Le scoperte geografiche - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Giovedì, 23 Novembre 2017 

Dal 22 al 26 novembre. Uno spettacolo decisamente originale “Le scoperte geografiche”, in scena al Teatro Filodrammatici di Milano. Un testo colto, quello di Marco Morana, per la regia di Virginia Franchi, squisitamente letterario e arguto, uno spettacolo di grande delicatezza, commovente, spiazzante e sorprendente. Una grande metafora, quella della geografia, del viaggio, del coraggio dell’esplorazione dell’ignoto, il senso stesso dell’avventura della vita che si traduce nella mappatura del sé, della propria corporeità e dei sentimenti più intimi. Assolutamente da vedere. Convincenti le interpretazioni di Daniele Gattano e Francesco Petruzzelli e la scenografia, fatta di nulla: una sinfonia di luci e un banco di scuola, zattera della vita e talamo d’amore. Anch’essa un’allegoria.

 

LE SCOPERTE GEOGRAFICHE
di Marco Morana
regia Virginia Franchi
con Daniele Gattano e Francesco Petruzzelli
produzione e organizzazione LISA
spettacolo finalista dell'XI edizione del Premio alle Arti Sceniche Dante Cappelletti

 

Un banco di scuola, anni Cinquanta, fuori misura, così si apre la scena con tante luci al soffitto come stelle. Due compagni di scuola di liceo ripassano una lezione di geografia: siamo tra la scoperta dell’America nel 1492 da parte di Cristoforo Colombo e Ferdinando Magellano, in un arco di tempo che arriva fino al 1504, 1515, 1519: le date citate. E’ un momento cruciale della storia europea: tra l’altro nel 1519 Leonardo da Vinci muore in Francia (ma l’osservazione è mia). La lezione è un pretesto per raccontare la scoperta della vita e la sua geografia tra esplorazioni, navigazioni in alto mare, ricerca di terre nuove e di un porto sicuro al quale approdare. Se la scoperta dell’America, come si dice nel racconto, modificò l’essere europeo, la propria coscienza del vivere, la scoperta di un sentimento ignoto tra i due ragazzi li cambierà per sempre anche se in modo differente.

I due protagonisti indossano idealmente le vesti di “Cri”, Cristoforo Colombo, “professor Secchia”, come lo chiama ironicamente l’altro che inizia il gioco e “Ferdinando, Ferdi per gli amici”, alias Magellano. In un linguaggio aulico e marinaresco con una delicatezza estrema e un’ironia sottile, più unica che rara per l’eleganza nel teatro contemporaneo, si racconta la navigazione impervia di mari perigliosi e viene in mente il verso del poeta Hikmet che suona più o meno così: il miglior mare quello che non navigammo, il miglior verso quello che non scrivemmo. Sì, perché il loro è un amore destinato a non decollare, a non essere vissuto fino in fondo per la paura del “professorino” che sposerà il suo primo amore, la compagna di scuola, giovanissimo, proprio lui che primo della classe non arriverà alla laurea in storia, per seguire l’azienda del padre. L’altro invece, che appare turbato dal dolore per la fine di questa storia, ma lo scopriremo più tardi, diventerà professore di lettere e i due si rincontreranno vent’anni dopo per caso, quando l’uno sarà l’insegnante del figlio dell’altro: hanno quarant’anni e la loro passione dimora intatta ma si perdono ancora e si rincontreranno, forse troppo tardi, ormai soli, a ottant’anni perché probabilmente c’è un tempo per andare e uno per tornare e restare. La spinta a navigare e ad assaggiare il mondo è irrefrenabile, a volte per curiosità di scoprire, a volte per paura, frutto di una fuga costante; ma quando si acquisisce la consapevolezza di aver trovato il porto nel quale fermarsi, inizia un altro viaggio, non meno intenso.

L’avventura, sempre accennata, che diventa danza, figurazione nella rappresentazione dell’intimità, è disegnata attraverso la parola che nell’avvicinamento diventa poesia: rima baciata quando i due compagni si avvicinano, una metafora del sentimento che abbraccia e che però lascia una distanza. L’allievo diligente di un tempo, con il forte senso del dovere, usa la rima alternata, metafora della sua schizofrenia sentimentale che non riesce a farlo decidere anche nella sua inclinazione.

E’ godibilissimo il testo con il suo ritmo incalzante e armonico, sostenuto, che sfodera tutta la possibile modernità della poesia e che i due interpreti riescono a rendere ironico e commovente ad un tempo. Divertenti i costumi e quella scarna scenografia con un disegno luci e suoni che riesce a colorare la scena con pochissimi elementi.

Nel contesto di un mondo radiografato che in scena, sul piccolo come sul grande schermo, porta solo quotidianità corrente, finalmente uno spettacolo che vola, con una forte vena narrativa, senza abbandonare per questo l’attualità, che riesce però a farsi messaggio universale e non chiacchiericcio di quartiere.

 

Teatro Filodrammatici - Via Filodrammatici 1 (ingresso Piazza Paolo Ferrari 6), 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550; mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: mercoledì, giovedì e sabato ore 21, venerdì ore 19.30, domenica ore 16
Biglietti: intero 22 euro, ridotto convenzionati 18 euro, ridotto under 30 16 euro, ridotto over 65 e under 18 11 euro, online con prezzo dinamico da 10 euro
Durata spettacolo: 1 ora e 10 minuti senza intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

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