Le guerriere di Ippolita - Teatro Le Sedie (Roma)

Scritto da  Martedì, 20 Maggio 2014 

Il 17, 18, 23, 24 e 25 maggio al Teatro Le Sedie è in scena "Le guerriere di Ippolita" di Andrea Pergolari (autore di "Mumble mumble" e "Quarto movimento") con la supervisione artistica di Emanuela Bolco. "Le guerriere di Ippolita" rievoca l’antico mito greco di Ippolita, che trova riscontro nelle dodici fatiche di Eracle ed ha diverse varianti di racconto. Le origini delle Amazzoni, antico popolo di donne guerriere, si perdono nella leggenda, le loro tracce si confondono persino nella storiografia di Erodoto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Le Sedie presenta
LE GUERRIERE DI IPPOLITA
scritto da Andrea Pergolari
con Elisa Angeli, Emanuela Bolco, Carlotta Guido, Priscilla Micol Marino, Mariaelena Masetti Zannini e Gioia Montanari
diretto da Mariaelena Masetti Zannini
musiche di Giovanni Bocci
scene di Erika Cellini

 

 

L'inizio dello spettacolo diretto da Mariaelena Zannini coglie di sorpresa il pubblico. All'uscita del Teatro Le Sedie due delle Amazzoni, Liliana (Carlotta Guido) e Celeno (Elisa Angeli), delimitano con una catena in mano il territorio delle guerriere. Liliana, che è la più giovane delle Amazzoni, nutre molte curiosità sul mondo degli uomini, e mostra un forte desiderio per tutto ciò che pertiene alla realtà del mascolino; al contrario Celeno, fedele ad Artemide, disprezza l'universo maschile e resta fedele alla sua verginità. Dopo uno scambio di battute sugli usi e costumi delle donne guerriere in relazione a quella società patriarcale che rappresenta il mondo civile tanto demonizzato, le due attrici conducono il pubblico nel regno delle Amazzoni.


Ad accogliere lo spettatore nella sala del teatro una sensuale e allo stesso tempo eterea Gioia Montanari, vestita di bianco con una corona di fiori sul capo che la fa sembrare una musa di Apollo. L'attrice interpreta il doppio ruolo dell'amazzone Climene fuggita dai Gargareni (popolo vicino alle Amazzoni, i cui uomini si offrivano di accoppiarsi a loro ritualmente) e della terribile Era, compagna e sorella di Zeus. Climene/Era fa quasi mostra delle sue grazie, sfoggiando la propria femminilità come una prostituta di Amsterdam in una vetrina. Lo spettatore non può che esserne affascinato. La musica che fa da sottofondo a questo inizio ipnotizzante ha un non so che di fiabesco. Siamo nel mondo dei sogni, in una realtà ai confini della realtà, una specie di Eden unicamente femminile. Ci sono palme, foglie, rami che trasformano il palcoscenico in uno spettrale bosco.


Entrano in scena Ippolita (Priscilla Micol Marino) e le Amazzoni Emanuela Bolco (Aella) e Mariaelena Zannini (Alcippe), queste ultime vestite da Dive o cortigiane (le due cose si confondono) degli anni '20/'30 ma forse anche di fine '800. L'una, Aella, si atteggia a maliarda con un incedere felino. L'altra invece, Alcippe, è esagitata, a metà strada tra una Pizia in preda ai propri deliri e una Baccante. Le donne guerriere si ritrovano così a confrontarsi sui propri fantasmi (gli uomini) e il proprio desiderio di femminilità (nell'accezione più ampia del termine). Lo spettacolo attraverso vari registri (il comico, il drammatico, il tragico) porterà le protagoniste a svelare il proprio amore/odio per l'universo maschile (la trovata della palla sostenuta da un bastone è geniale) ma allo stesso tempo a ribadire il proprio amore per un femminile idolatrato (l'amore omosessuale di Celeno per Ippolita).


Le attrici sono tutte molto brave. Ognuna conferisce al suo personaggio la giusta enfasi e intonazione. Mariaelena Zannini è straordinaria come amazzone/pizia con le sue crisi quasi epilettiche e i suoi vaneggiamenti sulla realtà. Emanuela Bolco è ironica e accattivante come Aella. Priscilla Micol Marino è una Ippolita che ricorda la Dea Atena, fiera e altera, sempre misurata, come dovrebbe essere una vera regina. Standing ovation per Gioia Montanari che ci mostra una Era crudele e allo stesso tempo comica, che ironizza col pubblico sulla sua bellezza e si beffa degli uomini (in una recitazione molto cabarettistica in certi momenti). Elisa Angeli, versione dark, è l'unica che mostra una parte maschile da donna guerriera. Carlotta Guido coi suoi volteggi e il suo candore è assolutamente adorabile, farebbe innamorare qualsiasi uomo di sè.


Lo spettacolo dunque risulta godibilissimo. L'incedere del ritmo è perfetto ed il testo chiaro, senza sbavature. Ha il merito di rinfrescare la memoria a chi ha studiato i miti greci a scuola o di aiutare a conoscere un episodio della mitologia greca a chi non abbia ancora avuto l'opportunità di scoprirlo. Nonostante tutto sembri al suo posto c'è però qualcosa che stride. Al di là delle musiche che a un certo punto virano verso atmosfere ridicole. Vuoi per quella chitarrina che subentra negli arrangiamenti e rimanda a una pubblicità sexy dei primi anni '90 di cui non faremo il nome. Vuoi per la canzone, stile cartone animato, che stona parecchio con un mito greco e banalizza il buon lavoro compiuto dalle attrici. Manca inoltre un elemento fondamentale nella messa in scena: la virilità delle Amazzoni.


Nel testo di Andrea Pergolari si da' spazio al pettegolezzo, alla civetteria, alla vanità delle donne guerriere. Ma le Amazzoni sono pur sempre donne che usavano le armi, donne maschili, e per quanto nel testo si indaghi il lato più sentimentale e legato ai sensi, il maschile nella natura delle Amazzoni è un fattore imprescindibile. In nessuno dei personaggi dello spettacolo (eccetto Celeno, il personaggio che lo stesso Pergolari tratteggia con un'impronta più maschile) c'è alcun accenno alla loro virilità (ricordiamo che le Amazzoni si mutilavano una mammella per poter tirare meglio con l'arco ed essere simili ad un uomo). La mancanza del maschile nelle Amazzoni può portare lo spettatore più attento a dire "...tutto molto bello, ma queste non sono Amazzoni. E' vero che sono donne. E' vero che il testo di Pergolari parla di Amazzoni al femminile. E la sensualità in loro può e deve esserci. Ma si parla di Amazzoni." Conclusione: "Le guerriere di Ippolita" non sembrano Amazzoni ma fatine dei boschi o meglio ancora ninfe di Artemide.

 

 

Teatro Le Sedie - vicolo del Labaro 7, Roma
Orario spettacoli: 17, 18, 23, 24 e 25 maggio 2014 - venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: € 10 intero; € 8 ridotto; tessera associativa annuale € 2

 

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Grazie a: Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Sul web: www.teatrolesedie.it

 

 

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