Le notti bianche - Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Sabato, 15 Febbraio 2020 

È andato in scena al Teatro Vittoria di Roma "Le Notti Bianche", capolavoro di Fedor Dostoevskij e classico fuori dal tempo: una delicata e impossibile storia d’amore in cui l’indistinto confine tra sogno e realtà nutre e pesa sui due giovani amanti. Per raccontare la solitudine del sognatore nella società, ieri come ora, l'adattamento di Giulio Casale con la regia di Marta Dalla Via utilizza tocchi contemporanei, canzoni e inserti musicali, cogliendo la forza del testo ma smarrendosi in altri dettagli.

 

LE NOTTI BIANCHE
tratto da Fedor Dostoevskij
adattamento Giulio Casale
con Giulio Casale e Giulia Briata
regia Marta Dalla Via
canzoni Giulio Casale
arrangiamenti e musiche di scena Alessandro Grazian
scena Roberto Di Fresco
luci Siani Bruchi
fonica Martino Lega
produzione Corvino Produzioni - Catalyst - Operaestate Festival di Bassano del Grappa 2019

 

Una storia d'amore e di illusioni, tanto intensa quanto fugace, è quella che in appena quattro notti e una mattina si sviluppa tra i due giovani protagonisti de “Le notti bianche”. Poetico, sognante e struggente romanzo breve di un Dostoevskij ventisettenne, pubblicato su una rivista nel novembre del 1848, l'opera racchiude la sua essenza nel sottotitolo che la accompagna: Romanzo sentimentale (dalle memorie di un sognatore). E questo è. Un uomo solo e solitario, capace di vivere davvero soltanto nelle sue illusioni e fantasticherie. L’incontro con Nasten’ka, giovane, bella e vitale, è uno squarcio di realtà nella sua vita piatta, un incontro travolgente e pulsante di emozioni. L’opera di Dostoevskij ha già in sé forti connotazioni teatrali e perfettamente si prestano ad un adattamento l'ambientazione unica (l’intera azione si svolge tra una panchina e una ringhiera sul canale), il dialogo che copre quasi totalmente il romanzo e i due protagonisti che si muovono soli, come sospesi in una San Pietroburgo deserta e magica. Lo spettacolo diretto da Marta Dalla Via parte bene, con la giusta atmosfera: la nebbia invade il palco, una panchina solitaria occupa il centro della scena, un orologio scandisce il breve tempo di questo amore. L’Ottocento diventa oggi, San Pietroburgo un centro qualsiasi, Nasten’ka (banalmente) qui si chiama Anabel. La rilettura in chiave contemporanea, evidente nei costumi e nei ripetuti riferimenti a telefoni cellulari e personaggi moderni, riesce facilmente: un'opera così universale vale infatti anche se trasportata in qualsiasi altra epoca o luogo.

E' molto interessante e riuscito il lavoro sul testo; Giulio Casale propone un adattamento brillante che, pur contaminato con riferimenti all'oggi, coglie e conserva l'intensità delle parole del grande scrittore russo. I monologhi con cui i due protagonisti si raccontano e si aprono uno all'altro, flussi di coscienza appassionati, e il confronto delle loro solitudini e dei loro sogni, scorrono in modo fluido e puntuale seguendo il capolavoro originale.

Nella versione coraggiosa e rischiosa ideata da Casale, l'opera di Dostoevskij fonde musica e parole con arrangiamenti di Alessandro Grazian e brani dello stesso Casale. Eppure i momenti musicali - che certo caratterizzano lo spettacolo diversificandolo dalle tante altre versioni - a conti fatti non paiono necessari ma anzi spezzano l'attenzione emotiva. Le canzoni risultano fini a se stesse e distaccate dall'atmosfera creata. Casale, autore-attore-musicista-cantante, ha indubbie capacità interpretative (e lo dimostra) ma porta in scena un personaggio ben diverso da quello che Dostoevskij ha creato nel nostro immaginario. L'eroe del romanzo è malinconico, romantico e disilluso, un uomo senza amici e conoscenti, senza nome addirittura, sprofondato in sé, che vive nel suo mondo nascosto al mondo, contemplativo e taciturno come tutti i sognatori. Facciamo fatica a riconoscerlo nella lettura che ne dà Casale, camicia sbottonata sul petto e ciuffo biondo, mentre ammicca sul palco con gestualità coreografate e atteggiamento quasi spavaldo.

A fargli da contraltare in scena c'è Giulia Briata, eterea nella nuvola bianca della sua gonna di tulle, che offre una bella interpretazione sfaccettata, viva e sussurrata. La sua Anabel è la donna che mentre aspetta il ritorno del suo amato dopo un anno di attesa, offre al protagonista scampoli di realtà, l'illusione di una vita vera, di un amore felice, di una passione viva. È lei il primo contatto che lui riuscirà ad instaurare con un altro essere umano e che lo metterà davanti alla sua vita vuota e illusoria. Anabel rappresenta tutta la potenza e il rischio del sogno, quel sogno che è rifugio per il dolore della propria solitudine.

Così lo spettacolo diventa una storia di appuntamenti amorosi, confidenze notturne, desideri, amori impossibili e delusioni. Una ricerca, sempre al limite tra realtà e sogno, della felicità, anche se lunga appena un istante.

Vere protagoniste dello spettacolo sono le parole. Quelle usate dai due protagonisti per conoscersi e innamorarsi - il linguaggio semplice di lei e quello aulico e meraviglioso di lui, capace solo nel suo narrare febbrile ed appassionato di animarsi e vivere. Le parole sono protagoniste anche della scena, riprodotte in scritte fluorescenti illuminate al neon che si stagliano nel buio intorno ai personaggi, trasposizione dei loro pensieri. Scelta efficace e d'impatto (molto instagrammabile!) ed evocativa per uno dei romanzi più prolifici in quanto ad aforismi e frasi d'amore.

Ma l'amore per i sognatori è illusione e l'ultima mattina porterà con sé il risveglio dalla bellezza notturna in cui tutto sembrava potesse accadere. Con un finale diverso dall'originale ma ugualmente doloroso, dopo quattro notti di illusioni e speranze, tutto crollerà per il Sognatore.

 

Teatro Vittoria - Piazza Santa Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5740170 - 06/5740598, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: lunedì (ore 11-13 e 16-19), dal martedì al sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21; mercoledì ore 17; domenica ore 17.30
Biglietti: intero platea 30€, intero galleria 24€ (compresi 3€ di prevendita); ridotti in convenzione: platea 23€ e galleria 20€ (compresi i 3€ di prevendita)

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Teresa Bartoli, Ufficio stampa Teatro Vittoria
Sul web: www.teatrovittoria.it

TOP