Le mattine dieci alle quattro - Teatro della Cometa (Roma)

Scritto da  Venerdì, 13 Maggio 2011 
Le mattine dieci alle quattro

Dal 10 al 29 maggio. Ogni mattina, dieci alle quattro, in una borgata della Capitale, si incontrano alla fermata due ragazzi ed una ragazza e aspettano l’autobus che li porterà sul posto di lavoro.

 

 

Teatro della Cometa s.r.l. e Artisti Riuniti presentano

al Teatro della Cometa

dal 10 al 29 Maggio 2011

LE MATTINE DIECI ALLE QUATTRO

scritto e diretto da Luca De Bei

con Federica Bern, Riccardo Bocci, Alessandro Casula

scene Francesco Ghisu

costumi Sandra Cardini

luci Alessandro Carletti

suono Marco Schiavoni

collaboratore alla regia Alessandra Paoletti

assistente alla regia Sandra Conti

 

Tutti e tre accomunati da squallidi lavori precari; i due ragazzi, un italiano e un rumeno, lavorano a giornata in un cantiere edile, in nero e senza alcun rispetto per le norme sulla sicurezza, a ricatto dei più anziani (i caporali), dove neanche il diritto alla malattia viene garantito. La ragazza, italiana, fa le pulizie in uffici, scuole e piccole industrie per conto di una ditta che riceve subappalti. Avrebbe voluto studiare ma le vicende della vita la obbligano a percorrere un’altra strada. Hanno poco più di vent’anni, ma l’età la si vede solo dai loro occhi, soprattutto quelli della ragazza, vispi, profondi e sbarazzini che riescono a nascondere la difficoltà della vita, in nome di quell’unico sogno che ancora si permette di fare, quello legato all’amore.

I protagonisti sono il simbolo di una generazione destinata al lavoro in nero, sottopagato, pericoloso, in cui l’umiliazione è all’ordine del giorno.

Costretti a vivere alla giornata, nel grigio riconoscibile della periferia romana, fatto di nebbia e di un paesaggio urbano squallido e freddo, dove droga, alcool, servizi sociali, rapine non sono eccezioni, ma ingredienti del vivere quotidiano.

La giornata di questi ragazzi, polo opposto dei figli di papà, è fatta di levatacce mattutine, turni massacranti per pochi soldi, tentativi di fuga dal quotidiano (e dalla fatica di coloro che fanno lavori manuali), con alcool, droga, musica, discoteche a cui si aggiungono pochi e meravigliosi sogni che spesso non si possono realizzare; quello di un lavoro migliore, di una casa costruita da soli, di una domenica al mare, di un pacchetto di sigarette in più; di non finire in galera come il proprio fratello, su un letto come la propria madre obesa e depressa, come l’amica cubista. Sogni che però spesso rimangono tali perché la realtà resta grigia, nera, fatta di lutti e ferite che nulla e nessuno può rimarginare.

In questa cornice metropolitana, dura proprio perché reale, dove ancora il sole non prende il suo posto e la nebbia avvolge le parole, riesce a inserirsi una fragile storia d’amore tra i due ragazzi, che hanno camminato uno accanto all’altro negli anni dell’infanzia di cui la ragazza ricorda ogni attimo e che il ragazzo sembra non aver mai vissuto. Una storia che sembra affiorare come un grido per il bisogno di amore; un amore che viene dal passato, da quella purezza e da quel dolore per i sogni e l’infanzia rubata. Una storia minata dalla cruda realtà del pericolo insito nei lavori precari, quello della non sicurezza dei cantieri. Una storia che è solo uno spiraglio di luce nella nebbia, una nebbia che si fa sempre più fitta e sembra non voler scomparire.

Un testo forte, in cui c’è spazio, però anche per l’ironia, per quell’ironia che nasce dalla realtà attuale. L’autore, finalista al premio “Enrico Maria Salerno per la drammaturgia” 2007, finalista al Premio Riccione per il teatro, vincitore Golden Graal 2010, scava nei temi del lavoro nero, della periferia, della paura dell’immigrazione e della convivenza con culture diverse in un modo sottile e mai drammatico.

I tre protagonisti, la cui vita viene raccontata con il dialetto tipico della borgata li rende straordinariamente vicini e familiari. Nella loro semplicità sono struggenti e toccanti; non si può non amarli e volerli consolare. La sensazione che si ha alla fine dello spettacolo è di voler cambiare le cose. Si prova un certo astio nel guardare in faccia una parte della quotidianità. Bravissimi nel far dimenticare al pubblico di essere a teatro, per immergerlo totalmente nello spaccato sociale dei tre protagonisti.

Uno spettacolo da vedere e a cui abbandonarsi, con attori giovani molto bravi, una regia pulita e una scenografia essenziale e simbolica della periferia romana.

 

Teatro della Cometa - via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma

Per informazioni: telefono 06.6784380, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario degli spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21.00, il sabato doppio spettacolo ore 17.00 e ore 21.00, la domenica ore 17.00

Biglietti: 22 euro intero, 18 euro ridotto

Spettacolo Convenzionato ATAC: chi si presenta al botteghino con l’abbonamento ATAC o con un biglietto timbrato in giornata, avrà diritto al biglietto ridotto

 

Articolo di: Laura Sales

Grazie a: Ufficio Stampa Maya Amenduni, Margherita Fusi

Sul web: www.teatrodellacometa.it

 

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