Le parole di Rita - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Domenica, 24 Aprile 2016 

Dalla biografia di Rita Levi Montalcini e da alcune sue lettere indirizzate alla madre ed all'amata sorella gemella Paola, nasce il testo teatrale scritto in prima persona da Valeria Patera e Andrea Grignolio che restituisce l'immagine di una donna sicura, animata dalla passione per la ricerca e la conoscenza, che conserva però ironia e allegria. Sul palco del Piccolo Teatro Grassi di Milano, dal 20 al 24 aprile, Giulia Lazzarini è Rita Levi Montalcini in un recital narrativo che ripropone, oltre alle tappe della sua vita, anche intimi pensieri.

 

LE PAROLE DI RITA
racconto teatrale per voce, immagini e musica dalla vita e dalle lettere di Rita Levi-Montalcini
testo di Valeria Patera e Andrea Grignolio
regia Valeria Patera
luci Claudio De Pace
video Valeria Spera
con Giulia Lazzarini
produzione Timos Teatro Eventi
in collaborazione con Compagnia Umberto Orsini

 

Sul palco del Piccolo Teatro Grassi di Milano, solo due leggii: uno sull'estremità destra, l'altro, speculare, sulla sinistra. Giulia Lazzarini si avvicina a quello di destra: “La vita è un esperimento non finito”, esordisce. Poi, con la sua voce calma e calda, ripercorre in prima persona la vita di Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la medicina nel 1986 e prima donna a essere ammessa all’Accademia Pontificia delle Scienze.

Descrive il sereno ambiente familiare torinese, dove impara la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole. Cresce laica, libera e pensatrice; siate liberi pensatori, amava ripetere il padre, da cui eredita dedizione e responsabilità nel lavoro. La serenità, la mancanza di complessi, la tenacia nel perseguire la strada che riteneva giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrebbe incontrato nella realizzazione dei suoi progetti, l' hanno enormemente aiutata a far fronte agli anni difficili della vita.

Nel 1930, nonostante il parere contrario del padre, si iscrive alla facoltà di medicina all’Università di Torino, dove si laurea con il massimo dei voti nel 1936. Ma le leggi razziali del 1938 le impediscono di lavorare. Costruisce allora un laboratorio nella sua camera, dove lavora durante la guerra. Poi, la fuga a Firenze per non finire nei campi di sterminio nazisti e il sentimento di colpa per non aver combattuto tra i partigiani.

Alle sue spalle, immagini video ricostruiscono frammenti del suo mondo, anche interiore, con volti e ricordi, mentre il tappeto sonoro è intessuto di brani della sua musica preferita: Bach, Beethoven e Mozart. Giulia Lazzarini attraversa il palco per avvicinarsi all'altro leggio da dove racconta, sempre in prima persona, della nuova vita americana. Il soggiorno, previsto per sei mesi, si prolunga per trent'anni. Il pubblico è con lei sul vapore polacco, il Sovietsky, da cui vede per la prima volta i grattacieli di New York, una sorta di castello di Kafka al cospetto del quale ci si sente piccoli ed un po' soli, annota in un diario.

Con entusiasmo descrive nelle sue lettere la sua ricerca, una sorta di luna di miele con gli embrioni, che la porterà a ricevere il Nobel nell' 86. Emerge il profilo di una donna dritta, rigorosa, dedita alla sua passione con impegno e responsabilità; una donna di scienza ma che conserva sino alla fine, ironia, allegria, umanità ed una struggente compassione per il genere umano. Le ultime parole sono una sorta di invito e monito per molti di noi: “più avanzo negli anni, più ricerco non “grandi uomini”, ma uomini sensibili, che fanno errori, che sono vulnerabili, imperfetti e che si accettano nella loro imperfezione”.

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: mercoledì e venerdì ore 20.30, giovedì e sabato ore 19.30, domenica ore 16
Biglietti: platea 25 euro, balconata 22 euro
Durata: 70 minuti senza intervallo

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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