-13/14.30/17)
Biglietti: platea intero €35, ridotto 1 €30, ridotto 2 €25; galleria intero €25, ridotto 1 €20

 

Articolo di: Giacomo Curti
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Fondazione Romaeuropa
Sul web: http://romaeuropa.net

 

 

 

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