Le donne al Parlamento - Teatro Arcobaleno (Roma)

Scritto da  Sabato, 18 Febbraio 2017 

La Compagnia Castalia, in occasione del 25° anniversario dalla sua nascita, porta in scena un altro grande capolavoro della commedia classica: “Le donne al Parlamento”, di Aristofane, con l’adattamento e la regia di Vincenzo Zingaro. Ne "Le donne al Parlamento", Aristofane affronta temi di grande attualità: la partecipazione femminile al potere politico, la parità dei diritti, la corruzione, l’uguaglianza sociale. Quando la commedia va in scena ad Atene, nel 393 a. C., la città, sfiancata da 40 anni di guerra, è allo sbando materiale e spirituale. In questa situazione, l'autore immagina che le donne, stanche dell'inettitudine degli uomini, attuino un “colpo di stato” e assumano il potere. Una volta al governo, decidono di mettere tutto in comune, abolendo la proprietà privata e la famiglia. Tutti attingeranno in parti uguali al patrimonio collettivo, amministrato dalle donne, che avranno in comune tutti gli uomini e potranno fare figli con chiunque. Ma l’utopia protofemminista dell’eroina Prassagora, non potrà realizzarsi e, in un'esplosione di contraddizioni e comicità, il grande sogno si trasforma in un incubo grottesco.

 

LE DONNE AL PARLAMENTO
di Aristofane
adattamento e regia Vincenzo Zingaro
con Annalena Lombardi, Fabrizio Passerini, Ugo Cardinali, Rocco Militano, Piero Sarpa, Laura De Angelis, Sina Sebastiani, Mario Piana
maschere Carboni Studio
musiche Giovanni Zappalorto
costumi Emiliana Di Rubbo
scene Vincenzo Zingaro
coreografie Ilaria Bianchi
luci Giovanna Venzi
assistente alla regia Virna Zorzan
scenotecnica Lorenzo Zapelloni

 

In una delle tre "metope" (pannelli di pietra scolpiti) del Tempio di Apollo a Selinunte è raffigurato Eracle che tiene legati a un bastone a testa in giù i briganti Cercopi. Secondo la leggenda da quella scomoda posizione i due presero a scherzare con Eracle, divertendolo tanto da convincerlo a liberarli.

L'aneddoto mitologico serve a illustrare la dinamica della farsa che, fin dalle arcaiche origini del teatro, ha sì una funzione di intrattenimento, ma risulta pure utile a risolvere piccoli e grandi problemi individuali e sociali. Infatti la funzione catartica della risata comporta, come tutti sanno, anche una presa di coscienza critica e/o autocritica della realtà.

Con Aristofane la farsa, oltre a riallacciarsi alle originarie tradizioni del teatro delle farse atellane riprendendone anche le maschere e i tipi in un processo di richiami che giungeranno ai "caratteri" della commedia dell'arte, si trasferisce su un piano politico: la società ateniese del tempo viene rappresentata secondo un espediente - quello della "leggerezza", che influenzerà il teatro dai Misteri Buffi a Machiavelli, da Goldoni a Dario Fo - capace di creare una visione diversa, alternativa, dissociata della realtà. E se il mondo, nell'antichità come ai giorni nostri, fosse politicamente alla rovescia, quindi sbagliato e da riportare rivoluzionariamente nella sua giusta posizione?

Se gli uomini si fanno la guerra venerando il dio denaro, la proprietà, non sarebbe allora preferibile una società governata dalle donne dove tutti sono figli di una stessa grande madre natura? Non bisogna sprecare molte parole per comprendere l'attualità del messaggio delle Donne al parlamento di Aristofane: una forte condanna politica e sociale della ricchezza e della proprietà privata, una critica severa dell'ipocrisia paleoborghese che sembra scritta oggi. Anzi sembra scritta addirittura da Marx!

Un'impressione di modernità e freschezza il cui merito va certamente ascritto ad Aristofane, ma alla quale - per dare anche a Cesare quanto gli spetta - pure la versione di Vincenzo Zingaro contribuisce non poco. Del resto, un classico si porta sempre sopra le spalle un carico di polvere dei secoli. Ed anche la storiella aristofanesca, apparentemente di puro intrattenimento, con qualche spunto piccante, corre sempre il rischio di essere ridotta ad un plot un po' facile: le donne si travestono da uomini con tanto di barba e baffi e così, sotto mentite spoglie, riescono a farsi eleggere in Parlamento e cambiare la società imponendo regole di convivenza e di giustizia sociale, di comportamenti etici e morali in cui tutto è in comune, anche l'amore - come nelle più spericolate e affascinanti teorizzazioni del Sessantotto.

E' mia opinione che una trasposizione moderna della spassosa vicenda corra pur sempre il rischio di sfociare in parodia: va bene l'attualità, ma la struttura classica del testo abbisogna pur sempre di un contesto "drammaturgico" che riesca abilmente a glissare l'arcaico col moderno, la forma teatrale greca con l'attualità politica fatta di corruzioni di costumi e valori quale quella che stiamo vivendo. Per intenderci: se si fosse aperta solo la valvola di quest'ultima condizione allora non serviva scomodare Aristofane, sarebbero piuttosto bastati tanti allegri e spassosi spettacolini del vecchio Bagaglino con Oresto Lionello.

Zingaro riesce invece in questa sempre problematica commistione di classico e moderno attraverso uno studio approfondito della farsa antica che viene messa in scena secondo le arcaiche regole e nella rappresentazione etica ed estetica originale: le maschere dello studio Carboni e le scene dello stesso Zingaro trasferiscono lo spettatore su un piano al contempo noto eppure ebbro di suggestioni mitologiche e di richiami all'antichità. Tutto ciò però rimanendo coi piedi ben piantati nella realtà quotidiana, poiché il viaggio con Zingaro non è a ritroso, ma è come se l'elastico del tempo avesse tirato il testo di Aristofane dalla nostra parte al di qua del fiume dei secoli che scorrono.

La regia agile sottolinea con precisione i punti cardine ideologici del testo che gli interpreti fanno veleggiare con leggerezza e spirito accompagnati dalle musiche pertinenti di Giovanni Zappalorto. Costumi adeguati di Emiliana Di Rubbo.

Pubblico divertito e convinto nel plauso.

L'ultima considerazione del critico è: se i classici non ci fossero bisognerebbe riscriverli; ovvero non si vive di soli classici, ma pure non si vive senza di essi.

 

Teatro Arcobaleno - via Francesco Redi 1/a, 00161 Roma (via Nomentana angolo Viale Regina Margherita)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4402719, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al mercoledì dalle ore 10,30 alle ore 13, dal giovedì al sabato dalle ore 10,30 alle ore 13, dalle ore 15 alle ore 19; la domenica (quando c'è spettacolo) dalle ore 16 alle ore 19
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21.00; domenica ore 17.30
Biglietti: intero €19.00 + €1.00 prevendita; ridotti €15.00 (Metrebus, Bibliocard, Over 65, Cral e Associazioni) e €13.00 (Studenti) + €1.00 di prevendita

Articolo di: Enrico Bernard
Sul web: www.teatroarcobaleno.it

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