Le Cirque Invisible - Auditorium Parco della Musica (Roma)

Scritto da  Carmen Albanese Lunedì, 17 Dicembre 2012 

“Le Cirque Invisible”, dall’ 11 al 23 dicembre all’ Auditorium Parco della Musica…quando è il circo nella sua essenza più pura a farsi protagonista…visibile, attraverso ciò che solitamente non lo è. Se il piccolo principe diceva che l’ essenziale fosse invisibile agli occhi, grandi e piccini, riuniti nell’ entusiasmo che annullerà le differenze di età in libere risate senza fine, potranno assaporar la magia del circo nella sua natura più pura, fino a farne emergere, raffinatamente, l’ umorismo più sotteso.

 

 

 

 

 

 

LE CIRQUE INVISIBLE
di e con Victoria Chaplin e Jean-Baptiste Thierrée

 

 

Con Victoria Chaplin (sesta figlia del padre Charlie) e Jean-Baptiste Thiérrée assisteremo infatti al lato più fine del circo, che estrae dalla sua stessa natura i fattori distintivi, rimpicciolendone ed al contempo amplificandone la spettacolarità. Più che il gusto del record, del pericolo, della risata e della performance da urlo ma attendibili nel circo più diffuso, il Cirque Invisible si fa momento di altissimo livello teatrale, nella tecnica che pur non escludendo impressionante abilità fisica, una volta centrate le forme tipiche gioca sul mostrarcele in un’ ottica in cui poesia ed ironia si uniscono quasi a straniarsi dallo stesso. Con esso cioè il circo perderà lo sfarzo più sgarbato del termine per mostrare i suoi tratti distintivi velati dalla grazia che da anni la coppia porta ad avvolgere lo spazio teatrale. Una grazia che filtrando il raffinato, svelerà i punti deboli del circo rendendoli motivi di cortese comicità.
Se il pagliaccio è la figura dal naso rosso che associamo al circo, qui troveremo invece un clown, nel senso più gentile del termine. Se lo scopo dell’ equilibrista è solitamente per lo più quello di esibire la propria abilità, qui l’ attività si fa arte, nel flusso di immagini ed espressioni che da una corda sospesa per aria parte soltanto, per poi rendersi mezzo diretto in uno e più altrove, dall’ aria all’ acqua, mentre l’ equilibrista più che per la mera difficoltà dell’ esercizio ci stupisce nelle continue forme create, donando ai momenti di maggiore suspance un’ aura di poetico umorismo. La comicità è tutt’ altro che imposta, lo spettatore sarà libero di partecipare o meno ai giochi proposti, o di entrare negli universi di cui aprono le porte, i quali quasi si distaccano dall’ essenza da cui paiono provenire per farsi perspicace beffa di sé, della radice circense più prevedibile. Jean Baptiste Thiérréè è il clown delicato che, più persona che pagliaccio, prende solo apparentemente le vesti di quest’ ultimo per poi costruire la sua comicità proprio sull’ ironia che più che tra un gioco e l’ altro, vien a crearsi proprio sul gioco stesso, ridicolizzando gli aspetti più finti della spettacolarizzazione e concedendo al pubblico catartiche risate.
E’ un circo poeticizzato e comicizzato, che cela talmente bene le fragilità del classico luogo di riferimento, da ricrearne uno impeccabile e, in un’ arte della finzione ben più elevata, seppur molto più sincera. Il Circo Invisibile si fa tale proprio nella minuziosa e appunto quasi impercepibile abilità di non lasciar nulla al caso…quello circense non è qui un insieme di performances tra loro staccate e dai protagonisti quasi indipendenti: il Cirque Invisible, portando al minimo gli aspetti più drastici del circo, si costruisce proprio sulle intriganti ed affascinanti dinamiche di ciò che ne resta protagonista, ma ci vien finalmente mostrato sotto un punto di vista completamente diverso. Cosicché anche un coniglio, terminato il gioco di prestigio, non resti mai casualmente dove capiti dopo il “lavoro” al quale i numeri circensi sottopongono gli animali. Qui la sua presenza scenica verrà trattata quasi alla