Le Olimpiadi del 1936 - Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Venerdì, 06 Gennaio 2017 

Al Teatro Menotti di Milano è andato in scena uno spettacolo molto insolito, un monologo costruito sulla ricerca dettagliata dedicata ad un evento storico sportivo di importanza unica, le Olimpiadi tenutesi in Germania, per di più a Berlino, nel 1936, nel pieno del regime del Terzo Reich del Fürher Adolf Hitler, a un passo dalla seconda guerra mondiale. La platea è colma di ragazzi e giovani, forse incitati dalle scuole ad assistere o forse per curiosità personale, chissà, ma è un bel pubblico che resterà ammutolito per tutto il tempo, in un teatro pieno e in attesa. Si apre il sipario e vediamo un grande pianoforte a coda. Un uomo, sull’altro lato del palco, seduto a un tavolino, parla di Berlino e beve un goccio: è Federico Buffa nei panni di Wolfgang Fürstner, comandante del villaggio olimpico. “Risento i suoni di un luogo che mi appartiene, anche se lo osservo da lontano” dice. Arriva il pianista e attacca a suonare una melodia lontana, anni ’40, struggente.

 

Tieffe Teatro Milano presenta
Federico Buffa in
LE OLIMPIADI DEL 1936
di Federico Buffa, Emilio Russo, Paolo Frusca, Jvan Sica
pianoforte Alessandro Nidi
fisarmonica Nadio Marenco
voce Cecilia Gragnani
direzione musicale Alessandro Nidi
scene e costumi Pamela Aicardi
luci Mario Loprevite
allestimento scenico Cristiana Di Giampietro
regia Emilio Russo e Caterina Spadaro
si ringrazia per la collaborazione ai costumi Paoloni, Domo Adami atelier, Ferruccio Vecchi, Fabi
e per la collaborazione alla scenografia Massimo Cucco L'eclettico Mlan

 

Entra una giovane donna in abito da sera lungo, rosso, scollato, canta in tedesco fermandosi accanto al piano e poco dopo l’uomo seduto ricomincia a parlare. “Avevo un incarico intrigante, dirigevo il Villaggio Olimpico” racconta l’uomo, spiegando come la sua identità da militare non lo aiutò e che fu destituito. Forse qualcuno aveva scoperto che nelle sue vene scorreva anche sangue ebraico, “ma di questo preferirei non parlare” precisa mentre entra sul palco un fisarmonicista che suona e va a sedersi accanto al pianista. La musica è molto bella e diventa piacevole sottofondo al racconto del protagonista, che ricorda i tempi delle favolose Olimpiadi di Berlino del ’36. Sullo schermo gigante che si vede dietro, come fondale, scorrono immagini d’epoca, in bianco e nero.

Ecco i grandi tuffi olimpionici tra la musica di Alessandro Nidi al pianoforte e Nadio Marenco alla fisarmonica, miscelati col canto di Cecilia Gragnani. Riportano alla memoria l’atmosfera dei locali sempre allegri di quell’ epoca, vista sotto un punto di vista particolare, quello della gente comune tedesca. Il tutto provoca applausi a scena aperta. Si racconta inevitabilmente la storia della donna che ha girato tutte le riprese delle Olimpiadi, già allora considerata una grande artista: Leni Riefenstahl, che Hitler volle usare per farsi propaganda. La regia di Emilio Russo e Caterina Spadaro ha la bellezza di restituire le sensazioni di quanto viene raccontato, facendo in modo che il monologo - colmo di informazioni e di descrizioni a proposito di persone, sportivi, eventi, politica, insomma di tutto e spesso argomenti davvero ai più sconosciuti - desti vivo interesse per oltre due ore e mezza senza che si senta volare una mosca in sala.

Leni ha vissuto 101 anni, essendo nata nel 1902 a Berlino e morta nel 2003 in un paese della Baviera dopo aver viaggiato per mezzo mondo. Regista, attrice e fotografa, realizzò film e documentari sul regime nazista e poi andò in Africa dove scattò incredibili fotografie alle popolazioni dei Nuba e ad altri popoli locali caratterizzati da una bellezza fisica straordinaria. Quando lavorava era maniacale e si circondava di assistenti, specie alle Olimpiadi dove era stata assunta con possibilità di accedere ad un cospicuo budget di spesa. Doveva essere tutto perfetto per mostrare al mondo le meraviglie della Germania dell’epoca, in una Olimpiade dove molti Paesi si erano rifiutati di intervenire per motivi politici, ritirando le proprie squadre nazionali. Ma Leni aveva 60 cameramen ai suoi ordini e si innamora di un atleta americano, Glenn Morris: lui è un campione di decathlon e vince l’oro.

