Le Bisbetiche Stremate - Teatro Golden (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 04 Ottobre 2017 

Ironico e tagliente più che mai, l’affiatato trio composto da Giulia Ricciardi, Federica Cifola e Beatrice Fazi torna ad esibirsi per parlare delle simpatiche manie del mondo femminile. «Le Bisbetiche Stremate» è il titolo del lavoro che vedrà impegnate le dinamiche attrici nell’ originale spazio del Golden fino al 15 ottobre. La firma registica, di per sé una garanzia, è quella di Michele La Ginestra.

 

Teatro 7 presenta
LE BISBETICHE STREMATE
di Giulia Ricciardi
regia Michele La Ginestra
con Giulia Ricciardi, Federica Cifola e Beatrice Fazi

 

Vivaci, allegre e taglienti più che mai, le “stremate” sono di nuovo in scena con un allestimento che, pur essendo incentrato sulle piccole e grandi idiosincrasie del mondo femminile, impregna l’impalcatura narrativa con tematiche d’attualità come il razzismo, l’atteggiamento sospettoso nei confronti di chi è diverso, la tendenza a ragionare per pregiudizi e preconcetti, l’attitudine a criticare in modo gratuito, le preoccupazioni di una maternità tanto agognata ma non ancora compiuta, le insoddisfazioni connesse alla quotidianità. Ad ospitare tale commedia dalle tinte rosa è la cornice del Teatro Golden, dove le tre protagoniste - Marisa, Mirella ed Elvira - danno sfogo a frustrazioni, ansie ed aspirazioni più o meno esplicite.

«Le Bisbetiche stremate», che ha debuttato il 26 settembre sul palco di via Taranto dopo la felice esperienza sperimentata nel corso della passata stagione presso il Teatro Sette, è un concentrato di equivoci, di umorismo, di risate. Ma la padrona di casa, senza alcun dubbio, è sempre e solo l’ironia. L’impianto della sceneggiatura targata Giulia Ricciardi è puntellato qua e là da argomenti legati alla cronaca, regalati allo spettatore come pezzetti di vita su cui riflettere.

La piacevole pièce rappresenta una sorta di sequel di «Parzialmente stremate» e «Stremate dalla Luna» e costituisce una felice tappa nel percorso di queste esuberanti amiche, un po’ sagge e un po’ pazzoidi, che proseguirà con «Tre stremate e un maggiordomo», in replica dal 21 novembre sul palco diretto da Michele La Ginestra.

Giulia Ricciardi nei panni di Mirella, Federica Cifola in quelli di Marisa e Beatrice Fazi, interprete di Elvira, confermano di essere un trio ben affiatato che può raggiungere il pubblico in modo diretto ed immediato. A valorizzare la loro performance è lo stesso La Ginestra che accorda il tutto con la sua inconfondibile impronta registica, fissando la dosatura delle battute e infondendo il giusto ritmo ai tempi comici.

L’autrice, Giulia Ricciardi, racconta qualcosa di più dello spettacolo.
E dunque, ci si chiede, nel nuovo «episodio», qual è l’elemento che strema le tre donne?
«Come sempre, parliamo di persone “stremate” dalle loro stesse vite, dai propri uomini, e dall’universo maschile più in generale».

Come si sviluppa la trama?
«Sul palco siamo Federica Cifola, Beatrice Fazi ed io. Non ci sono uomini. O meglio, un personaggio maschile c’è, ma non si vede…ed è a lui che combiniamo di tutto. È la storia di tre donne che vanno in vacanza e si trovano in un albergo di Vico Equense: Elvira, che finalmente è rimasta incinta, desidera andare lì per trascorrere il Ferragosto, ma non vuole rimanere da sola. Il problema nasce dal fatto che la gravidanza è frutto di un’inseminazione artificiale e l’uomo che ha donato il seme è un islamico riuscito a manomettere l’archivio della clinica per risalire alla portatrice del suo bambino, anzi dei suoi bambini. La vicenda prende avvio da un equivoco: Marisa colpisce un cameriere pensando che sia un terrorista, perché le è sembrato di sentirgli pronunciare l’espressione “Allah Akbar” quando invece il ragazzo aveva semplicemente detto, in dialetto, “A là sta ‘o bar”, indicandolo. Così, prende avvio una sorta di giallo».

Ma affronti anche altri temi, non solo le questioni connesse al rapporto fra mondo femminile e maschile.
«Sì, certamente. Parlo del razzismo, del qualunquismo, della facilità con cui diamo giudizi nei confronti di persone appartenenti ad un’altra etnia o che professano un’altra religione».

