Le Regine. Elisabetta vs Maria Stuarda - Teatro Oscar (Milano)

Scritto da  Lunedì, 26 Maggio 2014 

Non è facile ricostruire il rapporto tra Elisabetta I e Maria Stuarda; non è facile suggerire agli spettatori quel groviglio psicanalitico, intriso di invidie e livori sotterranei, che vissero le due regine, “parenti serpenti”d'oltremanica. Tutte cose non facili, che per essere portate a compimento necessitavano di una buona drammaturgia, una buona regia e brave attrici. Per fortuna, nello specifico, l'operazione era nelle mani di Paolo Bignamini, Alberto Oliva, Maria Eugenia D'Aquino e Annig Raimondi: fior di professionisti, che hanno mantenuto tutte le promesse e anche di più.

Progetto DonneTeatroDiritti presenta
LE REGINE. Elisabetta vs Maria Stuarda
da "Maria Stuarda" di Friedrich Schiller
prima assoluta
drammaturgia Paolo Bignamini
regia Alberto Oliva
con Maria Eugenia D’Aquino, Annig Raimondi
musiche Maurizio Pisati
costumi Ilaria Parente
scene Giuseppe Marco di Paolo
disegno luci Fulvio Michela zzi
assistente alla regia Giorgia Bari
collaborazione Riccardo Magherini
produzione PACTA . dei Teatri

Dall'8 al 25 maggio è andato in scena al Teatro Oscar uno spettacolo di grande spessore culturale, ma nel contempo popolare e accessibile a tipologie di pubblico variegate. Due uomini che lottano incuriosiscono, il combattimento non ha altri risvolti se non le percosse fisiche e verbali; due donne che si scontrano sono molto più intriganti: tanto più se lo scontro avviene, come nel caso de Le regine, con le armi della dialettica, col dialogo talvolta diretto talvolta più sfumato e allusivo.

Naturale che la storiografia si sia soffermata a lungo sulla lotta di potere tra la sovrana d'Inghilterra e la sovrana di Scozia; altrettanto naturale che il teatro, luogo per sua natura deputato alla creazione e alla ricezione delle emozioni, sfruttasse a più riprese questa golosa opportunità di sbirciare dentro l'animo di due donne complesse, piene di sfaccettature. Ci volevano, lo dicevamo già prima, due attrici di razza, con piena e assoluta padronanza del linguaggio e dei trucchi teatrali. Ci voleva, insomma, la collaudata esperienza scenica di Maria Eugenia e Annig, per rifinire al meglio ogni sfumatura caratteriale di quelle due figure storiche. E non solo: ci volevano due interpreti coi piedi ben piantati per terra nella contemporaneità, per divertirsi nei salti temporali dal passato al presente, dal XVI secolo all'epoca nostra dei cellulari.

“Ma che freddo fa” è la suoneria di Elisabetta 2.0. Ma che freddo che fa nella Torre di Londra, tra spettri che riaffiorano e tentativi (impossibili) di ritrovare una conciliazione tra consanguinei. Fa così freddo, in quel tetro edificio medievale, che Elisabetta a un certo momento sente il bisogno di scaldarsi in platea, tra la gente. La Regina Vergine (ma bisognerebbe chiedere a Francis Drake se l'appellativo sia giustificato...) si mette comoda, come ai tempi in cui ammirava le prodezze istrioniche di Shakespeare. Buio in sala. Anche Maria Eugenia/Elizabeth ora può godersi il talento di Annig/Bloody Mary, che recita con maestria i versi di Schiller.

C'è spazio anche per le risate, in una trama che di allegro avrebbe ben poco. Il fantasma di Anna Bolena - donna che, per le note vicende, non poteva certo vantarsi di avere la testa sulle spalle... - strappa più di un sorriso nella buffa caratterizzazione della Raimondi: più che la consorte ripudiata di Enrico VIII fa venire in mente Igor (Ai-gor) del grande Marty Feldman.

Lo spettacolo dura un'ora ed è una durata più che onesta: chiaro che per sviscerare un capitolo storico di questa portata ci voleva più tempo, ma l'obiettivo era un altro: raccontare la Storia con una certa leggerezza di fondo; gli autori non volevano scolpire sulla pietra una testimonianza, bensì buttare giù degli schizzi su una tela, con metodo impressionista più che naturalista.

Qualcuno potrebbe stupirsi che Alberto Oliva, ragazzo di appena 29 anni, mostri una tale padronanza del mezzo registico. Sgombriamo il campo da un equivoco: a 29 anni non sei più un ragazzo, sei un uomo; un giovane uomo senz'altro, ma che ha avuto il tempo per farsi un'idea precisa sul mondo e trasformarla in arte nei suoi spettacoli. Detto questo, complimenti ad Alberto: ci sono persone a cui non basta una vita per conseguire quei risultati a cui lui è già arrivato.

Applauso complessivo a tutto il cast tecnico, che ha dato il suo contributo prioritario alla riuscita di questa pièce.


“Pacta sunt servanda”, dicevano i latini. La produzione Pacta ha rispettato i patti col pubblico, confezionando un prodotto artistico di grande qualità. Patti chiari, amicizia lunga con gli spettatori.

Teatro Oscar - via Lattanzio 58, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 02/36503740, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17 (lunedì e martedì 13 maggio riposo)
Orario biglietteria: dal lunedì al sabato ore 16-19 e 19.30-21, domenica dalle 15.30 a inizio spettacolo
Biglietti: intero €24; ridotto e convenzioni €18; under 25/over 60 €12; Cral e gruppi €10 (minimo 10 persone); prevendita €1,50



Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Giulia Colombo, Ufficio stampa iagostudio
Sul web: www.pacta.org

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