Nella partita di calcio l’Italia vince contro l’Austria e Leni non riprende quella partita, ci manda Willie, il suo più fidato assistente. Ci viene raccontato che per la prima volta nella storia ci saranno partite di baseball e di basket, fra musica e canzoni d’epoca. Il nostro uomo seduto, che talvolta si alza e passeggia, ci racconta la storia di Parigi, salvata nel ’44 da una serie di circostanze che impedirono perfino ai tedeschi, troppo incantati dalla Ville Lumière, di permetterne la distruzione ordinata dall’alto prima della fuga. E Cecilia Gragnani canta in francese adesso, sempre accompagnata dal piano e dalla fisarmonica. “La salvezza di Parigi si dice fosse dovuta a un diplomatico franco-svedese…” racconta ancora l’uomo, tranquillo. “Si voleva boicottare l’Olimpiade di Berlino del ’36 anche perché, in realtà, erano già in vigore le leggi naziste che avevano tolto a tutti i cinquecentomila ebrei tedeschi ogni possibilità di lavoro e studio, senza lasciar loro alcun diritto sociale e umano”.

Ma gli atleti statunitensi ci vanno e spediscono per la prima volta 18 atleti afroamericani. Le immagini ci mostrano i volti, lo sport, le vittorie e la fatica; le storie hanno sapore antico ma sembrano così vivide, così reali. Ascoltiamo vicende di sport e di guerra, racconti di uomini e donne, di umanità e di giochi non solo olimpici, quando Hitler e Goebbels pensavano che le Olimpiadi fossero l’apoteosi della razza ariana, mentre da sempre proprio questi giochi universali rappresentano i simboli più luminosi dell’uguaglianza. Quando uno statunitense afroamericano vincerà la sua terza medaglia d’oro, la smorfia di Hitler sarà fissata ai posteri in una foto immortale. Come molte altre, in verità, rendendo appassionante ogni parola pronunciata, ogni immagine vista, ogni filmato e le storie che si sviluppano dentro e attorno ad altre storie, tutte legate dal filo di una Storia che cambierà l’Europa e forse il mondo per parecchi anni, nel giro di poco tempo. Gli applausi elargiti da tutti dimostrano che a ogni età si capisce il valore di questo racconto di verità, scaturito da appassionata ricerca e minuzioso approfondimento, senza però avere la pretesa di insegnare nulla, ma solo di interessare e incuriosire. Ma sono storie appassionanti che fanno discutere perfino fuori dal teatro molti spettatori, alla fine, ormai diretti altrove.

TOURNEE’
4 febbraio - Rimini, Teatro Ermete Novelli
8 febbraio - San Stino di Livenza Veneto, Teatro Romano Pascutto
9 febbraio - Chioggia, Teatro Don Bosco
10 febbraio - San Giovanni Lupatoto - Teatro Astra
11 febbraio - Castel Franco Veneto
12 febbraio - Scorzé
17 febbraio - Alessandria, Sala Ferrero
18 febbraio - Venaria Reale, Teatro Concordia
19 febbraio - Vercelli, Teatro Civico
21 febbraio - Forlì, Teatro Diego Fabbri
23 febbraio - Udine, Teatro Giovanni da Udine
24 febbraio - Legnano, Teatro Galleria
25 - 26 febbraio - Figline Valdarno, Teatro Garibaldi
1 | 5 marzo - Cagliari, Teatro Massimo
10 marzo - Ancona, Teatro delle Muse
14-15 marzo - Torino, Teatro Colosseo
18 marzo - Bergamo, Teatro Creberg
22 marzo - Mantova, Teatro Sociale
24 | 26 marzo - Reggio Emilia, Teatro Ariosto
30 marzo - Alba, Teatro Sociale
31 marzo - Busto Arsizio, Teatro Sociale

Teatro Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20.30, mercoledì ore 19.30, riposo domenica 18 e lunedì 19 dicembre
Biglietti: intero 26,50 € (25,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto over/under 14,00 € (12,50 € + 1,50 € prevendita), ridotto convenzionato aziende, cral etc.16,50 € (15,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto studenti e associazioni 11,50 € (10,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto operatori 6,00 € (5,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche mattinée 10,00 € (9,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche serale 11,50 € (10,00 € +1,50 € prevendita)
Durata: 110 minuti senza intervallo

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio stampa Teatro Menotti
Sul web: www.teatromenotti.org

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