Le Poveracce - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Lunedì, 28 Ottobre 2013 

Non sempre, bisogna dirlo, il sesso femminile sa essere autoironico. Ma quando sfodera questa magnifica arte, i risultati sono nettamente superiori rispetto agli uomini. Dal 23 al 27 ottobre, lo Spazio Tertulliano ha ospitato Le poveracce: una pièce in cui le tre protagoniste - Gianna Coletti, Beatrice Schiros e Vanessa Korn - hanno dato prova di alta professionalità. Dirette da Gabriele Scotti - maschio abilissimo nello scavare l’universo interiore dell’altra metà del cielo - si sono immedesimate in tre donne sull’orlo di una crisi di nervi. Benvenuti nel mondo di Fortunata Speranza, Zocco Lara (nome che va letto tutto d’un fiato) e l’Avvocato delle Pene.

 

 

 

 

 

 

 

LE POVERACCE
scritto da Gabriele Scotti e Gianna Coletti
con Gianna Coletti, Beatrice Schiros, Vanessa Korn
regia di Gabriele Scotti
presentato da Rossofilm

 

 

Era difficile dar vita a questi caratteri, espressioni dell’ordinaria follia contemporanea? Certo che lo era. L’osservazione - dai tratti espressionistici, ma nemmeno tanto - dei tic, delle nevrosi, dei sogni e bisogni irrealizzabili di tre donne qualunque è molto, ma molto più difficile che calarsi nella solita Elettra o Antigone. Raccontare la pazzia della modernità col giusto distacco ironico, oltre ad essere un esercizio complicato, è soprattutto un prezioso momento di autoanalisi collettiva: sia gli attori sia il pubblico ne traggono enorme giovamento, durante e dopo la visione. Mentre le attrici si dimenano sul palco, il divertimento è assicurato; una volta fuori dalla sala, è il momento della riflessione: “Ma veramente ci stiamo riducendo tutti così?”
La risposta è: sì, anche peggio. Se non altro Fortunata, Lara (Zocco) e l’Avvocato sono simpatiche, la loro naïveté fa tenerezza. Sono umane, in buona sostanza. Nella vita di tutti i giorni, invece, sono sempre di più le persone che, a forza di vivere nella frenesia, stanno diventando dis-umane. Figure inquietanti, entrate in un gorgo da cui probabilmente non c’è scampo (di sicuro non basterà uno strizzacervelli).
Allora, uno spettacolo come Le poveracce ha davvero una valenza terapeutica: aiuta ad esorcizzare la paura che ci mettono addosso questi “nuovi mostri”; a osservare col sorriso un fenomeno regressivo che certamente non mette allegria, ma non dimentichiamoci mai il motto degli “indiani metropolitani”: Una risata li seppellirà.
Cominciamo dunque, qui a teatro, a “seppellire” il gioco d’azzardo compulsivo, il carrierismo fondato sulla disinvoltura sessuale, lo stalkeraggio figlio della solitudine. La solitudine, appunto: è il filo rosso che lega le tre storie raccontate sul palco. Combattere la solitudine è il primo passo per ritrovare il bandolo della matassa nelle nostre vite.
Fortunata Speranza deve smetterla di confidare nei numeri del Lotto della mamma defunta; Zocco Lara scopra, una volta per tutte, che lavorare sulle proprie doti interiori è molto, molto più appagante che scegliere vie traverse comode ma umilianti; l’Avvocato delle Pene non affoghi nel vino le pene d’amore respinto: si guardi allo specchio, s’accorgerà da sola che è molto bella e piena di risorse intellettuali. Basta avere la buona volontà di tirarle fuori, quelle risorse, e il telefonino ricomincerà a squillare - magari con la suoneria di Édith Piaf, senza bisogno di alzare il volume delle casse nell’appartamentino da 100 mq: vero che la storia è ambientata in agosto, ma visto che c’è la crisi, non è mica detto che tutti i dirimpettai siano in vacanza al mare, potrebbero insolentirsi a furia di sentire quella musica.
Uno spettacolo baciato dal consenso del pubblico, per tutte e cinque le serate. Il successo, si sa, non arriva mai per caso: in Le Poveracce, la ragione è il mix di talenti che ci hanno messo mano.
Scotti è uno che ha le idee molto chiare: sa quel che vuole, e quel che vuole collima coi gusti del pubblico teatrale. Parliamo ora delle attrici. Vanessa Korn dal punto di vista artistico cresce a vista d’occhio. In tutta sincerità, lasciatelo dire: Vanessa, stai diventando un’attrice notevole. E chissà quante sorprese tirerai fuori dal cappello in futuro.
Beatrice Schiros ha una dote fondamentale: è luciferina. Datele l’opportunità di tirar fuori il sarcasmo e il suo talento esonda, straripa in maniera incontenibile. Feroce nel tratteggiare il suo personaggio, e la maniera che ha di declinare la ferocia è un vero toccasana.
A prescindere da un fatto incontestabile, ovvero che siamo di fronte a tre interpreti di altissimo livello, permetteteci di dire che Gianna Coletti svetta nel contesto. Senza paura di esagerare, osiamo un parallelo con Franca Valeri: con le dovute distanze (ma solo perché stiamo davvero parlando di un modello inarrivabile) Gianna riesce, come la Signora milanese del palcoscenico, a rendere spassosissimi gli episodi banali, apparentemente più insignificanti. Talento collaudato nei decenni, quello di Gianna. Talento che per una volta ha tradito il teatro, dando il meglio di sé come protagonista anche al cinema: Tra cinque minuti in scena (diretto da Laura Chiossone e sceneggiato dallo stesso Scotti) è nato piccolino, ma piano piano la gente lo sta scoprendo. Perché non è mica scema, la gente: se gli dai un prodotto di qualità, te lo valorizza eccome.
Allora, in conclusione: Le poveracce in futuro tornerà senz’altro in scena, perché le cose belle devono assolutamente tornare. Sul palco, come sempre, troveremo tre donne che sono tutt’altro che poveracce. Gianna, Beatrice e Vanessa, la loro classe e professionalità: questa è la strada che il teatro dovrebbe sempre percorrere. Con bravura e con autoironia. E Dio sa quanto è importante l’autoironia per tenersi a galla in questi marosi.

 

 

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 70, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica ore 16.30
Biglietti: intero €15, ridotto under 26 e over 60 €10, convenzionati €8

 


Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.spaziotertulliano.it

 

 

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