pari di un qualsiasi attore, sorretta dalla creatività che su di essa comporrà momenti tra i più apprezzati. L’ inconveniente, o “non conveniente” diventerà anzi così il terreno più fertile ai momenti di maggiore divertimento. Esso non ha più bisogno di essere celato, l’ intelligenza teatrale di questi grandi artisti lo vestirà di tecnica e fantasia fino a farne la vera azione scenica, che spettacolarizzando gli aspetti meno considerati del circo-tipo svela con sottigliezza le proprie contraddizioni e debolezze, e laddove esso non è che l’ ennesimo riflesso di un mondo reale, ideale, sociale, individuale, attuale e universale.
Nonostante questo, il clima surreale che regalerà al pubblico un’ esperienza piacevolmente onirica lascia spazio a interpretazioni di ogni tipo…momenti non-sense potrebbero essere vissuti come fiabeschi, e altri più realistici si vestono di gusto extra-quotidiano. E d'altronde, più che staccarsi dal circo nel concetto più popolarmente diffuso del termine, il Circo Invisibile in un mondo a noi ancora non visibile, probabilmente l’ ha solo trovato nella forma più preziosa. Eppure questo spettacolo rappresenta uno scrigno di spunti ed input per ogni giovane attore, ma ancor di più per il teatrante nel senso più vasto del termine. In questo senso il costume cessa di essere solo un elemento decorativo o funzionale alla performance ma prende anch’ esso vita facendosi contemporaneamente (e in tutti i sensi possibili e difficilmente immaginabili) fautore della vita dell’ attore stesso, che è solo insieme ad esso che partorirà (o sarà partorito da) incredibili nuove creature. L’ invisibile, ciò che spesso viene grossolanamente coperto o lasciato in secondo piano tra la plastica ed i fumi dei circhi, si fa qui il protagonista che trova la sua forte comicità proprio nel contrasto con la sua presunta inadeguatezza scenica. Così il coniglio che da anni vive tra scatolette e cilindri potrà esser messo alla prova davanti ad un libro, la marionetta si ribellerà al suo marionettista, ed il burattino deciderà di prenderne le redini, in un contesto in cui tutto potrà esser percepito come fortemente critico e/o simbolico pur senza volerlo sempre esplicitamente essere. Nel mondo ideale (o più reale che mai?) le oche stesse da oggetto di numeri tipici arriveranno a dirigere un’ orchestra, e gli animali più grandi non saranno più lo spettacolo ingabbiato per gli occhi più assetati di sadico spettacolo, perché qui l’ attore stesso deciderà di prenderne il posto, ricreandosi in forme animali sempre più soprendenti, attraverso un uso del proprio corpo mozzafiato ma silenzioso, che non fa delle proprie capacità motivo d’ eccentrica imposizione, ma le rende umilmente e grandiosamente funzionali al lavoro di messa in scena. Questa, nel celare il complesso motore da cui è prodotta, si offre al pubblico quasi minimalisticamente, nella selezione dei fitti momenti tanto curati nel dettaglio quanto apparentemente naturali e semplici. In questo senso l’ attenzione al particolare risulterà fondamentale, se tutto viene rimpicciolito, il particolare amplificherà al massimo le sue potenzialità, trovando “spettacolo” nei luoghi e nelle forme più inattese. Nel caso di Jean Baptiste è ravvisabile un english humour di sapore Monty Python oltre ad uno stile tutto proprio, dove la risata è spesso il prodotto della parte più piccola di varie entrate a “tema” (spesso connesse alla natura), in cui colori, fantasie ed oggetti convergono in un personaggio che trova nella sua stessa suggestiva presenza i compagni del suo percorso. Cosicché, mentre il punto di vista dell’ attore pare palesarsi in “inconvenienti” stavolta sapientemente studiati prima d’ esser umoristicamente condivisi, il punto di vista dell’ attore arriverà talvolta ad intrecciarsi con quello del pubblico, offerto allo spettatore, mentre un costume intero sarà funzionale all’ azione di una minima parte di esso, o ancor meglio di un’ azione che non avverrà mai! Le aspettative vengono capovolte e sempre sollecitate, due scarpe si faranno cantanti, iconografie pittoriche si mischieranno a sorprese comicamente spiacevoli, dove il pubblico ritroverà una buona dose di sarcasmo, oltre che l’ aspetto dello scherzo che farà ridere a squarciagola i bambini.
