Le Baccanti - Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Lunedì, 05 Dicembre 2016 

Dal 16 al 26 novembre al Teatro Menotti di Milano è andato in scena “Le Baccanti”, con la regia di Daniele Salvo, ultima tragedia scritta dal drammaturgo greco Euripide prima della sua morte, nel 407-406 a.C., incentrata sulla figura del dio Dioniso e delle sue seguaci, appunto, le Baccanti.

 

La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello, Tieffe Teatro Milano e Teatro di Stato di Constanta (Romania) presentano
LE BACCANTI
Dionysus il Dio nato due volte
di Euripide
regia Daniele Salvo
scene Michele Ciacciofera
costumi Daniele Gelsi
musiche originali Marco Podda
luci Valerio Geroldi
videoproiezioni Paride Donatelli
maschere e trucchi Creafix Firenze
assistente alla regia Alessandro Gorgoni

Personaggi e interpreti:
Dioniso - Daniele Salvo
Agave - Manuela Kustermann
Cadmo - Paolo Bessegato
Tiresia - Paolo Lorimer
Penteo - Diego Facciotti
1° Messaggero - Simone Ciampi
2° Messaggero - Melania Giglio
Baccanti - Giulia Diomede, Giulia Galiani, Annamaria Ghirardelli, Melania Giglio, Francesca Mària, Silvia Pietta, Alessandra Salamida

 

La tragedia si apre con un prologo recitato dallo stesso Dioniso, che è tornato a Tebe, la città dove regna la dinastia cui apparteneva anche Semele, la sua madre mortale, per affermare la sua divinità con le buone o le cattive maniere. Le sorelle di Semele, infatti, si rifiutano di riconoscere la natura divina di Bacco, così come si rifiuta di farlo il cugino Penteo, re di Tebe. A questo scopo il dio ha infettato tutte le donne della città con il germe della follia; si sono dunque trasformate in Menadi e si sono ritirate sul monte Citerione per celebrare i riti misterici di Dioniso. Penteo, però, non si convince della divinità del cugino, anche se la sua stessa madre, Agave, e le sue zie fanno parte della cerchia delle Baccanti, e lo considera uno stregone o un demone che è riuscito ad adescare le donne tebane e a rapirle alle loro case e ai loro telai. Cattura quindi Dioniso, ma fallisce nel tenerlo prigioniero, perché il dio scatena un terremoto che fa crollare la reggia; nel medesimo tempo, le Baccanti gettano scompiglio nelle città e nei villaggi vicini e squartano a mani nude il bestiame dei pastori, mangiandone poi le carni crude. La notizia di queste atrocità e dei miracoli compiuti durante i riti colpiscono Penteo, che si fa convincere da Dioniso a vestirsi da donna, per spiare le Menadi da vicino e assistere ai misteri. Le intenzioni del dio del vino, però, sono tutt’altro che benevole nei confronti del cugino mortale, che infatti verrà scoperto e aggredito dalle Baccanti, aizzate proprio dal loro signore, che lo squarteranno. Sarà la stessa Agave a riportare a Tebe la testa di suo figlio, infilata su una picca.

I personaggi della tragedia rappresentata al Menotti si muovono su una scena scarna, dai toni neutri che ben si prestano alle proiezioni gettate sul fondale di scena e sull’unico elemento di arredo, una protuberanza di forma irregolare, una duna o una cima di altipiano, che probabilmente simboleggia il monte Citerione, sede dei riti dionisiaci. Anche i costumi hanno toni neutri: nero per Dioniso e Penteo, bianco per Tiresia e le Baccanti, che appaiono come vere e proprie creature di un altro mondo, vestite di lunghe tuniche con spacchi profondi, che sembrano tessute con un misto di materiali diversi, e con le seriche chiome ribelli sormontate da palchi di corna. L’utilizzo di trucchi marcati e maschere incrementa poi l’aspetto onirico e primitivo della tragedia.

Nelle note di regia Daniele Salvo specifica che l’intento dello spettacolo è indagare nel mistero dionisiaco, immergersi, insomma, nel lato profondo, oscuro e potentemente irrazionale del nostro animo, quel lato che oggi come nella Grecia delle poleis si tenta di sopprimere e obliare sotto strati di comportamenti e rapporti convenzionali. La violenza e la primitività dello spirito dionisiaco sono evocati da scene e costumi, ma soprattutto sono resi dalle musiche incalzanti che supportano i movimenti continui degli attori e l’intenso lavoro vocale degli interpreti. Lo stesso Salvo, d’altronde, studia l’aspetto vocale e del suono da venticinque anni, in stretta collaborazione proprio con il foniatra e compositore Marco Podda, che è autore delle musiche dello spettacolo. I versi della tragedia - alcuni mantenuti in greco antico, come collegamento all’arcaicità del culto bacchico - sono recitati in tono perturbante, estremo, con frequente utilizzo di false corde e falsetti che sottolineano la semantica della parole e ne aumentano il potere emotivo.

Dioniso, portato in scena da Daniele Salvo, si mostra a noi come un dio volubile, serpentino, che passa dall’ira repressa e dal sentimento di vendetta all’atteggiamento derisorio con il variare di tono della bellissima voce dell’attore e regista, che ora è cavernosa e profonda, ora è leggera e quasi canterina. Il Penteo di Diego Facciotti entra in scena come un giovane leone, conquistando immediatamente l’attenzione del pubblico, ma forse è troppo furioso e costituisce il punto debole dell’intera messa in scena. Sguaiato fin dall’inizio, il re di Tebe non riesce a fungere da contraltare della ragione e della logica alla follia divina, che sembra quasi risucchiarlo ben prima della sua tragica fine. Com’è giusto, le vere protagoniste della scena sono le Baccanti, con le loro nenie ipnotiche, i loro vocalismi arcani e i parossismi religiosi che inquietano nel profondo, perché sono prova della vera libertà espressiva, priva dei vincoli imposti dalla società. È per queste Menadi sfrenate e demoniache che seguiamo le vicende della tragedia fino alla sua conclusione, con l’urlo lacerante di Agave, che, rinsavita, si accorge di tenere tra le mani la testa del figlio. Un urlo che squarcia l’aria e arriva dritto al cuore dello spettatore, provocando finalmente quella catarsi, obiettivo ultimo della tragedia greca.

Note:
Dioniso: Dio del vino, dell’estasi e dell’ebrezza dei sensi. Secondo la mitologia greca, è figlio di Zeus e di Semele, figlia di Cadmo, re di Tebe. Spinta dalla gelosia delle sorelle, che stentano a credere che l’amante della donna fosse nientemeno che il padre degli dei, Semele chiede a Zeus di mostrarlesi nella sua piena forma divina, che nessun mortale può contemplare. La ragazza prende infatti fuoco e Zeus riesce appena a salvare il figlio che portava in grembo, cucendolo nella sua coscia, fino al termine del periodo di gestazione.
Bacco: Altro nome di Dioniso
Menadi: Altro nome delle Baccanti
Poleis: Le città stato dell’antica Grecia

Teatro Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20.30, domenica ore 16.30
Biglietti: intero 26,50 € (25,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto over/under 14,00 € (12,50 € + 1,50 € prevendita), ridotto convenzionato aziende, cral etc.16,50 € (15,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto studenti e associazioni 11,50 € (10,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto operatori 6,00 € (5,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche mattinée 10,00 € (9,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche serale 11,50 € (10,00 € +1,50 € prevendita)
Durata: 110 minuti senza intervallo

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio stampa Teatro Menotti
Sul web: www.teatromenotti.org

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