«Le Bisbetiche stremate» non vede la presenza dei due personaggi di Silvana e di Filomena, che invece avevano un ruolo importante nei precedenti lavori.
«La nostra è un’operazione seriale, per cui manteniamo gli stessi personaggi, ma le storie evolvono. Al momento non sappiamo dove sia Silvana…diciamo che è nella sua vita, poi si vedrà. Ora la storia è incentrata su noi tre».

E come proseguirà?
«Nella prossima rappresentazione, “Tre stremate e un maggiordomo”, Marisa deciderà di abbandonare tutto e di andare a vivere da sola. L’idea di base vuole affrontare il discorso dell’esigenza di un riscatto nell’indipendenza. Ci sarà, per la prima volta, un personaggio maschile, interpretato da Fabrizio Giannini».

Tu rivolgi sempre una grande attenzione al mondo femminile. Ma qual è la chiave con cui lo guardi e lo racconti?
«Senza alcun dubbio, è l’ironia, anche perché se volessimo parlare seriamente della vita delle donne ci sarebbe ben poco da ridere. Viviamo in una condizione di drammaticità assoluta, per i ritmi cui siamo tutte sottoposte, per i tempi degli impegni, per questa parità equivocata. Alla fine, possiamo dire che ci siamo appropriate di ruoli che non ci appartengono: siamo costrette a fare le “maschie” quando invece dovremmo valorizzare il nostro ruolo femminile. Sarebbe meglio parlare di parità di dignità, di opportunità, non serve a niente la simbiosi con l’uomo. E poi, tale situazione alla fine ci porta a sperimentare quelle patologie che un tempo erano tipicamente maschili…lo stile di vita è simile, e si finisce per prendere tutto il pacchetto. Ciascuna di noi dovrebbe restare nel proprio modo di essere, senza sconfinare».

E se il discorso non venisse affrontato con ironia…
«…sarebbe un dramma. Solo apparentemente siamo sullo stesso livello dell’uomo, tant’è vero che continuiamo a parlare di quote-rosa come se dall’altro lato esistessero le quote-celesti. Non ha senso».

Nella commedia ci sono tre donne con nomi particolari che, per quanto belli, sembrerebbero un po’ demodé. Qual è l’obiettivo? Scatenare una battuta oppure dire qualcosa di più?
«Nel mio teatro ogni cosa ha un significato, anche quello relativo alla scelta dei nomi che ho voluto classici, quasi antichi direi. Viviamo in un mondo fatto di Chanel, di Chantal e ci siamo dimenticate dei nostri nomi, di quelli che appartengono alla tradizione, alle nonne. Ho voluto calcare la mano su tale elemento per dire che le tre protagoniste sono radicate fortemente nella nostra realtà. Ovviamente, ciò scatena anche la battuta, l’ilarità».

Come nasce l’idea di scrivere un testo così concentrato sul mondo femminile?
«Guardando le mie amiche. Alcune di loro mi minacciano anche, tremano al pensiero che possa mettere sul palcoscenico le loro confidenze. Altre volte attingo ad un vissuto più personale. Porto in teatro caratteristiche che appartengono un po’ a tutte noi. In fondo, l’umanità quella è».

Oltre ad essere “stremate” voi, avete stremato qualche altra persona? Penso in particolare al regista, unico uomo del gruppo…
«Beh sì, il povero Michele (La Ginestra, ndr)! Si sta ancora chiedendo perché ha deciso di partecipare al progetto…lo abbiamo stremato abbastanza. Ma, al di là degli scherzi, è tutto molto piacevole, ci si strema allegramente»

Qual è un bel sogno di Giulia Ricciardi?
«Dunque, non è facile…sono in una fase della vita in cui ho un po’ di difficoltà a descrivere un particolare desiderio. Vorrei che il mio lavoro servisse a qualcosa, a qualcuno. Quando posso realizzo spettacoli di beneficenza, e mi piacerebbe riuscire a farlo in misura maggiore, al servizio di cause importanti».

 

Teatro Golden - via Taranto 36, 00182 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/70493826, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21 (sabato 30 settembre e sabato 11 ottobre ore 17), domenica ore 17, lunedì e mercoledì riposo
Biglietti: intero € 26 (+ € 4 diritto di prevendita), ridotto € 22 (+ € 3 diritto di prevendita)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Daria Delfino, Ufficio stampa Teatro Golden
Sul web: www.teatrogolden.it

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