Il fumo dal profumo di capannone che da decenni, al circo, oltre a terrorizzare i piccoli continua a nauseare gli adulti, non sarà più pronto a stordire il pubblico ma osservato da lontano, uscendo qui da una valigia simile alla borsa di Mary Poppins, dalla quale sarà di volta in volta il singolo semplice oggetto a provocare una risata dopo l’ altra, tanto più forte quanto comune sia il suo uso e decontestualizzata la sua presenza.
Ma sarà con la Chaplin che l’ oggetto prenderà vita e paradossalmente lo spettacolo forma poetica più soave. Insieme ad esso, stoffe, materiali, luci e movimenti sposandosi alla musica dilateranno il tutto. A spiccare al centro due occhi azzurri sempre vispi e fortemente diretti, leggeri tra il romantico e il sarcastico (sembran riportar in vita il padre della grande artista), danno vita alla bambolina di un carillon in continua trasformazione. Un corpo che pare talvolta tacere il mistero della propria assenza gravitazionale, in una leggiadria che si sottrae alle sue leggi, in misteriose forme che non si lasciano catturare nel loro sforzo ma solo nel risultato, adattandosi ad oggetti man mano più incredibilmente piccoli. Eppure la particolarità delle sue performances consisterà proprio nel condividere il proprio momento di nascita, ovviamente rendendolo spettacolo. Pur nella maestria del suo celarne i “trucchi”, elementi scenografici o costumistici, spesso subordinati all’ attore, qui perderanno la loro invisibilità per farsi essenziali concorrenti alla magia scenica. E’ il processo di creazione il vero momento di spettacolarizzazione del Cirque Invisible, per quanto anch’ esso sia altissimo punto d’ arrivo di un lavoro apparentemente invisibile ma necessariamente presupposto di dinamiche tanto precise. A questo proposito impressionante risulterà la performance “delle ruote”…esempio più estremo di una poesia resa da oggetti impensabili a tal fine, insieme alla luce dei fari blu che lo sguardo della Chaplin apre tra i metalli. Ma d’ altra parte non son da meno le scene composte da materiali di natura opposta, ove stoffe e suppellettili si accorpano a musica ed azione in una bellezza che nella sua semplicità ed armonia del gusto lascia a bocca aperta. Se non sempre “teatro” corrisponde a “spettacolo” nel senso più pieno del termine, qua ne troviam forma pura. Lo stile personalissimo del duo e le tematiche inafferrabili lo renderanno privo di limiti temporali, e tutti gli elementi, dal più naturale al più artificiale, conviveranno pacificamente in una compensazione reciproca, durante un flusso continuo ed armonico, dal forte sapore orientale che non rinuncia a quello urbano, sottraendosi alle tendenze diffuse dal mondo del circo più commerciale a quello del teatro di ricerca, in un genere scollato dalle mode del momento e sempre stupefacente.

 

 

Auditorium Parco della Musica (Sala Petrassi) - viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma
Per informazioni e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica 16 e 23 ore 18, lunedì 17 riposo
Biglietti: posto unico 25 euro, ridotto ragazzi (under 16) 8 euro; speciale famiglia adulti 17 euro, ragazzi (under 16) 8 euro; ridotto gruppi su prenotazione 18 euro a persona (minimo 10 persone)

 

 

Articolo di: Carmen Albanese
Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio stampa Auditorium Parco della Musica
Sul web: www.auditorium.com

 

 

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