Le Pazze - Teatro Palazzo Santa Chiara (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Lunedì, 04 Giugno 2012 
Le Pazze

La follia. Sentimento affascinante e inquietante; struggente e sfuggente; declinato soprattutto al femminile: ‘certificato’ dagli uomini, patito dalle donne come una consapevolezza superiore o semplicemente come incomprensione, quindi solitudine. La bellezza dei testi, tutti di donne per donne, è resa soave dalla delicatezza, un po’ imbambolata, disorientata e ironica di una follia dolce e insolita, innocua come il romanticismo, dell’attrice. Ci vorrebbe una spalla.

 

 

LE PAZZE

Reading poetico

con Sabrina Knaflitz e Massimo Feliziani

musiche Antonio Di Pofi

a cura di Pino Strabioli

Grandi poetesse raccontate da due voci recitanti e pianoforte: Anne Sexton, Silvia Plat, Emily Dickinson, Wisława Szymborska, Joy Harjo, Alda Merini, Ingeborg Bachmann, Elisabeth Bishop

 

Sabrina Knaflitz e Massimo Feliziani, un'attrice e un uomo qualunque che scelgono di leggere le parole di grandi poetesse con la complicità musicale di Antonio Di Pofi.

La poesia è di chi la scrive e di chi la dice, è dell'attore e del lettore, da Sylvia Plath ad Alda Merini, da Ingeborg Bachmann a Wislawa Szimborska, passando per altre voci di donne struggenti e visionarie, leggere e accorate. Un concerto per pianoforte e voci recitanti intorno al tema della follia, della tristezza e solitudine della donna. I testi sono fusi dalla capacità pianistica di interpretare le parole e sono presentati come episodi sul filo conduttore dell’amore. Quello che non c’è; mancato; semplicemente immaginato.

L’attrice ha un’espressività delicata e ironica e dà forza alle parole e ai sentimenti, con quel sussurrare i versi, le movenze di bambina, talora vezzosa; talvolta timida, persa nella propria malinconia. La follia non deflagra in questa rappresentazione, non altera i tratti del volto. Non è gridata, esasperata. E’ un sentimento ben diverso da quello che di solito temiamo, riconosciamo come tale o più spesso ci viene presentato come pazzia. Delirio, violenza, sconnessione.

Al contrario in questo recital la follia è il dubbio che ci resta quando confondiamo realtà e immaginazione, come quando aspetti “un amico che forse non verrà. Allora ti prepari le lenzuola canide per una notte di sonno e di solitudine. Ma quel tuo amico non era che un pensiero. Il solito pensiero triste che ti accompagna”. E’ quasi sempre mal d’amore o ‘malamore’. Infatti l’interprete dichiara di dovere molto a coloro che non ama, con i quali è in pace, ai quali perdona quello che l’amore non può perché a chi non si ama non si deve nulla e grazie a loro si può vivere in un orizzonte a tre dimensioni, ovvero reale, ‘sano’, secondo quello che i più definiscono normale. La follia è infatti una lettura del mondo che taccia di follia chi dice la verità. Da sempre Cassandra è una donna, condannata a non essere creduta, derisa, insultata.

Folle è chi non permette agli altri di vivere nella propria vita “accomodata”; chi è un filo d’erba gentile; chi è romantico e pertanto appartiene più al passato che al presente e non trova una dimora precisa. Chi è scomodo perché autentico, vero come la realtà più evidente non riesce ad essere, risulta incomprensibile e si preferisce chiamarlo folle per non mettersi in discussione. Purtroppo la follia porta alla solitudine. Un inno disperato alla vita, sommesso e dolce però, appena appena udibile. Un buono spunto. Meriterebbe più spazio.

 

Palazzo Santa Chiara - piazza di Santa Chiara 14, Roma

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875579

Orario spettacoli: lunedì 4 giugno, ore 21    

Biglietti: da 15€ a 12€

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Ufficio stampa Silvia Signorelli

Sul web: www.palazzosantachiara.it

 

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